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Intervista

L’IA di Google può cambiare la scuola in meglio. “Ma non avrà un volto umano”

L’IA di Google può cambiare la scuola in meglio. “Ma non avrà un volto umano”

Intervista esclusiva a Maureen Heymans, responsabile globale dei servizi per l’apprendimento di Google. Dal suo lavoro è nato l’Apprendimento guidato di Gemini, la nuova funzione basata sull’intelligenza artificiale generativa che accompagna gli utenti passo dopo passo nell’esplorazione di un argomento. Non solo con le domande giuste, ma anche (e soprattutto) stimolando le riflessioni necessarie

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“Non so nulla delle reti neurali, che cosa sono?”. A questa domanda Gemini - il chatbot basato su IA generativa di Google - può rispondere in due modi. Con una definizione precisa - più o meno lunga - che spiega i principi alla base del loro funzionamento. Oppure con un’altra domanda, che stimola l’utente a riflettere e a costruire insieme la risposta. Il diverso “comportamento” di Gemini, in questo caso, dipende da un pulsante: “Apprendimento guidato”. Quando viene spinto, prima di inviare una domanda, il chatbot predispone un percorso di scoperta interattivo che accompagna l’utente passo dopo passo.

Stimolare il ragionamento e la curiosità è la missione di Maureen Heymans, la manager di Google che intende reinventare, con il suo team, il modo in cui l’umanità impara. La funzione “Apprendimento guidato” di Gemini, lanciata all’inizio di settembre scorso, trasforma le domande passive degli utenti in scintille di scoperta. Si tratta, ovviamente, di uno strumento pensato per la scuola, utile a chiunque voglia ampliare in modo critico la propria conoscenza. Ma anche a chi la conoscenza la trasmette ogni giorno. Talvolta affrontando sfide che esulano dalle lezioni di storia o geografia.

La risposta di Gemini al questi sulle reti neurali, senza "Apprendimento guidato"
La risposta di Gemini al questi sulle reti neurali, senza "Apprendimento guidato" 

La risposta di Gemini allo stesso questio, con l'"Apprendimento guidato" attivo
La risposta di Gemini allo stesso questio, con l'"Apprendimento guidato" attivo 

“Mio fratello è un docente - ci dice in esclusiva Maureen Heymans, in collegamento video dalla California - e mi rendo conto di quanto i suoi compiti vadano ormai oltre l’insegnamento. È chiamato anche a sostenere gli studenti sul piano emotivo, ad accompagnarli nelle loro sfide, a essere una presenza empatica e costante. Ecco perché credo che l’intelligenza artificiale possa innanzitutto supportare gli insegnanti. Dobbiamo fornire loro strumenti che li aiutino a risparmiare tempo, a personalizzare l’apprendimento, a collegare ciò che si studia ai problemi concreti del mondo reale. In questo modo gli insegnanti possono dedicare più tempo alla relazione diretta con gli studenti, a tutte quelle interazioni umane autentiche che l’IA non potrà mai sostituire”.

Ma allora cos’ha Gemini in più dei professori?

“Non vedo l’IA come qualcosa che prenderà il posto degli insegnanti, ma come un potenziamento, un alleato che li aiuta a rendere l’educazione più efficace, più interessante e più personale. E, grazie a questo, a garantire anche un apprendimento davvero su misura. Poi c’è un altro aspetto: studenti e insegnanti non sono sempre insieme, giusto? Gli studenti tornano a casa, fanno i compiti, e spesso non hanno qualcuno a cui chiedere aiuto. In quei momenti, l’IA può diventare un vero sostegno: un tutor personale disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7”.

Qual è il vantaggio di un chatbot che spiega le cose?

“L’IA può aiutare gli studenti a comprendere i concetti in profondità, per esempio, introducendo elementi visivi come immagini, simulazioni, grafici o quiz. A volte ti chiedi: “Perché devo studiare fisica?” Ma se capisci che quelle stesse leggi spiegano il tuo tiro quando giochi a basket o il funzionamento della tua bici, tutto cambia: diventa interessante, concreto. Ecco, l’IA può rendere l’apprendimento molto più vivo, coinvolgente e vicino alle passioni di ciascuno”.

Maureen Heymans
Maureen Heymans 

Come nasce l’Apprendimento guidato di Gemini? È l’evoluzione naturale del vostro lavoro sull’intelligenza artificiale oppure risponde alle critiche di chi sostiene che l’IA - non solo quella di Google - rappresenti per gli studenti solo una scorciatoia?

“Non vogliamo che gli studenti si limitino a delegare tutto il processo di apprendimento all’IA. Da genitore e da persona che lavora in questo campo, è qualcosa che mi preoccupa molto, su cui riflettiamo e lavoriamo costantemente. Dobbiamo assicurarci che gli studenti non “scarichino” il proprio apprendimento. Se per gli adulti l’IA può essere un incredibile strumento di produttività, per i più giovani è fondamentale costruire, passo dopo passo, le giuste competenze cognitive nelle diverse fasi del loro sviluppo”.

Come vi assicurate che l’intelligenza artificiale non comprometta, ma anzi tuteli, il processo di apprendimento degli studenti?

“Prima di tutto, abbiamo un team interno di esperti di pedagogia che lavora a stretto contatto con un gruppo di specialisti esterni per definire principi educativi solidi. Tutti i nostri prodotti, compresi i modelli di IA, sono progettati secondo questi principi pedagogici. Alcuni di questi principi chiave riguardano, ad esempio, il rendere l’apprendimento più attivo. Sappiamo che quando uno studente interagisce con il contenuto, quando si crea un dialogo, un “va e vieni” tra studente e materia, l’apprendimento diventa molto più profondo. Un altro principio che riteniamo fondamentale è la metacognizione: la capacità di riflettere sul proprio processo di apprendimento. Lo studente deve essere consapevole di come pensa, di come elabora, di cosa capisce e di cosa no. Non si tratta solo di copiare una risposta, ma di comprendere davvero come si arriva a quella risposta”.

In che modo i modelli Learn LLM che sostengono questa tecnologia si differenziano da quelli alla base di Gemini?

“Tutto parte da quei principi pedagogici di cui ti ho appena parlato. Sono stati il vero fondamento di tutto il nostro lavoro. Collaboriamo a stretto contatto con il team di DeepMind per costruire un LLM che non sia solo potente sul piano tecnico, ma che incorpori in profondità quei principi educativi. L’obiettivo è che il modello stesso abbracci e rispetti quei principi durante l’interazione con lo studente. Dalle nostre valutazioni - e anche da alcuni report che abbiamo pubblicato - abbiamo visto che Learn LLM è, di fatto, il modello più efficiente nel mettere in pratica questi principi pedagogici, rispetto a qualsiasi altra tecnologia concorrente. In origine, Learn LLM è nato come un modello separato, un’estensione specializzata, potremmo dire. Ma nell’ultimo anno lo abbiamo integrato all’interno di Gemini, che è oggi il modello fondazionale alla base di tutta la nostra infrastruttura di IA, da Gemini stesso ai prodotti Google basati sull’intelligenza artificiale, fino all’apprendimento guidato. Questo significa che ora il cuore pedagogico di Learn LLM vive dentro Gemini, rendendolo un sistema più pronto, più “consapevole” dal punto di vista educativo”.

Perché questa integrazione è così importante?

“Credo sia una delle differenze chiave rispetto ad altri approcci. Alcune aziende si limitano a ottenere risultati simili attraverso una semplice fase di fine-tuning o di prompting, cioè dando istruzioni aggiuntive al modello di base. Noi invece crediamo che questi principi vadano incorporati nel modello fondazionale stesso, non solo applicati in superficie. È questo che rende Gemini, e di conseguenza Learn LLM, più efficiente, coerente e soprattutto più adatto a sostenere un apprendimento autentico, non solo a generare risposte.

In futuro l’IA rimarrà un semplice chatbot testuale o state pensando di darle un volto, una forma, qualcosa con cui gli studenti possano interagire in modo più umano?

“Prima di tutto, non credo che l’IA debba o possa sostituire l’interazione umana. Detto questo, credo che possiamo rendere l’apprendimento più personale e più coinvolgente. L’IA del futuro dovrebbe integrare più informazioni e più contenuti visivi: diagrammi, immagini, video, simulazioni. Tutto ciò che può rendere l’esperienza più interattiva e concreta. Sappiamo, infatti, che si impara meglio facendo, partecipando, interagendo. E queste modalità rendono lo studio più intuitivo, più profondo e anche più divertente. In parallelo, vogliamo che l’IA diventi più personale, capace di comprendere il contesto dello studente: cosa sta cercando di imparare, dove incontra difficoltà, quali sono i suoi interessi. Solo così possiamo rendere l’apprendimento più rilevante e motivante, qualcosa che parli davvero alla vita e alle passioni di ciascuno. Ma, allo stesso tempo, è importante ribadirlo: l’obiettivo non è mai sostituire un essere umano. Dobbiamo preservare quella connessione autentica, quel legame che solo una persona può offrire.

L’educazione attraverso l’intelligenza artificiale, per Google, è una missione o è solo un business?

“È davvero una missione. Se torniamo alla missione originaria di Google - organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili - capiamo che al centro di tutto c’è l’apprendimento. È questo, in fondo, ciò che facciamo: aiutare le persone a imparare. Personalmente, ho lavorato per molti anni sulla ricerca, prima di concentrarmi sull’educazione e sull’apprendimento, e la connessione è sempre stata chiara: si tratta di mettere le persone in contatto con le informazioni giuste, che si tratti di imparare per la scuola, per il lavoro o semplicemente per la vita di tutti i giorni. Oggi, ovviamente, c’è un grande focus sull’apprendimento scolastico, perché l’IA sta trasformando profondamente il modo in cui gli studenti apprendono. Ma non ci fermiamo lì”.

Cos’altro state preparando per favorire l'insegnamento?

“Stiamo anche lavorando molto sull’apprendimento professionale, attraverso iniziative come Google Cloud Learning o i programmi di alfabetizzazione all’IA, che aiutano la forza lavoro del futuro a sviluppare nuove competenze. E poi c’è l’apprendimento per la vita. Se pensi a YouTube, è una delle più grandi piattaforme educative al mondo. Milioni di persone ogni giorno la usano per imparare qualcosa di nuovo: che sia riparare un lavandino, cucinare un piatto, o approfondire un argomento accademico”.

Le persone usano moltissimo YouTube per imparare, dai tutorial ai corsi completi. E in Italia, come nel resto del mondo, ci sono professori che insegnano le loro materie sulla piattaforma. Pensi che questi docenti finiranno per competere con l’IA o, piuttosto, che si integreranno con essa?

“Per me non è una competizione. Non credo che l’IA sostituirà YouTube o i suoi creator. Penso piuttosto che migliorerà e arricchirà quelle esperienze. Ciò che rende YouTube unico è proprio la presenza di creator umani straordinari, persone che sanno spiegare in modo appassionante e coinvolgente, spesso riuscendo a rendere vivi concetti complessi. Quello che stiamo facendo, quindi, è usare l’IA per rendere l’apprendimento su YouTube più attivo, perché, fino ad ora, guardare un video era spesso un’esperienza abbastanza passiva. Ti siedi, guardi, e magari prendi appunti. Ma tutto finisce lì. Ora, grazie all’IA, stiamo introducendo nuove funzioni che trasformano questa dinamica”.

Può farci degli esempi?

“Abbiamo lavorato per permettere agli utenti di interagire con il video in tempo reale: puoi fare domande di chiarimento mentre guardi, senza dover mettere in pausa per cercare su Google quello che non hai capito. Abbiamo anche iniziato a generare quiz automatici, così puoi testare la tua comprensione direttamente durante la visione. Inoltre, abbiamo creato un pannello di apprendimento accanto ai video, che ti permette di approfondire, fare domande o esercitarti senza uscire dalla pagina”.

Tra i molti metodi e prompt che hai osservato durante lo sviluppo di questi strumenti - sia da parte degli insegnanti sia degli studenti - quale pensi possa davvero cambiare il modo di insegnare o di apprendere una materia?

“Posso farti un esempio personale. La ragione per cui mi sono davvero appassionata all’educazione è nata durante la pandemia, quando ho deciso di ritirare i miei figli dalla scuola pubblica e iscriverli a una startup di apprendimento basato su progetti. Era una sperimentazione, in un momento in cui, negli Stati Uniti, le scuole erano chiuse da più di un anno. Lì ho visto con i miei occhi quanto possa essere potente questo approccio: invece di studiare le materie in modo isolato - matematica, scienze, scrittura - i bambini lavoravano su progetti reali, che li costringevano a mettere in pratica tutte queste competenze insieme.Per esempio, uno dei progetti era: costruire un alloggio sostenibile. I ragazzi dovevano fare ricerca, scrivere proposte, calcolare materiali, usare formule, capire concetti scientifici. Tutto aveva un senso, perché ogni materia era collegata a un obiettivo concreto. E lì ho visto la curiosità dei miei figli esplodere. Improvvisamente, capivano perché imparavano. La matematica non era più un esercizio astratto, ma qualcosa che serviva a risolvere un problema reale”.

Se questo metodo di insegnamento è così efficace, perché non si diffonde?

“Il problema è che per gli insegnanti questo approccio è molto impegnativo: serve tempo per progettare i moduli, integrare discipline diverse, trovare esempi del mondo reale, adattarli agli interessi degli studenti. Ed è qui che credo che l’intelligenza artificiale possa fare la differenza. L’IA può aiutare gli insegnanti in molti modi: a pianificare lezioni o interi percorsi di apprendimento basati su progetti; a trovare spunti concreti o problemi reali su cui lavorare in classe; a personalizzare i progetti in base agli interessi e ai livelli degli studenti; e persino a fare da partner di brainstorming, aiutando a generare idee nuove o collegamenti interdisciplinari”.

Che tipo di protezione esiste per i dati condivisi da insegnanti e studenti attraverso l’apprendimento guidato o strumenti simili?

“La privacy e la sicurezza sono sempre state al centro di tutto ciò che facciamo in Google. In passato ho lavorato proprio sulla personalizzazione, e posso assicurarti che la protezione dei dati è una priorità assoluta in ogni fase del nostro lavoro. In particolare, quando si tratta di account scolastici, le misure di tutela sono ancora più rigorose. Tutti i dati restano sotto il controllo dell’utente o dell’istituzione educativa: non vengono condivisi né utilizzati per finalità non autorizzate. Sono archiviati in modo sicuro, seguendo protocolli di protezione avanzati e standard di conformità internazionali. Inoltre, per quanto riguarda i minori, seguiamo scrupolosamente tutte le normative vigenti: dal regolamento europeo (AI Act) alle leggi sulla protezione dei dati dei bambini online. Questo significa, per esempio, che i dati provenienti dagli account scolastici non vengono mai utilizzati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.

Al momento Gemini, anche nella versione gratuita, è tra gli strumenti più generosi e accessibili, cosa molto utile per studenti e insegnanti. Ma l’intelligenza artificiale ha costi elevati per le aziende. Pensate di mantenere l’educazione il più possibile gratuita anche in futuro?

“Attualmente la versione Pro di Gemini è disponibile gratuitamente per gli studenti fino alla prossima estate, e stiamo valutando la possibilità di estendere questa iniziativa. Detto questo, la cosa più importante è migliorare costantemente la versione gratuita. L’obiettivo è che chiunque, anche senza un abbonamento, possa accedere a strumenti di altissima qualità. In pratica, stiamo portando molte delle capacità dei modelli “Pro” nella versione gratuita, così che gli utenti non abbiano la sensazione di dover pagare per avere un’esperienza efficace. Naturalmente, sappiamo che l’educazione è un caso d’uso fondamentale per l’IA. È dove il suo impatto può essere più positivo e trasformativo. E per questo vogliamo mantenere l’accesso il più aperto e inclusivo possibile. Per esempio, su Google Search non esiste nemmeno un concetto di “versione Pro”: è una piattaforma pensata per tutti. E la stessa filosofia guida il nostro lavoro con Gemini. Stiamo anche sviluppando vari livelli di modelli - internamente li chiamiamo access models - per garantire che chiunque, ovunque, possa utilizzare l’IA in modo efficace, indipendentemente dalle risorse economiche. In sintesi, sì: continueremo a impegnarci per mantenere l’educazione gratuita e accessibile, perché sappiamo che studenti e insegnanti sono tra i primi ad adottare e sfruttare l’intelligenza artificiale. E il nostro obiettivo è esattamente questo: rendere la tecnologia più potente disponibile a tutti, non a pochi”.