Gli escursionisti tendono ad addentrarsi in zone scarsamente coperte dalle reti mobili, aspetto da non trascurare soprattutto quando c’è bisogno di richiedere l’intervento di soccorritori.
Ma l’intelligenza artificiale può rivelarsi anche in questo caso uno strumento utile: e non in un futuro ancora da stabilire, ma già oggi le operazioni di soccorso coadiuvate dall’IA diventano più veloci e precise.
Tra chi fa uso delle tecnologie più avanzate c’è anche Il Corpo nazionale Soccorso alpino e Speleologico (CNSAS) che ha la sede centrale a Milano ma è presente in tutta Italia.
L’IA al servizio degli escursionisti dispersi
Lo scorso luglio, il Soccorso alpino ha ritrovato il corpo di Nicola Ivaldo, un medico ligure disperso sul Monviso e di cui non si avevano più notizie dalla metà di settembre del 2024, ossia da circa dieci mesi. La ricerca è stata effettuata usando un’IA che ha esaminato migliaia di immagini scattate da un drone fino a individuarne una in cui appariva il caschetto dell’uomo, facilitando così le operazioni di recupero.
Le operazioni sono iniziate il 29 luglio e sono state concluse in circa tre giorni, tempo impiegato per scattare ed esaminare gli oltre 2.500 fotogrammi di un’area di circa 183 ettari e trovare il corpo dell’uomo. Un lavoro che un operatore umano svolgerebbe in settimane e senza garanzie di precisione.
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Lo sviluppo futuro
Se l’IA è il presente, il futuro delle operazioni di soccorso potrebbe riservare altre sorprese, con l’impiego compinato di diverse tecnologie. I droni, ad esempio, come ha ipotizzato Jan-Hendrik Ewers nel suo lavoro di dottorato presso l’Università di Glasgow. L’idea sarebbe di utilizzare un agente IA, ossia un sistema autonomo capace di percepire l’ambiente, svolgere compiti precisi e prendere decisioni. Questi agenti sono attualmente usati in diversi ambiti e sono oggetto di sperimentazioni intense. Ewers ipotizza la possibilità di avere un sistema completamente automatizzato che monitora le segnalazioni e avvia le operazioni di ricerca basate su droni prima ancora che un essere umano intervenga. Uno scenario interessante che si scontra con alcuni ostacoli e apre questioni etiche.
Le sfide etiche
Implementare degli agenti IA per il soccorso richiede tecnologie costose. Oltre agli aspetti finanziari ci sono questioni politiche ed etiche sulle quali si è soffermato William Budington, tecnologo senior presso l'Electronic Frontier Foundation, ente non profit statunitense che si batte per i diritti civili nel mondo digitale.
Il primo limite risiede nel fatto che non si può dare per scontato che chi sparisce voglia essere ritrovato e, nel medesimo tempo, non è detto che i dispersi si annuncino come tali. Difficile che lo facciano se in difficoltà estreme oppure se si trovano in zone non coperte dalla rete cellulare.
Un’IA impiegata per salvare vite, secondo Budington, pone meno quesiti rispetto ad altre intelligenze artificiali e questo può essere un problema. La ricerca di un disperso mette a dura prova i principi della privacy e queste IA potrebbero essere impiegate per individuare dissidenti politici e, più in generale, persone che non desiderano essere rintracciate. Gli equilibri tra tecnologia e diritti fondamentali non dovrebbero essere messi in discussione per nessun motivo.
Un consiglio
Al di là dell’intelligenza artificiale, e dell’esperienza dei soccorritori, però ci sentiamo di consigliare a tutti gli escursionisti l’uso dell’intelligenza propria. Oltre alla prudenza, alla consapevolezza dei propri limiti e magari anche a un aiuto tecnologico, in forma di app. Il CNSAS mette a disposizione GeoResQ, applicazione gratuita per dispositivi mobili che include un servizio di geolocalizzazione e di inoltro delle richieste di soccorso.
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