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Due corpi celesti vagano nel nostro sistema solare entusiasmando gli astronomi

Osiris REx e Bennu
Osiris REx e Bennu 

Ogni settimana regalano scoperte e fatti inattese. Cosa hanno rivelato finora Atlas, la cometa “aliena”, e Bennu, il dolce asteroide

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Vi sono due corpi celesti che vagano nel nostro sistema solare, che ogni settimana regalano agli scienziati scoperte in molti casi inattese. Uno di questi è la cometa 3IATLAS, nota popolarmente come la “cometa aliena”, poiché è un corpo celeste interstellare (arriva cioè dall’esterno del nostro sistema planetario).

E poi Bennu, asteroide visitato da un veicolo spaziale, quello della missione Osiris-Rex nell’ottobre 2020 e i cui campioni riportati sulla Terra. Sono solo 120 grammi, ma molto preziosi: secondo i ricercatori, le scoperte sinora portate a termine, stanno ripagando in pieno il costo della missione (poco meno di un miliardo di dollari). E ora, giungono puntuali altre novità.

Vulcanesimo sulla cometa ATLAS

Nuove analisi astronomiche sulla 3IATLAS, hanno rivelato segnali chiari di cryovulcanismo, cioè di vulcani ghiacciati. Recenti immagini ad alta risoluzione suggeriscono la presenza di veri vulcani di ghiaccio in attività, un fenomeno che offre nuove informazioni sulla struttura interna di questo corpo celeste davvero particolare.

3IATLAS ha un diametro stimato tra 440 metri e 5,6 chilometri, e saetta alla velocità di oltre 220 mila chilometri orari: troppo elevata per essere trattenuta dalla gravità solare. Secondo i ricercatori, mentre la cometa si avvicinava al Sole una sequenza di getti di ghiaccio e gas si è attivata sulla sua superficie.

Il comportamento osservato indica che la cometa contiene materiali simili a quelli degli oggetti detti “trans-nettuniani”, cioè quei corpi celesti ricchi di ghiaccio che orbitano oltre Nettuno, quindi periferia estrema del nostro sistema solare. Mentre veniva sottoposta ad alte temperature, ha iniziato a sublimare in modo intenso, raggiungendo un picco quando si trovava a circa 378 milioni di chilometri dal Sole. Le immagini ottenute mostrano i getti più dettagliati mai registrati su questo oggetto, interpretati come segni inequivocabili di cryovulcanismo. I vulcani di ghiaccio sono tipici dei corpi ricchi di acqua congelata e calore interno, come i pianeti nani oltre Nettuno.

Analisi dei materiali

Nel caso della cometa 3I ATLAS, la causa sarebbe la degradazione di materiale primordiale nel nucleo. Il calore solare avrebbe innescato la sublimazione del ghiaccio di anidride carbonica, favorendo la circolazione di liquidi che reagiscono con metalli come ferro e nichel presenti nel nucleo.

Per verificare la composizione del corpo celeste, il team di ricercatori ha confrontato i dati spettroscopici con meteoriti di tipo condrite carboniosa, cadute in Antartide. Una di queste rocce contiene materiale associato a oggetti trans-nettuniani e ha rivelato una somiglianza sorprendente con la cometa.

Le condriti carboniose sono considerate fondamentali per lo sviluppo della vita sulla Terra perché trasportano composti volatili e molecole chiave. Se confermata, la composizione di 3I ATLAS suggerirebbe un’origine in condizioni simili a quelle dei primordi del nostro sistema, pur provenendo da un’altra stella.

Il dolce asteroide Bennu

Ed ecco la sorpresa che riguarda l’asteroide Bennu. Per il quale, negli studi sui campioni riportati a terra erano già stati trovati ingredienti per lo sviluppo della vita. Ma ne mancava uno: gli zuccheri. Che ora invece, dopo lunghe e attente analisi, sono stati trovati. Quelli cioè che sono fondamentali per collegare la struttura delle molecole alla base della vita, cioè RNA e DNA.

Questo risultato rafforza ancora di più la tesi secondo cui siano stati propri alcuni asteroidi a portare gli ingredienti necessari alla vita sulla Terra. I primi studi poco dopo il rientro della capsula della Osiris-Rex, avevano svelato nei campioni la presenza di acqua, carbonio e diverse molecole organiche. Alcuni mesi fa, nei campioni di Bennu, si era trovata la presenza di diversi amminoacidi, di cui molti presenti nei processi biologici terrestri, di ammoniaca e di tutte e cinque le basi azotate che compongono RNA e DNA.

Cosa significa questa scoperta? E’ ritenuta importante, anche se ancora nell'ambito delle ipotesi: "Sebbene questi zuccheri non siano la prova della vita, la loro presenza, insieme alle precedenti scoperte di amminoacidi, basi azotate e acidi carbossilici nei campioni di Bennu, mostra che i mattoni delle molecole biologiche erano diffusi in tutto il sistema solare - spiega la Nasa in una nota. Ciò che è rilevante – sottolineano i ricercatori – è l'aver trovato soltanto il ribosio, ma non il deossiribosio. Il fatto che sia presente solo il primo potrebbe indicare che nel sistema solare promordiale, il ribosio possa essere stato più abbondante che il desossiribosio. Non a caso, gli scienziati hanno già tempo elaborato la tesi il "mondo a RNA", secondo cui le prime forme di vita si affidavano all'RNA come molecola primaria per conservare e trasmettere le informazioni necessarie per la vita