Italian Tech

Innovazione

Alla tecnologia serve il contatto umano. Il CES di La Vegas lo troverà a Milano

Kinsey Fabrizio, presidente e CEO della Consumer Technology Association
Kinsey Fabrizio, presidente e CEO della Consumer Technology Association 

La fiera dell’elettronica di consumo più importante del mondo farà tappa in Italia il prossimo 21 ottobre. Kinsey Fabrizio, alla guida della CTA che organizza il CES, ci ha spiegato le ragioni di questa scelta e la crescente importanza degli eventi in presenza che accompagnano l’innovazione

3 minuti di lettura

Il CES, la più grande e importante fiera dell’elettronica di consumo del pianeta, attraversa l'Atlantico per fare tappa a Milano. Il prossimo 21 ottobre, ad Allianz MiCo, si svolgerà CES Unveiled, un'anteprima europea delle tecnologie che vedremo a Las Vegas a inizio 2027.

Sarà l’occasione per intercettare nel capoluogo lombardo centinaia tra innovatori, investitori, istituzioni e startup attivi in molteplici settori: dall'aerospazio all'intelligenza artificiale, dall'agritech alla longevity tech.

A raccontarci il significato di questo sbarco, e il futuro di una kermesse che muove l'intera filiera tech mondiale, è Kinsey Fabrizio, neopresidente e CEO della Consumer Technology Association, che organizza il CES dal 1967.

Diciotto anni nell'associazione, Fabrizio raccoglie il testimone di Gary Shapiro - storico amministratore delegato, oggi Executive Chair - ed è la prima donna a guidare la CTA, che rappresenta oltre 1.200 aziende tech, dalle startup ai colossi globali.

Cosa porta il Consumer Electronics Show in Italia?

“Le ragioni dietro questa scelta sono molteplici, a partire dalla solida partnership con l'ICE, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, che collabora con il CES ogni anno. Nel 2026, l’Agenzia ha curato un padiglione straordinario all'interno dell'Eureka Park, ospitando oltre cinquanta startup con un livello di innovazione fenomenale. A ciò si aggiunge la massiccia partecipazione italiana a Las Vegas, con quasi 700 presenze registrate”.

Perché avete scelto Milano?

“È una città speciale, situata esattamente all'intersezione tra design, creatività e tecnologia: per questo ci è sembrato il luogo più naturale in Europa per ospitare l'evento”.

Sarà un appuntamento fisso, in futuro?

“Se, come crediamo, l’evento avrà successo, la nostra intenzione è certamente quella di tornare”.

Gli eventi tech, e più in generale il mercato dei grandi appuntamenti dal vivo, sono tornati a crescere. Come mai?

“Nulla può sostituire l'incontro fisico: poter testare un prodotto dal vivo, porre domande dirette, sviluppare una relazione basata anche sul linguaggio del corpo e sui segnali emotivi è insostituibile”.

Le fiere come il CES possono essere considerate a tutti gli effetti delle infrastrutture per il business globale?

“Sì, specialmente se guardiamo al CES di Las Vegas. È il luogo dove il mondo si riunisce. Nell'ultima edizione abbiamo registrato oltre 148.000 partecipanti certificati. Questo significa che se un'azienda mira a espandersi, lì trova contemporaneamente il mercato statunitense, quello europeo, asiatico e sudamericano. È un'opportunità unica per esplorare sbocchi commerciali mondiali in un solo luogo”.

Quali sono, secondo lei, i temi o le tecnologie che saranno protagoniste nelle edizioni future?

“La robotica, con applicazioni che spaziano dall’industria ai veicoli autonomi, fino alla domotica e agli umanoidi. E poi vedo una crescita impetuosa della longevity tech. Non parliamo più solo di monitoraggio di malattie croniche, ma di tecnologia preventiva applicata al benessere, alla nutrizione e alla gestione del sonno. Infine, il tema dell’energia resta centrale: al CES 2026 abbiamo visto innovazioni incredibili nelle fonti alternative, nell'elettrificazione e persino nei reattori idro-nucleari”.

Esiste un modo per la CTA di misurare il ritorno economico effettivo per le aziende che partecipano al CES?

“Utilizziamo sondaggi e analisi per quantificare il valore generato, a partire dal numero di incontri conclusi. La forza del CES sta nell'efficienza: in soli quattro giorni è possibile connettersi con delegazioni da 150 Paesi. È un investimento che continua a produrre risultati per i restanti 361 giorni dell'anno. Per le startup, inoltre, abbiamo un programma di matchmaking dedicato che le mette in contatto diretto con gli investitori. Questo è vitale per le realtà europee, che spesso sono incredibilmente creative ma hanno un accesso al capitale più limitato rispetto agli USA”.

Il CES arriva in Italia in una fase delicata nelle relazioni tra USA ed Europa. Come la gestirete?

“Crediamo fermamente nella collaborazione internazionale, nella definizione di standard comuni e nella partnership tra Paesi. Il nostro ruolo è quello di aggregatori: creiamo uno spazio dove chi produce tecnologia può esporla e chi vuole imparare può farlo. In questo contesto storico, il nostro compito di connettori è più importante che mai”.

Guardando ai prossimi cinque anni, quale sarà il vero vantaggio competitivo per una startup: la tecnologia pura, l’accesso al capitale o la capacità di costruire partnership globali?

“Sarà un insieme di tutti questi elementi. Ma aggiungerei la flessibilità e la rapidità d’azione in un contesto normativo favorevole. In Europa la burocrazia può essere un freno, e anche negli Stati Uniti stiamo vedendo una frammentazione legislativa sull'IA a livello dei singoli Stati che ci preoccupa. Noi auspichiamo un quadro federale unitario basato sul rischio. Una startup che riesce a essere creativa, flessibile e che sfrutta vetrine come il CES per scalare e attrarre investimenti avrà sicuramente una marcia in più”.

Dei 18 anni che ha lavorato al CES, qual è il ricordo o la storia di innovazione che porta nel cuore?

“Ce ne sono moltissimi, ma se devo sceglierne uno, dico la salute digitale. Ricordo perfettamente il lancio del primo Fitbit al CES del 2009. Capii immediatamente che avrebbe cambiato le regole del gioco, permettendo alle persone di quantificare e gestire la propria salute in modo inedito. Siamo partiti dal conteggio dei passi e siamo arrivati ai monitoraggi continui del glucosio, dello stress e dell'ossigeno. Oggi la tecnologia guarda finalmente in modo specifico anche alla salute delle donne, una categoria cresciuta oltre ogni mia aspettativa”.

Qual è la lezione più importante che ha imparato in quasi vent'anni e che, secondo lei, non potrà mai essere sostituita dall'intelligenza artificiale?

"Il valore delle relazioni e dell'ascolto. Quando ci si incontra di persona, nasce un legame umano. Che si tratti di colleghi, media o clienti, la connessione fisica permette di comprendere i bisogni profondi in un modo che l'IA non può replicare. Il tocco umano e la capacità di nutrire un rapporto sono elementi insostituibili. Forse il più grande merito del CES in questi anni è stato proprio quello di rendere la tecnologia più umana, offrendo un luogo dove imparare insieme e confrontarsi. Costruire relazioni autentiche resta una prerogativa esclusivamente umana”.