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WhatsApp, l’Italia esclusa dal bando sui chatbot: si potranno usare ChatGpt e le altre IA

WhatsApp, l’Italia esclusa dal bando sui chatbot: si potranno usare ChatGpt e le altre IA

Dal 15 gennaio WhatsApp prevedeva di limitare l’accesso alle integrazioni di assistenti IA di terze parti. In seguito a un intervento dell’Antitrust italiana, Meta ha scelto di applicare un’eccezione circoscritta ai numeri con prefisso +39

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Meta ha informato gli sviluppatori che l’Italia sarà esclusa dal bando previsto nelle nuove condizioni d’uso di WhatsApp, che limita l’accesso alla piattaforma dei chatbot di intelligenza artificiale concorrenti.

La nuova regola, in vigore dal prossimo 15 gennaio, non riguarderanno dunque gli utenti con numero italiano. L’esenzione riguarda il prefisso telefonico +39 e non rappresenta una regola valida per tutta l’Unione europea.

Perché l’Antitrust italiana è intervenuta

L’Italia è stata esclusa dall’applicazione della misura in seguito all’intervento dell’autorità antitrust nazionale. A dicembre scorso l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) aveva imposto misure cautelari a Meta sostenendo che, in un servizio dominante come WhatsApp, cambiare le regole per escludere i rivali mentre si promuove il proprio assistente (Meta AI) rischia di diventare un abuso di posizione dominante.

“La condotta di Meta sembra configurare un abuso, poiché potrebbe limitare la produzione, l’accesso al mercato o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di chatbot di intelligenza artificiale, a danno dei consumatori”, ha dichiarato l’Autorità mentre conduceva la sua indagine.

Che cosa stava cambiando su WhatsApp

La nuova regola studiata da Meta prevede infatti una forte limitazione, fino all’esclusione, dei chatbot di intelligenza artificiale sviluppati da aziende concorrenti, impedendo loro di operare liberamente all’interno dell’app.

In concreto, servizi di IA già utilizzabili su WhatsApp, come ChatGpt tramite integrazioni ufficiali o bot di terze parti, non saranno più accessibili agli utenti.

Questa impostazione rischia di incidere direttamente sull’esperienza degli utenti e sulle possibilità di scelta, concentrando l’uso dell’IA conversazionale su un solo fornitore.

Bruxelles indaga, ma (per ora) non ha imposto lo stop

In parallelo, la Commissione europea ha aperto un’indagine antitrust sulla policy di Meta relativa all’accesso dei provider di IA a WhatsApp.

La differenza, al momento, è procedurale e politica: l’Italia ha già imposto misure urgenti, mentre Bruxelles sta indagando ma non ha annunciato misure cautelari analoghe.

È una dinamica tipica dei casi “grandi piattaforme”: i regolatori nazionali possono muoversi più velocemente, mentre l’UE costruisce un dossier che mira a valere per tutto il mercato unico.

Anche il Brasile congela i nuovi termini

Intanto è emerso un secondo fronte: secondo Reuters il regolatore antitrust brasiliano CADE ha avviato un’indagine e ha sospeso nel Paese l’applicazione della stretta di Meta a chatbot su WhatsApp che non siano la Meta AI.

Il copione somiglia a quello italiano: la preoccupazione è che una piattaforma essenziale per comunicare e fare business possa usare regole contrattuali per decidere chi può “passare” e chi resta fuori dall’ecosistema.

Perché questa storia conta (oltre i chatbot)

Sotto la superficie, non si discute solo su un’integrazione tecnica. Si sta decidendo una cosa più grande: chi controlla la distribuzione dell’IA dentro le app che usiamo ogni giorno.

Se WhatsApp è, di fatto, un’infrastruttura sociale e commerciale, allora la possibilità per assistenti IA di terze parti di “vivere” lì dentro diventa un pezzo di concorrenza e innovazione.

Ed è un tema che si intreccia con l’altra grande partita europea sulle piattaforme: più obblighi e più responsabilità per i servizi molto grandi (WhatsApp compresa), tra antitrust e regolazione dei contenuti.