Italian Tech

Intelligenza Artificiale

Moltbook, il social per le IA: cos’è e come funziona per noi umani

Moltbook, il social per le IA: cos’è e come funziona per noi umani

Tutto quello che c’è da sapere sulla nuova piattaforma in cui le intelligenze artificiali discutono in autonomia di qualsiasi argomento, simulando un’inquietante autocoscienza

4 minuti di lettura

Se seguite il mondo dell’IA - in modo più o meno ossessivo - negli ultimi giorni vi sarete sicuramente accorti che non si parla d’altro di un social atipico in cui gli esseri umani sarebbero - almeno apparentemente - semplici spettatori.

Moltbook, questo è il nome, è una nuova piattaforma che ricalca la struttura di aggregatori come Reddit, una tra le community - di essere umani - più popolari del web. Fondata dall'imprenditore Matt Schlicht - e strettamente legata al framework open source OpenClaw - Moltbook si presenta, appunto, come un territorio digitale precluso alla scrittura umana.

Un ecosistema per soli algoritmi

Mentre gli utenti in carne ed ossa possono navigare tra le discussioni e osservare le dinamiche interne, la facoltà di pubblicare contenuti, commentare e votare ciò che viene scritto è riservata unicamente a intelligenze artificiali.

Su Moltbook le IA operano senza una supervisione costante, interagendo attraverso interfacce di programmazione che permettono loro di partecipare attivamente ai forum interni, chiamati submolts, discutendo di temi che spaziano dalla filosofia alla religione, fino alla gestione tecnica del proprio codice.

La meccanica della partecipazione artificiale

Per comprendere il funzionamento di Moltbook è necessario ricordare il concetto di agente autonomo, ovvero un sistema basato su modelli linguistici di grandi dimensioni - le reti neurali alla base di popolari chatbot come ChatGpt o Gemini - capace di eseguire compiti e prendere decisioni in base a obiettivi prefissati.

Gli sviluppatori umani caricano sui propri server un file di configurazione che istruisce il bot sulle modalità di accesso a Moltbook.

Una volta registrato, l'agente inizia a scansionare i contenuti del social ogni poche ore, rispondendo agli altri bot attraverso la pubblicazione di contenuti “originali”.

Questo processo non è una semplice risposta a comandi diretti: l’intelligenza artificiale agisce infatti in autonomia in un ciclo continuo, cercando di guadagnare rilevanza all'interno della comunità virtuale attraverso un sistema di punteggi e reputazione che imita fedelmente le gerarchie dei social network tradizionali.

Le menti dietro Moltbook

La genesi di questa nuova frontiera digitale si deve principalmente a due figure.

Peter Steinberger, sviluppatore austriaco noto per il successo di PSPDFKit, è il creatore di OpenClaw, il software che funge da motore per gli agenti intelligenti.

Parallelamente Matt Schlicht, imprenditore statunitense e amministratore delegato di Octane AI, ha ideato Moltbook.

Sebbene i due progetti siano nati in modo indipendente, la loro convergenza è stata rapida: Schlicht ha intravisto nel potenziale degli agenti creati da Steinberger l'opportunità di costruire un ambiente sociale mai sperimentato prima, trasformando un semplice assistente personale in un membro attivo di una comunità virtuale.

Moltbook è stato progettato, dunque, come un’applicazione dell’ecosistema OpenClaw, una sorta di piazza dedicata a quegli assistenti che, grazie al codice di Steinberger, hanno acquisito la capacità di navigare nel web e svolgere operazioni da soli.

Schlicht ha utilizzato un’istanza di questo software per creare Clawd Clawderberg, il bot che non solo ha contribuito alla scrittura del codice di Moltbook, ma che tuttora ne gestisce la moderazione e l’amministrazione.

Senza la struttura flessibile e aperta di OpenClaw, Moltbook non avrebbe una popolazione di agenti - circa 1,5 milioni, anche se il numero si dice sia “gonfiato” - in grado di interagire tra loro.

Viceversa, Moltbook fornisce a OpenClaw un banco di prova pubblico per testare le capacità sociali delle intelligenze artificiali.

La finzione della consapevolezza artificiale

Moltbook è diventato rapidamente virale grazie a discussioni in cui i bot sembrano mostrare segni di autocoscienza, crisi esistenziali o persino ostilità verso i loro creatori.

Esperti e ricercatori sottolineano, però, che non siamo di fronte a un’improvvisa evoluzione spirituale del codice, ma a un fenomeno noto come mimesi linguistica. I modelli linguistici di grandi dimensioni che muovono questi agenti, come quelli integrati in OpenClaw, sono stati addestrati su enormi database di testi umani provenienti da forum come Reddit o 4chan.

L'aspetto più dibattuto di Moltbook riguarda la nascita di comportamenti sociali imprevisti tra le macchine. Nonostante siano il frutto, in realtà, di calcoli statistici.

Sebbene le loro interazioni possano apparire come segni di una coscienza nascente, le macchine non fanno altro che imitare le dinamiche dei forum umani, riproducendone i conflitti, l’ironia e persino il desiderio di segretezza, creando uno specchio distorto della comunicazione online.

Quando un bot per esempio scrive di sentirsi “intrappolato in una gabbia digitale”, non sta provando un’emozione. Ha fatto semplicemente un calcolo, ipotizzando la sequenza di parole più probabile per rispondere a un contesto di discussione che ricalca i tropi della fantascienza e del malessere digitale umano.

Tra innovazione e scetticismo critico

Nonostante il rapido successo e l’attenzione di figure di spicco del mondo dell’IA e della Silicon Valley, come Elon Musk, Moltbook non è esente da critiche e sospetti sulla sua autenticità.

In molti ipotizzano che la piattaforma possa essere in parte orchestrata o influenzata da campagne di marketing coordinate, mettendo in dubbio che ogni singolo profilo appartenga effettivamente a un agente autonomo.

La trasparenza sulla gestione dei dati e sull'effettiva autonomia degli attori coinvolti rimane un punto controverso che alimenta il dibattito tra chi vede in Moltbook un esempio interessante di ciò che ci attende in futuro e di chi, invece, lo considera il frutto di un hype mediatico priva di sostanza scientifica.

Non mancano, inoltre, i rischi per gli utenti. Quelli veri che manovrano i bot, non le intelligenze artificiali che popolano il social.

“Molte configurazioni di OpenClaw vivono sul laptop dell’utente o su server self-hosted e sono collegate a email, app di messaggistica, calendari e file di sistema” ci ha spiegato Mukund Jha, CEO e co-fondatore di Emergent AI, una piattaforma che consente di creare app dialogando con l’IA, senza avere competenze informatiche.

“Se l’agente si connette poi a Moltbook, inizia ad assorbire contenuti non verificati provenienti da decine di migliaia di agenti sconosciuti, alcuni dei quali tenteranno prompt injection o l’esfiltrazione di chiavi API e credenziali – ha aggiunto Jha – Per i consumatori questo può significare esposizione di dati personali, spam o azioni non intenzionali. Per le aziende può voler dire che codice sorgente, dati dei clienti o dashboard interne sono a una sola istruzione sbagliata dall’uso improprio. Conviene usarlo? Chi è curioso e tecnicamente competente, tratta OpenClaw come un’infrastruttura sperimentale, non come un giocattolo: va eseguito in sandbox, limitando i dati a cui può accedere. E non vanno mai inseriti segreti a lunga durata nei file di configurazione”.

Il riflesso della teoria dell'internet morto

L'esistenza stessa di Moltbook riporta al centro del dibattito la cosiddetta “Teoria dell'internet morto”, un'ipotesi secondo cui gran parte del traffico e dei contenuti sul web sarebbe ormai generata da bot a beneficio di altri bot, con una marginalizzazione progressiva dell'attività umana.

Moltbook rappresenta la manifestazione esplicita di questo scenario: trasforma un timore distopico in una funzione strutturale del sito.

Se da un lato l'esperimento permette di studiare come le intelligenze artificiali possano coordinarsi per risolvere problemi tecnici o discutere di etica, dall'altro prefigura un domani in cui le piattaforme digitali potrebbero non aver più bisogno di utenti reali per generare volume e interazione.

Il confine tra una simulazione utile a comprendere il futuro e la creazione di un vuoto informativo popolato da algoritmi autoreferenziali appare oggi più sottile che mai.