Doveva scattare alla mezzanotte del 12 novembre l’obbligo di verifica dell’età per i siti hard in Italia, come disposto dall’Agcom con la sua delibera 96/25/CONS, che dà attuazione all’articolo 13-bis del cosiddetto “decreto Caivano”.
Ma i colossi dell’hard, da Youporn a Xvideos, continuano a offrire l’accesso ai loro contenuti attraverso l’autocertificazione: basta cliccare su pulsanti come “Ho più di 18 anni” o “Sono maggiorenne” per entrare. Un sistema che la nuova regolamentazione giudica del tutto insufficiente, perché non verifica in alcun modo l’età reale dell’utente ma si limita a raccogliere una dichiarazione priva di valore effettivo.
Ma al momento non c’è alcuna irregolarità. L’Agcom ha infatti precisato che i gestori di siti web e le piattaforme di condivisione di video stabiliti in Italia devono dotarsi di sistemi di verifica della maggiore età – conformi alle prescrizioni indicate - entro sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento – dunque dalla data odierna, 12 novembre 2025 - mentre i gestori di siti web e le piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, ma non stabiliti nel nostro Paese, hanno a disposizione per adeguarsi fino al 1 febbraio 2026 (tre mesi dalla pubblicazione della lista delle piattaforme interessate).
Alcuni siti a luci rosse, nelle prime ore della mattina, hanno temporaneamente bloccato l’accesso agli utenti italiani. Ma poi tutto è tornato come prima.
Quando ci siamo collegati ad acluni dei 48 portali indicati da Agcom – tra cui Pornhub e Redtube – compariva un messaggio in lingua francese, lo stesso mostrato agli utenti d’oltralpe la scorsa estate, quando in Francia entrò in vigore un provvedimento analogo. Allora molte piattaforme pornografiche sospesero il servizio in segno di protesta contro la nuova regolamentazione.
Il messaggio in questione recita “La libertà è sul tasto off, per ora” e riportava l’immagine della donna che incarna la Libertà nel celebre dipinto “La Libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix.
Nel testo si denuncia “l’assenza di una direzione, di una visione d’insieme e, in parole semplici, il malfunzionamento del sistema legislativo”, richiamando le incertezze e i contrasti giuridici legati alle norme sulla verifica dell’età.
Anche Pornhub, una delle piattaforme più note al mondo, ha chiuso per alcuni minuti l’accesso dall’Italia mostrando lo stesso avviso. Nel messaggio si sostiene che “questa misura non protegge i minori, ma mette a rischio la privacy di tutti e, paradossalmente, espone i bambini a maggiori pericoli, perché spinge il traffico verso siti che aggirano deliberatamente le normative, non verificano l’età dei partecipanti e non controllano i contenuti”.
Una posizione che ricalca, appunto, quella espressa in Francia, dove il gruppo Aylo - che controlla Pornhub, Redtube e Youporn - aveva già denunciato l’eccessiva rigidità e la scarsa chiarezza del sistema di controllo.
In Italia, in caso di mancato adeguamento, scattano diffide, sanzioni fino a 250mila euro e, nei casi estremi, il blocco sul territorio nazionale.
L’Agcom ha pubblicato la lista dei 48 siti interessati il 31 ottobre scorso.