La creatività è come un gas: se la comprimi diventa esplosiva, se la lasci stare invece si disperde. E di pressione Apple negli ultimi anni ne ha sentita molta, da parte degli enti regolatori di mezzo mondo. Adattandosi e diventando più creativa, anche se forse non nel modo che avrebbe voluto.
L'azienda guidata da Tim Cook ha affrontato numerosi richiami e pressioni regolatorie legate al suo modello chiuso, in particolare sull'App Store e iOS, da parte di autorità antitrust internazionali, con richieste di apertura a terze parti, sideloading e pagamenti alternativi. Alle quali ha cominciato a rispondere ingegnandosi per mantenere in equilibrio privacy e sicurezza degli utenti da un lato, apertura e interconnessione con terze parti dall'altro.
Ad esempio, nell'ultima versione preliminare di iOS, la 26.3, rilasciata per i primi test agli sviluppatori, ci sono nuove funzionalità legate all'interoperabilità con il mondo Android, come la possibilità di collegare smartwatch di terze parti e mostrare le notifiche su questi dispositivi, alla pari degli Apple Watch. Una funzione richiesta dai regolatori internazionali, che Apple giudicava tecnicamente impossibile e che invece è riuscita a implementare.
Intanto, anche su altri fronti Cupertino si ingegna per adattare i propri sistemi operativi e modelli di business. Il caso più recente è il Giappone. La Japan Fair Trade Commission (JFTC) ha indagato Apple dal 2016 per pratiche anti-competitive sull'App Store, chiudendole dopo che Apple nel 2021 ha acconsentito ad aprire ai link esterni di alcune tipologie di app. Nel 2025, la nuova legge sulla concorrenza per smartphone software (il Mobile Software Competition Act o MSCA), ha portato Apple a collaborare con gli enti giapponesi per aprire il suo sistema operativo agli app store terzi, ai pagamenti alternativi e avviare una serie di modifiche tecniche. Apple doveva muoversi entro questo dicembre, data ultima per applicare i cambiamenti, per evitare multe potenzialmente fino al 20-30% dei ricavi domestici nel caso di inadempimento.
Lo stesso è successo in Europa con il Digital Markets Act (DMA), la regolamentazione voluta dagli organi politici e direttivi dell'Unione europea: è stata infatti votata e approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo, dopo essere stata predisposta dalla Commissione che ne cura anche l'applicazione. La Commissione ha messo Apple sotto osservazione in alcuni settori critici e ritenuto che l'azienda non fosse conforme al DMA per le restrizioni sull'App Store: ha richiesto quindi una serie di modifiche, come link esterni per i pagamenti, nuove tasse (più basse) per i produttori di app e altri elementi tecnici, che Apple ha realizzato pur protestando più volte (e affermando che così non avrebbe portato molte novità software agli utenti europei). In ballo però c'è una multa da mezzo miliardo di euro.
Il rischio delle sanzioni è un ottimo incentivo al cambiamento. Sono arrivate in Corea del Sud dopo che la legge sulle aziende di telecomunicazioni ha vietato ad Apple di imporre il suo sistema di pagamenti in-app, permettendo invece quello delle terze parti. Nonostante una serie di soluzioni parziali nel 2023 la Korea Communications Commission ha fischiato il cartellino rosso. In India la situazione è simile: la Competition Commission of India indaga dal 2021 per abuso di posizione dominante nell'App Store; la sanzione potrebbe arrivare fino a 38 miliardi di dollari. In Australia una class action nel 2024 accusa Apple (e Google) di commissioni eccessive sugli sviluppatori di app e nel 2025 una corte federale si è fatta carico del giudizio sulle presunte violazioni delle leggi locali sulla concorrenza per il blocco del sideloading e dei pagamenti alternativi, con i primi giudizi preliminari favorevoli ai querelanti. Non ci sono ancora delle sentenze definitive con rimedi da seguire, ma è possibile che Apple a breve compia un altro esercizio di flessibilità, portando anche in Australia soluzioni sviluppate in altri mercati e per altri regolatori.
E poi c’è il capitolo americano. Già di per sé intricato (la controversia più nota deriva dalla battaglia legale con Epic Games, iniziata nel 2020), lo è diventato ancora di più da quando Donald Trump è rientrato alla Casa Bianca, usando il “recall” per sostituire i vertici di varie istituzioni con figure di sua fiducia. Il Dipartimento della Giustizia ha portato Apple in tribunale per abuso di posizione dominante nel mercato degli smartphone, concentrandosi sulle commissioni dell’App Store e sulle limitazioni ai sistemi di pagamento. Nel frattempo, un giudice ha imposto ad Apple di consentire collegamenti e pulsanti esterni e di rinunciare alle commissioni sulle vendite che avvengono fuori dall’App Store.