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Pronto al lancio “Roman Telescope” della Nasa, il nuovo, rivoluzionario, telescopio spaziale

Pronto al lancio “Roman Telescope” della Nasa, il nuovo, rivoluzionario, telescopio spaziale

Il takeoff previsto in settembre dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, a bordo di un razzo Falcon Heavy di SpaceX

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“Il Roman Space Telescope è il successore del Webb Telescope, e produrrà immagini con campo di vista oltre 100 volte superiore a quello del Telescopio Spaziale Hubble. Verrà impiegato soprattutto per lo studio dell’energia oscura e per gli esopianeti. Due tra le grandi sfide di conoscenza dell’astronomia moderna. Siamo pronti a nuove e incredibili scoperte”.

Ce lo conferma da Baltimora, dove ha sede lo Space Telescope Science Institute, il professor Massimo Robberto. Di origini piemontesi, è un astrofisico italo-americano che è Responsabile scientifico della NIRCam, uno degli strumenti principali (e per certi aspetti il più importante) del Webb Space Telescope, il grande osservatorio che da quattro anni opera a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. E come ci ricorda Robberto, conosciamo ancora davvero poco dell’Universo. Solo il 5-6 per cento della materia che lo forma è conosciuto, il resto è ancora tutto da scoprire, e non a caso si chiama materia oscura.

Controtendenza, con lancio anticipato

Quello della materia e dell’energia oscura, assieme alla caccia di “nuove Terre”, magari abitabili da esseri viventi attorno ad altre stelle, sono gli obiettivi del Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo e sofisticato telescopio spaziale che Nasa ha svelato ufficialmente ieri presso il Centro “Goddard”, con sede nel Maryland: “Sarà un magnifico successore sia dell’Hubble che del Webb, che già di per sé rappresenta un progetto rivoluzionario, sia dal lato tecnologico che scientifico nella storia dell’astronomia dalla spazio - ci dice Robberto -. E il suo lancio è stato anticipato a quest’anno, nonostante inizialmente fosse programmato per il 2027. E, come Webb, andrà in un’orbita detta “Halo” attorno al punto lagrangiano L-2.

Quindi, al contrario di ciò che avviene di solito, cioè con grandi missioni spaziali e satelliti complessi che spesso subiscono ritardi, il “Roman” parte in anticipo, con il lancio fissato per gli inizi di settembre 2026 a bordo di un razzo Falcon Heavy di SpaceX dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral.

Previsto per restare operativo per almeno 5 anni, avrà a bordo due strumenti principali: la Camera ad ampio campo con 18 rivelatori, e un corongrafo per lo studio di esopianeti costituito da una serie di dischi e specchi deformabili tramite ottica attiva. I suoi obiettivi scientifici sono ritenuti di enorme importanza dalla comunità astronomica internazionale: gli utilizzi scientifici dei dati e delle immagini del “Roman”, come già per Hubble (operativo, dopo riparazione in orbita, dal 1993), e Webb (operativo dal 2022), saranno disponibili per gli scienziati di tutto il pianeta. Gestiti dal Centro STScl, saranno disponibili pubblicamente entro pochi giorni dall’inizio delle osservazioni. Ed è una delle ragioni per cui il “Roman” si è salvato dai tagli ai programmi scientifici Nasa, sulla base delle direttive dell’attuale amministrazione statunitense.

Omaggio a Nancy

Frutto di oltre 10 anni di lavoro, e costato 4 miliardi di dollari, questo satellite-osservatorio alto oltre 12 metri è stato intitolato nel 2020 a una delle più grandi astronome americane, Nancy Grace Roman, nota anche come la "mamma di Hubble", in riferimento al telescopio lanciato dallo Shuttle nel 1990, e prima donna a ricoprire una posizione dirigenziale alla Nasa. Nel 1959 entrò a far parte della Nasa e nel 1960 divenne responsabile dei programmi di Astronomia e Relatività presso l’Office of Space Science.

"Il Roman Telescope sarà in grado di inviare 11 terabyte di dati al giorno, e qundi nel primo anno ci avrà fornito più dati di quanti il telescopio Hubble abbia raccolto in tutta la sua vita - precisa Robberto. Grazie a una grande lente grandangolare, la Nasa sarà in grado di compilare un vasto inventario degli oggetti che compongono il nostro universo - dicono gli scienziati Nasa responsabili del programma -. Ci si aspetta che Roman scopra “decine di migliaia di nuovi pianeti" o "migliaia di supernove”.

Il nuovo telescopio spaziale è dotato di uno specchio da 2,4 metri, identico per dimensioni a quello dello storico Hubble. La differenza fondamentale è nel campo di osservazione: Hubble si concentra sui dettagli fini, mentre Roman punta a esplorare il cielo con un campo visivo cento volte più ampio di quello di Hubble.

La ricerca di pianeti extrasolari dallo spazio. E a terra

Osservare la struttura su larga scala di galassie sarà un altro dei settori di cui si occuperà il Roman Telescope, che cercherà di rispondere a domande su come l’universo si sia formato, evoluto ed espanso, attraverso indagini sulla materia oscura e sull’energia oscura. Roman condurrà anche una “Galactic Bulge Time-Domain Survey” per osservare il rigonfiamento centrale di stelle della Via Lattea. Gli astrofisici cercheranno esopianeti utilizzando la tecnica chiamata lente gravitazionale: la luce delle stelle proveniente da galassie lontane, quando viene ‘flessa’ può far sì che oggetti che passano davanti a corpi massicci vengano temporaneamente ingranditi e resi visibili, grazie a come funzionano la relatività generale e lo spazio-tempo.

Questo permetterà a Roman di individuare esopianeti attraverso piccoli bagliori o distorsioni nella luce stellare quando i pianeti passano davanti alle stelle. Sempre che tali distorsioni non siano dovute a fenomeni stellari come anomali movimenti o ad altri processi interni alle stelle.

E anche se la ricerca di altri pianeti extrasolari e possibilmente nuove Terre, non resterà solo un settore legato ai telescopi spaziali, ma anche ai grandi osservatori di terra: “Verrà realizzato l’Habitable Worlds Observatory - dice Massimo Robberto -, un progetto di cui mi sto occupando direttamente, che sarà un gigante della classe 8 metri, che come ricorda il nome sarà soprattutto dedicato all’osservazione e ricerca di mondi potenzialmente abitati, e all’astronomia nell’ultravioletto”.