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L’analisi

Il nuovo piano quinquennale spiega bene come la Cina vede il futuro della tecnologia

Il presidente cinese Xi Jinping tiene il suo discorso durante un ricevimento nella Grande Sala del Popolo in occasione della Giornata dei Martiri, alla vigilia della Festa Nazionale cinese, a Pechino il 30 settembre 2025.
Il presidente cinese Xi Jinping tiene il suo discorso durante un ricevimento nella Grande Sala del Popolo in occasione della Giornata dei Martiri, alla vigilia della Festa Nazionale cinese, a Pechino il 30 settembre 2025. 

Cosa c’è nel programma che porterà nei prossimi cinque anni alla “Cina digitale”. Al centro, l’IA. Ma spazio alle tecnologie emergenti e a un pilastro fondamentale: la creazione di talenti per staccarsi dalla dipendenza tecnologica

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TAIPEI – Tecnologia e innovazione non sono solo uno dei pilastri del nuovo piano quinquennale della Cina, ne sono il cuore e il motore. Martedì 28 ottobre è stato pubblicato il documento integrale con le proposte del Comitato centrale del Partito comunista per la composizione del piano 2026-2030, che verrà approvato in via definitiva durante le "due sessioni", l'annuale appuntamento legislativo del prossimo marzo. Tecnologia e innovazione assumono ancora di più il ruolo di centro propulsore della "modernizzazione socialista di base", storico obiettivo da raggiungere entro il 2035.

Il testo individua un’ampia strategia per costruire un sistema di innovazione integrato tra ricerca, industria e istruzione, fondato su un forte coordinamento statale ma aperto a meccanismi di mercato e cooperazione internazionale selettiva.

Il rafforzamento delle tecnologie chiave di base

La priorità è il rafforzamento delle cosiddette “tecnologie chiave di base”, con una strategia nazionale integrata per affrontare le “tecnologie di base e i colli di bottiglia” nei settori critici. L’obiettivo è il perseguimento dell'autosufficienza e la riduzione della dipendenza da tecnologie straniere.

Per farlo, si prevede l'istituzione di un “nuovo sistema nazionale” di ricerca e sviluppo, con forte coordinamento centrale e pianificazione a lungo termine. Ciò include la creazione di grandi progetti scientifici e tecnologici nazionali, ma anche un maggiore investimento nella ricerca di base: la quota di R&S destinata alla ricerca fondamentale dovrà aumentare in modo stabile, con meccanismi di finanziamento pluriennali e un controllo diretto del governo centrale sulle priorità strategiche.

L’obiettivo è ridurre la dipendenza da scoperte straniere e generare risultati “originali e dirompenti”. Prevista la creazione di piattaforme nazionali per la ricerca applicata e per il testing tecnologico, inclusi centri di verifica pilota e laboratori interdisciplinari su larga scala. Verranno inoltre costruite infrastrutture scientifiche avanzate e basi sperimentali distribuite regionalmente, per evitare concentrazioni eccessive a Pechino o Shanghai.

La formazione dei talenti: il vero cuore dell’innovazione cinese

Il documento dedica grande attenzione alla formazione dei talenti: si punta a un sistema integrato di istruzione, scienza e tecnologia, in grado di produrre scienziati strategici, leader tecnologici, ingegneri e tecnici di alto livello. Si prevedono riforme universitarie per rafforzare le discipline scientifiche interdisciplinari e i programmi “Double First-Class”, oltre a un sistema di attrazione di talenti globali mediante canali di immigrazione qualificata e collaborazioni internazionali.

Il piano sottolinea la necessità di integrare profondamente l’innovazione scientifica con quella industriale, promuovendo un ecosistema nazionale in cui i risultati della ricerca siano rapidamente trasformati in applicazioni pratiche. Si lavora a nuovi centri regionali di innovazione scientifica e tecnologica, piattaforme per la sperimentazione e la verifica dei concetti, e un rafforzamento della tutela della proprietà intellettuale. Le imprese vengono designate come attori principali dell’innovazione, con incentivi fiscali (come l’aumento delle detrazioni per R&S), sostegno alla creazione di alleanze tecnologiche e promozione delle “imprese leader” e delle PMI tecnologiche.

La costruzione della Cina digitale

Una parte significativa è riservata alla costruzione della Cina digitale, che mira a sviluppare un mercato dei dati unificato e sicuro, promuovere l’integrazione tra economia reale e digitale e potenziare l’“Internet industriale”. Le imprese dovranno adottare sistemi di automazione intelligente, cloud industriali e piattaforme di controllo in tempo reale. Si insiste anche sullo sviluppo delle infrastrutture di calcolo e comunicazione: accelerazione della costruzione di reti 6G, centri dati nazionali integrati, supercomputer regionali e sistemi di potenza di calcolo distribuita.

Al centro di tutto: l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è vista come il motore della nuova produttività: il programma “IA Plus” intende usarla non solo per l’industria, ma anche per la ricerca scientifica, la sicurezza sociale, la cultura e la governance pubblica. Si prevede il rafforzamento della potenza di calcolo, degli algoritmi e delle infrastrutture di dati, oltre a una regolamentazione etica e giuridica dell’intelligenza artificiale e dell’economia delle piattaforme.

La direttiva individua sei settori strategici dove l’IA dovrà radicarsi profondamente entro il 2027, con l’obiettivo di rendere la Cina una “smart economy” e una “smart society” entro il 2035. L'IA è chiamata a intrecciarsi non solo col comparto produttivo, ma anche con quello sanitario ed educativo.

L’IA è già utilizzata negli ospedali di Pechino e Shanghai per supportare la diagnosi precoce dei tumori. Nel frattempo, piattaforme come Squirrel AI propongono percorsi di apprendimento personalizzati per milioni di studenti. E i bambini cinesi sono già abituati a interagire con giocattoli "intelligentizzati", in grado tramite cloud e algoritmi di ricordare le "conversazioni" e adattare le proprie risposte. Secondo un report dell’Associazione dell’Industria dei Giocattoli di Shenzhen, il mercato cinese dei giocattoli IA vale già 25 miliardi di yuan nel 2024 (3,5 miliardi di dollari) e crescerà di quattro volte entro il 2030. Ciò significa che la Cina pesa circa il 40% dell'industria globale.

Le altre tecnologie emergenti cinese: quantum, idrogeno e fusione

La sezione sulle industrie emergenti e del futuro elenca settori chiave per la leadership tecnologica globale: tecnologie quantistiche, energia a idrogeno e da fusione, biofabbricazione, interfacce cervello-computer, intelligenza incarnata e comunicazioni mobili di sesta generazione. Il governo incoraggia la sperimentazione di nuovi modelli di business e strumenti di capitale di rischio pubblico-privato per sostenere l’innovazione di frontiera, promuovendo lo sviluppo di imprese “unicorno” e la crescita di cluster industriali tecnologici.

I chip compaiono come il punto più esplicito di “svolta decisiva”: si tratta non solo di aumentare capacità in nodi maturi ma di chiudere il gap nei componenti di controllo della filiera — litografia, macchine madri industriali, strumentazione scientifica. Non è un caso, visto che si tratta del settore in cui Pechino paga ancora un ritardo rispetto agli Stati Uniti. L’obiettivo non è parità simmetrica ma eliminazione dei colli di bottiglia strategici, così da rendere inefficaci sanzioni e blocchi. Lo stato di avanzamento è duale: enorme dominio di volume nei nodi tradizionali, penetrazione domestica delle supply chain, ma ancora vulnerabilità nei layer di frontiera dove la Cina ha ancora bisogno di import e reverse engineering.

Si punta poi sulle biotecnologie, con priorità alla biofabbricazione, ai semi, alle attrezzature, alle piattaforme di R&S e ai dispositivi clinici di generazione nuova. Il senso è duplice: blindare sicurezza alimentare e farmaceutica e proiettare vantaggio industriale in un mercato ancora normativamente fluido. Lo stato attuale vede la Cina già forte nella manifattura farmaceutica e nel costo-volume, in ascesa nella terapia avanzata, ma con debolezza negli strumenti scientifici ad alta precisione.

Le tecnologie quantistiche sono collocate nel portafoglio dei “settori del futuro” con pianificazione anticipata di percorsi tecnologici, scenari applicativi e modelli di business prima che si consolidino standard stranieri. L’orientamento è su comunicazioni, sensing e poi calcolo, con un’enfasi a costruire filiere nazionali e piattaforme comuni. Lo stato attuale è forte nelle comunicazioni sicure quantistiche e nella rete pilota, mentre il calcolo è in fase pre-competitiva con risultati dimostrativi ma non ancora industriali.

La corsa allo spazio: tecnologie militari e civili

L’aerospazio è trattato come industria emergente pilastro: dalle nuove energie di lancio alle costellazioni, fino alle applicazioni a valle dei dati di osservazione e navigazione, l’intento è costruire una “nazione basata sullo spazio” come moltiplicatore sia civile che dual-use. Il piano aggancia lo spazio ai cluster emergenti e alle infrastrutture scientifiche, dotandolo di priorità di filiera e di procurement pubblico. Lo stato di avanzamento è già elevato nelle missioni lunari, nei lanci ripetuti e nella posa di costellazioni, con la fase successiva centrata su scala, standard e integrazione dei servizi downstream.

La logica comune che attraversa questi domini è che la tecnologia viene trattata non come industria singola ma come architettura di potere: l’unità di analisi non è il settore ma il “punto di strozzatura” su cui un avversario può esercitare leva. Per questo il piano concentra risorse sull'integrazione tra ricerca di base, produzione, capitale umano e governance. Il criterio non è tanto quello di massimizzare efficienza o redditività di breve periodo, quanto quello di minimizzare le vulnerabilità strategiche e trasformare ogni avanzamento tecnico in garanzia di continuità del modello politico-produttivo. Nella nuova era di competizione con gli Stati Uniti, d'altronde, per la Cina di Xi Jinping innovazione significa anche (e forse soprattutto) sicurezza.