Qingdao è una metropoli da dieci milioni di abitanti sulla costa settentrionale della Cina che ha costruito la sua storia attorno ad uno strano binomio: birra e tecnologia.
Della prima si intravedono le tracce nell’architettura in stile eclettico-europeo della parte storica dove gli anni della dominazione tedesca all’inizio del ventesimo secolo hanno lasciato in eredità viali alberati dal sapore bavarese e una fabbrica di birra, oggi museo, dal quale è partita la produzione del marchio “Tsingtao” ad oggi impresso sulle bottiglie delle lager nei ristoranti cinesi di mezzo mondo.
Ma se il passato della città fonda le radici nel colonialismo europeo, il futuro ha le silhouette dei grattacieli della skyline in continua evoluzione che affaccia sul Mar giallo. Ed è qui che il secondo elemento, la tecnologia, ha legato indissolubilmente il suo nome alla città. Molti dei palazzi che svettano in giro per la città sono stati costruiti da Hisense, multinazionale conosciuta in Europa principalmente per la produzione di apparecchi elettronici ed elettrodomestici.
Locale, globale
Fondata nel 1969 col nome Hongdeng, "Lanterna Rossa", e un logo dallo stile propagandistico, si trasforma poi nella Qingdao General Television Factory ed è grazie alla collaborazione con il gigante Panasonic che si specializza nella produzione di Tv.
Il nome che conosciamo oggi arriva nel 1995 assieme all’acquisizione di altre aziende cinesi specializzate in elettrodomestici. Ma è negli anni 2000 che, grazie anche all'apertura della Cina verso i mercati globali, dalla produzione per conto terzi (OEM) si inizi a puntare sempre più sul proprio marchio.
La spinta verso l’estero è forte e la crescita vertiginosa degli ultimi anni si è materializzata nell'inaugurazione avvenuta qualche mese fa di un nuovo quartier generale composto da tre grattacieli di 35 piani l’uno: due edifici in più rispetto alla sede precedente.
“Seguiamo la regola ‘Pensa globale, agisci locale’ - afferma Wood Bi, vicepresidente International di Hisense - Nel 2024, il nostro fatturato estero ha raggiunto i 14 miliardi di dollari, pari al 46,3% del fatturato totale. Ma la nostra globalizzazione non riguarda solo l'espansione del business; è una mossa strategica per diventare un marchio di livello mondiale”.
E l’espansione (oggi si contano circa 100mila dipendenti in tutto il mondo) è visibile anche camminando per la città dove l'azienda, con un approccio che ricorda le grandi fabbriche del primo ’900 italiano, ha costruito interi quartieri per i lavoratori con tanto di musei sulla storia della marchio ed strutture riqualificate e trasformate in scuole.
Un’altra idea della Cina
L’obiettivo è far conoscere la storia del brand e la sua visione. “Il problema - spiega Wood Bi - è che le persone non sanno chi siamo, quindi ora puntiamo a promuovere i nostri prodotti, ma anche la nostra storia”.
L’obiettivo a lungo termine è quello “di superare il pregiudizio sui beni tech provenienti dalla Cina che li vuole a basso costo e di scarsa qualità.
Dobbiamo puntare sui dettagli migliorando la user experience dei dispositivi e l’efficienza energetica dei device più piccoli”.
Per cambiare la percezione, il marchio intende proporre prodotti di alta qualità in una fascia di prezzo medio-alta, il segmento che al momento sta crescendo di più.
Tra questi spicca la tecnologia ULED pensata per guidare i display su soluzioni rivolte sempre più verso l’efficienza energetica e la protezione della vista e che nel 2024 ha portato l’azienda all’essere il primo marchio a livello mondiale per unità vendute.
Inoltre, a breve, sul mercato sarà lanciato il TV 116" della serie UX che, oltre ad essere il più grande Lcd in circolazione, avrà integrata anche la tecnologia RGB MiniLed e il chipset H7 AI PQ segnando un’evoluzione rispetto alla tradizionale retroilluminazione bianca.
Grazie a questa innovazione, alla tradizionale luce bianca, si sostituisce una retroilluminazione “colorata” che amplia la gamma cromatica e alimenta la saturazione dei colori con una luminosità di picco di 10.000 nits. Inoltre,rispetto ai TV QD-OLED e ai tradizionali Mini LED, i dispositivi consentono un risparmio energetico del 20%.
Una città nella città
Per assistere all’assemblaggio di questi nuovi apparecchi bisogna spostarsi verso ovest percorrendo per circa trenta minuti la strada litoranea. Qui sorge la fabbrica Hisense riconosciuta dal World Economic Forum a ottobre come una "Lighthouse factory”, una struttura ad alta automazione con un occhio puntato verso l’efficientamento energetico.
Si tratta di una cittadella di 26,6 km2 con strade, capannoni e pali della luce su cui campeggiano le foto degli “impiegati del mese”.
Delle 40 linee di assemblaggio attive dalle 7 alle 23, 25 sono dedicate ai televisori con circa 2.000 addetti che si alternano in turni di 8 ore.
Nell’aria gli altoparlanti diffondono musica, un modo per “alleggerire” il lavoro ripetitivo di assemblaggio: ma il pop cinese unito al rumore dei macchinari in azione rischia di sortire l’effetto opposto.
Il processo è largamente automatizzato e un monitor in costante aggiornamento mostra dati su produttività e consumo energetico: si tratta di 120-150 televisori all’ora, con un massimo di 180.
Per un totale di circa 14 milioni di dispositivi all’anno. Un fiume di prodotti destinati in larga parte al mercato estero. Anche italiano.
Da Qingdao a Milano
Milano e l’Italia sono strategiche per l’azienda che dal 2019 è passata da 30 a 300 dipendenti e che dal 2022 ha registrato un aumento di fatturato anno su anno del 32,2% nel 2023 e del 16% nel 2024.
“Quando sei anni fa sono arrivato in Italia, nessuno ci conosceva - racconta Jiatao Pan, vice general manager di Hisense in Italia- Sono stati anni duri, ma oggi stiamo prendendo fette importanti di mercato che si consolidano nel tempo”. A settembre in Italia arriveranno le prime Tv con la tecnologia RGB MiniLed, cerchiamo di posizionarci come un brand innovativo a prezzi abbordabili”.
Oltre alla tecnologia, l’azienda ha messo in campo anche una forte strategia di marketing mirata a far conoscere il brand anche in “Occidente”.
E per farlo negli anni scorsi ha deciso di sponsorizzare squadre di calcio (Inter, Milan, Psg, Real Madrid), eventi FIFA e Nba, ma anche eventi più “locali” come il Fuori Salone o la Milano Football week.
Trump non fa paura
Lo sguardo della governance di Hisense ha un orizzonte globale. Oltre al polo di Qingdao, la multinazionale conta altri 35 siti industriali, di questi 19 all’estero.
La maggior parte si dividono tra Europa e America, mentre la ricerca e sviluppo è presente in 31 poli con 16mila addetti sparsi in tutto il mondo.
Ed è dall’altra parte del Pacifico che potrebbe arrivare il maggior ostacolo di questa visione. Eppure, qui, i dazi minacciati da Trump per penalizzare in particolar modo le merci cinesi non sembrano preoccupare.
Anche grazie a una supply chain su scala globale costruita negli ultimi cinque anni con stabilimenti in Messico e Vietnam e una produzione tale da coprire l’intero mercato Usa. Un modo per aggirare e non impattare sul prezzo finale del prodotto
“Trump è imprevedibile - afferma Wood Bi -. Nessuno sa effettivamente cosa succederà. Intanto per gli europei non cambierà molto. I nostri componenti arrivano in gran parte da Taiwan, altre parti dalla Cina o dalle aziende locali nei diversi paesi, quindi al momento credo che l’impatto sarà marginale”.
Sebbene sia difficile interpretare se e come gli scenari geopolitici impatteranno sul mercato globale, la sensazione è che la storia di questo marchio partito costruendo piccole radio a Qingdao abbia ancora molti capitoli da scrivere.