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Conoscere il mondo è diventato una lotteria ad alto rischio. 2026, l’era dell’Epistemia

Conoscere il mondo è diventato una lotteria ad alto rischio. 2026, l’era dell’Epistemia

Le IA generative ci danno risposte ben fatte. Ma vuote. Dietro la loro sintassi corretta c’è solo un’illusione di conoscenza. Mentre è concreto il rischio di nutrirci di allucinazioni statistiche. Colloquio con Walter Quattrociocchi

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Illudersi di conoscere. Pensarsi magari esperti. Peggio: diventare megafono passivo di nozioni che mai nessuno ha davvero imparato, né assimilato. Secondo diversi studi, l’uso dei grandi modelli linguistici (Llm) sta ponendo le basi per una nuova della conoscenza. Almeno di quella che si muove online e principia dai software di intelligenza artificiale. Più che una evoluzione, una degenerazione. Dall’episteme, la tensione ideale a una conoscenza certa, all’Epistemia, un processo dove la conoscenza diventa solo una forma ben scritta di nozioni vuote, ma sintatticamente ineccepibili.

L’IA produce testi in buona forma, ma vuoti

L’IA produce testi. Bei testi. Belle forme. Ma senza conoscere davvero quello di cui parla. E soprattutto senza trasmettere una forma di conoscenza verificata. Ma con le sue belle forme trasmette un’illusione. Un’ambizione. Che si declina in svariate forme. Post sui social. Risposte apparentemente puntuali. Articoli su blog. Persone che all’improvviso diventano esperti di settori di cui fino a poco tempo fa non ne erano nemmeno a conoscenza.

“L’Epistemia è una malattia degenerativa del concetto di conoscenza. Se smettiamo di pretendere la verifica dei fatti e ci accontentiamo della bella forma sintattica, ciò di cui sono capaci i modelli linguistici, perdiamo la capacità di distinguere il mondo reale dalle allucinazioni statistiche (dell’intelligenza artificiale)”. Walter Quattrociocchi ha coniato il concetto di Epistemia. Ordinario alla Sapienza di Roma, è tra i massimi esperti di Data science e Sistemi complessi. Le sue ricerche sono spesso oggetto di dibattito. È stato i primi a raccontare l’inutilità del fact-checking e del debunking come strumento per ripulire il dibattito pubblico dalle fake news. Prima ancora che diventasse evidente. Prima ancora che se ne si prendesse reale contezza.

Le IA generative come macchine di conferma: dalle eco-chamber all’AI Overview

Se in quel caso teorizzò comee le “eco-chamber” (forum, social, canali dove persone convinte di determinate cose trovavano conferma delle loro convinzioni) fossero diventate delle macchine di conferma dei pregiudizi, oggi teorizza che gli stessi modelli linguistici di grandi dimensioni sono macchine di conferma: “L’Epistemia digitale non è neutrale. Poiché i modelli linguistici imparano dai testi umani, spesso inquinati da pregiudizio, la stessa Epistemia si porta dietro quei pregiudizi”. Di più: “Avendo solo la funzione di scrivere bene dei testi, anche meglio rispetto ad un umano, li troviamo convincenti. Anche quando dietro si portano bias e allucinazioni statistiche”.

C’è un modo per evitarlo? “No”, taglia corto Quattrociocchi. Cosa possiamo fare per evitare di cadere vittima di questo meccanismo di illusione della conoscenza? “Usare questi strumenti cum grano salis (con le giuste dosi, ndr). Consapevoli che non sono strumenti di verità ma di bella forma linguistica, che imitano il nostro linguaggio, la nostra conoscenza, la nostra intelligenza. Ma non posseggono nessuna delle tre. E chi dice il contrario o non li ha capiti, o è in malafede”.

Google Overview è l’esempio perfetto, spiega Quattrociocchi, per spiegare quello che sta accadendo: “Finora i motori di ricerca hanno svolto il ruolo di filtro delle informazioni, dando a chi cerca la possibilità di scegliere le fonti. Quando passo dalla modalità filtro o alla modalità generazione di testo, di risposte, il motore di ricerca smette di cercare per noi, ma produce dei testi, i più plausibili rispetto a quello che cerchiamo. I più vicini al tipo di domande che facciamo, alle nostre intenzioni". Smette quindi di fare solo ricerca e produce un testo. Una sintesi. Comoda, convincente, quindi in qualche modo ‘vincente’.

La lotteria delle risposte: costruite per come l’IA ha imparato a mettere insieme i testi

C’è un esempio nella ricerca che ha condotto alla teorizzazione di Epistemia particolarmente calzante per capire di cosa si tratta. Riguarda Donald Trump e le fake news: “Ci siamo accorti che nelle risposte (generate dai LLM) su Donald Trump spesso compariva la parola fake news. Quando abbiamo provato a capire perché ci siamo accorti una cosa interessante. Avendo imparato nell’addestramento da testi che associavano spesso Trump e fake news, il software nella risposta le mette in contesti contigui. Il testo generato ha la stessa valenza di un’estrazione al lotto, o alla tombola. Solo che lettere e numeri che ‘estrae’ uno di fianco all’altro sono in qualche modo collegati tra loro. Li mette affianco perché così ha imparato dai testi. La verità è che è solo un generatore di testo. Dato un token, una parola, prevede la successiva. E noi ci illudiamo che quella sia conoscenza”. A tal punto da usare quei risultati. Spacciarli per nostri. Spacciare quella conoscenza nei testi che scriviamo come se fosse reale conoscenza acquisita. Che diventa podcast, post, qualunque contenuto online.

Risparmiare il nostro tempo e le nostre energie mentali

Le ricerche di Quattrociocchi sono state citate in un recente articolo del Wall Street Journal. L’autore, oltre che citarlo, avanza un’ipotesi: per liberarsi dal dominio di questa falsa conoscenza, bisogna cominciare a filtrare le fonti delle nostre informazioni. Non dopo, ma subito. Appena si è scoperto che è una fonte poco attendibile, scartarla. Risparmiare le nostre energie mentali. La nostra attenzione. Perché la nostra attenzione è l’unica cosa che conta. E cederla senza pensarci troppo su è sbagliato. Sia che lo si faccia nei confronti del marketing che ammanta tutto il dibattito sull’IA. Sia che lo si faccia nei confronti di chi di quel marketing si nutre senza riflessione: “C’è una vicinanza imbarazzante di certo giornalismo con il marketing delle aziende che producono IA”, ragiona Quattrociocchi.

“È un settore pieno di disinformazione. Sebbene fatta da professionisti della comunicazione, titolati, che trovano legittimità solo perché parte del circuito informativo”. Per il ricercatore, pezzi dell’Epistemia in carne ed ossa. Anelli della catena della finta conoscenza. “Si sente parlare di apocalissi, super intelligenze, coscienze. La verità è che la scienza nega l’esistenza di tutto questo. E qualsiasi ragionamento si faccia sull’IA, se è fuori dal metodo scientifico e dalla verifica scientifica, semplicemente non ha senso”.