Tra i documenti inclusi nei 3,5 milioni di file resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, relativi a Jeffrey Epstein e alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell, figura anche un’email scritta nel 2009 da un’associata di Epstein, Peggy Siegel.
Nel messaggio si fa riferimento a un after party organizzato in occasione del film Amelia, diretto dalla cineasta indiana Mira Nair, al quale avrebbero preso parte, oltre alla regista, anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.
L’origine della foto fake
Quella mail e il contesto descritto hanno ispirato un account satirico attivo su X a realizzare un’immagine generata con l’intelligenza artificiale.
La foto fake ritrae Mira Nair insieme a suo figlio - l’attuale sindaco di New York Zohran Mamdani - all’epoca bambino. Attorno a loro compaiono Epstein, Maxwell, Clinton, Bezos e Bill Gates.
La scena è ambientata all’esterno, in strada, e richiama visivamente un evento pubblico, come una prima cinematografica o un appuntamento legato al mondo del cinema. L’account satirico ha accompagnato la pubblicazione del falso scatto con la frase: “Trucchi del mestiere per diventare un politico di successo in America”.
Sull’immagine è visibile in trasparenza il marchio “DFF”, riconducibile all’account satirico che l’ha prodotta.
Una semplice verifica della fonte, su X, consentirebbe di risalire all’origine del contenuto e di accertare che si tratta di un profilo che, come dichiarato nella propria biografia, ironizza sia sulla sinistra sia sulla destra attraverso video e meme “di alta qualità” realizzati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Questo elemento fornisce un contesto chiaro che permette di inquadrare l’immagine come un controverso contenuto satirico. Poiché è in grado di produrre disinformazione.
Il sostegno dei complottisti
L’immagine in questione infatti è stata interpretata da alcuni come autentica e rilanciata come se avesse un fondamento reale. Tra questi ne ha approfittato Alex Jones, conduttore radiofonico statunitense noto per la diffusione di teorie del complotto e per le sue posizioni nell’area dell’estrema destra.
In un post pubblicato su X, Jones ha presentato l’immagine come una notizia dell’ultima ora, sostenendo che nuovi file legati a Epstein collegherebbero direttamente Zohran Mamdani e sua madre al criminale condannato per abusi sessuale, alla sua collaboratrice e a Gates, Clinton, e altre figure pubbliche.
A sostegno di queste affermazioni, Jones ha utilizzato proprio l’immagine generata dall’account satirico, contribuendo alla sua diffusione sui social.
Come si riconosce una foto generata dall’IA?
Il caso pone una questione più ampia: in assenza di un marchio come quello presente sulla foto fake di cui stiamo parlando, come sarebbe stato possibile stabilire l’autenticità di un’immagine di questo tipo?
La fotografia appare tecnicamente convincente. Le mani dei soggetti risultano complete e proporzionate, senza anomalie nel numero delle dita, spesso considerate un segnale rivelatore delle immagini generate dall’IA.
Anche le persone sullo sfondo appaiono credibili e presentano dettagli coerenti con l’epoca e con la tecnologia utilizzata per immortalare la scena, compreso il tipico effetto degli occhi rossi causato dal flash nelle immagini notturne della fine degli anni Duemila.
Le e-mail di Jeffrey Epstein sono ora consultabili in una finta casella Gmail
La prima incongruenza
Dal punto di vista anagrafico, i protagonisti sembrano corrispondere all’età che avrebbero avuto nel 2009.
L’unica incongruenza evidente riguarda Zohran Mamdani che, nato nel 1991, all’epoca avrebbe avuto circa diciotto anni, mentre nell’immagine è raffigurato come un bambino.
Questo scarto temporale rappresenta un primo elemento dissonante e introduce un dubbio fondato sulla veridicità dello scatto.
Come funziona l’IA generativa
Per comprendere come immagini di questo tipo vengano costruite, è necessario considerare il punto di vista di chi le realizza. Gli autori conoscono il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale generativa e sanno che, per ottenere una fotografia credibile ambientata in una specifica epoca storica, i soggetti devono apparire coerenti con il loro aspetto in quel periodo.
Bezos, Gates, Clinton, Epstein, Maxwell e Mira Nair vengono quindi raffigurati con tratti compatibili con il loro aspetto attorno al 2009.
Trattandosi di personaggi pubblici, esiste un’ampia documentazione fotografica risalente a quegli anni. È verosimile che l’autore abbia utilizzato immagini d’archivio, scatti singoli dei vari soggetti, per fornire al modello di intelligenza artificiale riferimenti visivi coerenti.
A partire da questi materiali, attraverso un prompt testuale, al sistema è stato sicuramente chiesto di generare una scena unica: una fotografia di gruppo che includa tutti i soggetti forniti come riferimento, collocati in un contesto plausibile e coerente. Il risultato è un’immagine realistica, capace di confondersi con un documento autentico.
L’unico soggetto per il quale non esiste una quantità comparabile di immagini pubbliche è Zohran Mamdani da bambino.
In quella fase della sua vita non era una figura pubblica e la disponibilità di fotografie riconducibili a lui è limitata a pochi scatti emersi solo in seguito.
La ricerca su Google
Proprio su questo elemento si è concentrata la nostra analisi, alla ricerca della “prova” definitiva.
Per verificare quali materiali di partenza potessero essere stati utilizzati, è stata effettuata una semplice ricerca su Google utilizzando parole chiave mirate come “Younger Zohran Mamdani 2009” o “Zohran Mamdani 2009 child”, limitando i risultati alla sezione immagini. Tra i contenuti restituiti compaiono, effettivamente, alcune fotografie che ritraggono Mamdani insieme alla madre quando era bambino.
Uno di questi risultati risulta particolarmente rilevante. Nell’immagine la madre indossa un vestito rosso, mentre il bambino porta una maglia nera e una borsa a tracolla: gli stessi abiti visibili nell’immagine generata con l’intelligenza artificiale.
La foto che abbiamo trovato, riconducibile agli anni Duemila, è vera: è stata pubblicata di recente anche da un giornale rispettato e accreditato come The Telegraph, nel contesto di un articolo dedicato a immagini private dell’attuale sindaco di New York.
La corrispondenza visiva dei vestiti di Mamdani e Niar suggerisce che quello scatto possa aver costituito uno dei materiali di partenza utilizzati per la costruzione dell’immagine artificiale, con il ragazzo e la madre riposizionati in una posa diversa e inseriti in una scena pubblica.
La prova definitiva
Tuttavia la foto originale, in cui sono presenti solo Mamdani e la madre, non fuga ogni “dubbio”: la presenza di transenne e l’ambientazione notturna rafforzano l’idea di un evento ufficiale, come una prima cinematografica.
Su un piano teorico, questo scenario appare compatibile con il contenuto dell’email del 2009 rinvenuta nei documenti legati a Epstein e con il contesto evocato dall’immagine. In astratto, si potrebbe persino ipotizzare che si tratti di uno scatto della stessa serata.
Per verificare questa ipotesi, la nostra attenzione si è spostata verso una delle più grandi banche dati fotografiche al mondo, Getty Images.
Effettuando una ricerca per nome di Mira Nair e consultando gli scatti più datati, emergono fotografie che la ritraggono proprio insieme al figlio in una situazione pubblica, con gli stessi abiti presenti nell’immagine che abbiamo trovato su Google.
La prova decisiva dunque è fornita dai metadati ufficiali: Getty certifica la data degli scatti al 14 giugno 2004. Le immagini documentano la presenza di madre e figlio a una proiezione del film Fahrenheit 9/11.
Si tratta quindi di un evento diverso, collocato cinque anni prima rispetto al 2009 e privo di qualsiasi legame con il contesto evocato dall’email associata a Epstein.
Questo riscontro consente di escludere in modo definitivo l’ipotesi che l’immagine “di gruppo” circolata online, con Epstein e Maxwell, rappresenti una fotografia autentica della stessa occasione.
L’importanza delle fonti
Il confronto con archivi fotografici certificati dimostra che la scena è stata ricostruita artificialmente a partire da materiali reali, decontestualizzati e riassemblati.
Il caso mostra come, per smascherare immagini generate dall’intelligenza artificiale e diffuse come documenti autentici, sia necessario combinare strumenti classici del giornalismo, come il fact checking e la consultazione delle fonti, con una conoscenza di base dei meccanismi dell’IA generativa.
In un contesto informativo sempre più affollato di contenuti sintetici, è su questo terreno che si gioca una parte rilevante della distinzione tra informazione verificata e disinformazione.