C'è un'immagine che, da sola, racconta la portata dell'evento: Mario Draghi, 78 anni, l'uomo che ha salvato l'euro e guidato l'Italia, a fianco di Patrick Collison, 37 anni, il genio irlandese che ha co-fondato Stripe, un gigante FinTech da decine di miliardi di dollari. Un'alleanza tra generazioni, tra il più autorevole statista europeo e uno dei più visionari imprenditori tecnologici del pianeta. Insieme, a fine agosto 2026, hanno lanciato il Rhine Group, un'organizzazione non-profit con una missione: invertire il declino europeo e dare al continente un futuro di crescita e innovazione.
Com'è nata l'idea: il sodalizio tra due mondi
Il Rhine Group nasce da una convergenza di diagnosi e preoccupazioni. Il seme intellettuale viene piantato da Patrick Collison, da anni ossessionato da una domanda: perché il progresso non è uniforme? Perché alcune società accelerano e altre stagnano? Guardando al suo continente, l'Europa, vedeva un potenziale immenso soffocato da burocrazia, avversione al rischio e frammentazione. Le sue riflessioni, circolate in articoli e dibattiti, sono arrivate all'orecchio di Mario Draghi. L'incontro tra i due è stato un'epifania. Draghi, dalla sua prospettiva macroeconomica, vede i dati della stagnazione e della perdita di competitività. Collison, dalla sua esperienza sul campo, tocca con mano la frustrazione di chi fa impresa: la difficoltà nel reperire capitali per crescere, la lentezza delle autorizzazioni, la mancanza di un vero mercato unico. La scintilla definitiva è scattata con il mandato affidato a Draghi dalla Commissione Europea: scrivere il nuovo, cruciale rapporto sulla competitività. Draghi ha capito di aver bisogno non solo di accademici e burocrati, ma di costruttori: imprenditori e scienziati capaci di portare una visione dal mondo reale. Il Rhine Group è nato per essere il motore di quel rapporto.
L'Europa crea, l'America scala
Il manifesto del gruppo si fonda su una tesi molto nota a noi europei: "L'Europa produce i fondatori, l'America mantiene le aziende". Il continente europeo è un'incredibile fucina di talenti, con università eccellenti e una capacità unica di generare idee innovative. Ma poi, quando una startup deve fare il grande passo, lo scale-up, il meccanismo si inceppa. Per trovare i round di finanziamento da decine o centinaia di milioni, per accedere a un mercato di consumatori veramente unico e per assumere talenti con stock option competitive, la strada porta quasi sempre agli Stati Uniti. Spotify di Daniel Ek e la stessa Stripe dei fratelli Collison sono gli esempi più lampanti: idee nate in Europa, diventate giganti globali con un baricentro, finanziario e operativo, in America. Il Rhine Group vuole spezzare questo ciclo, partendo da un'idea potente: "Il declino è una scelta". E se è una scelta, si può scegliere il suo opposto: la crescita.
Tutti i nomi del Rhine Group
Attorno a Draghi e Collison si è radunata una vera e propria "hall of fame" dell'innovazione e dell'economia europea. Nel nucleo dei fondatori stranieri figurano nomi che hanno cambiato le regole dei loro settori: da Daniel Ek, che con Spotify ha rivoluzionato l'industria musicale, a Uğur Şahin, co-fondatore di BioNTech, l'azienda che ha sviluppato uno dei vaccini a mRNA contro il Covid-19, fino a Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind e uno dei più grandi cervelli al mondo nel campo dell'intelligenza artificiale. A questo nucleo si affianca una super pattuglia italiana di altissimo profilo. C’è l'imprenditore tech-finanziario Andrea Pignataro (fondatore di ION Group), l'economista della London Business School Lucrezia Reichlin (ex direttrice ricerca della BCE), e due professori della Bocconi che sono stati consiglieri chiave dello stesso Draghi a Palazzo Chigi: Francesco Giavazzi e Francesco Decarolis. Un mix senza precedenti di chi ha fatto impresa, chi ha studiato i fenomeni e chi ha governato i processi.
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Il piano d'azione in 3 pilastri
Il piano d'azione del Rhine Group è un attacco preciso a tre colli di bottiglia che da decenni frenano il potenziale del continente. Il primo e più cruciale obiettivo è la creazione di un vero Mercato Unico dei capitali, per abbattere le 27 barriere normative nazionali e creare finalmente un mercato liquido sul modello del Nasdaq americano, dove una startup promettente possa raccogliere centinaia di milioni di euro con la stessa facilità con cui lo fa oggi nella Silicon Valley. La seconda proposta è un rivoluzionario 28° regime normativo opzionale: uno statuto legale e fiscale unico a livello europeo che una nuova impresa può scegliere di adottare per operare in tutta l'Unione con le stesse regole, superando la giungla di leggi nazionali che oggi complica enormemente la gestione del personale e di strumenti chiave come le stock option. Infine, il terzo pilastro è trasformare l'Europa da mero regolatore a protagonista tecnologico, attraverso investimenti strategici massicci in deep tech – come intelligenza artificiale e biotecnologie – e con politiche attive, come un "visto per talenti" europeo, per attrarre i migliori cervelli da tutto il mondo. In sintesi, tre mosse per smantellare le barriere finanziarie e burocratiche, e permettere finalmente alle idee europee di diventare campioni globali in casa propria. L'ambizione del Rhine Group è chiara: fornire le munizioni intellettuali per una nuova agenda economica europea. Perché, come afferma il gruppo, se il declino è una scelta, si può scegliere il suo opposto: la crescita.