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IA e lavoro

“Per resistere all’IA bisogna diventare ibridi”

“Per resistere all’IA bisogna diventare ibridi”

Guido Saracco, ex rettore del Politecnico di

Torino: “Accanto ai tecnici servono filosofia, economia, etica per porre le domande giuste”

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Guido Saracco, ex rettore del Politecnico di Torino, non usa giri di parole. L’intelligenza artificiale generativa, arrivata «tra capo e collo a fine 2022», ha travolto la formazione universitaria come «uno tsunami cognitivo. Il secondo, dopo quello dell’IA dei big data. E ha un riflesso nelle modalità con cui insegniamo: la prospettiva è di far assistere i nostri studenti da agenti IA», spiega, raccontando come l’ateneo abbia risposto, prima dell’avvento di ChatGpt, con la laurea magistrale in Data Science Engineering. Fino a pochi anni fa, l’IA era confinata ai corsi di informatica. Durante il suo rettorato, Saracco ha lanciato programmi per formare profili ibridi: economisti e giuristi con basi tecniche, accanto a ingegneri pronti a sviluppare applicazioni per settori come finanza, biologia e medicina. Anche Challenge con imprese – aziende che pagano 25mila euro per semestre perché i ragazzi risolvano problemi reali: una sorta di ponte tra aula e head hunting feroce. «Non possiamo trattenere in Italia questi ragazzi solo coi soldi», ammette.

Il nodo, a suo parere, è il passaggio dalle superiori all’università. «Bisogna che il cervello si sia sviluppato con i sani vecchi metodi dell’esperienza e dell’emozione – insiste –. Fino ai 16-17 anni bisognerebbe privilegiare le esperienze analogiche per favorire lo sviluppo del pensiero critico e la gestione delle emozioni». Poi, dalle superiori, come racconta sul suo ultimo libro Alleati Digitali, la nostra IA personale (Laterza) si dovrebbe introdurre un alleato digitale, un tutor digitale personale basato su IA che accompagni per tutto l’arco di studi, e non solo. «Studenti e docenti devono diventare bravi prompt engineer, capaci di saper dare le indicazioni

corrette alle IA generative».

L’Italia in tal senso è in ritardo: manca una politica nazionale. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito per ora si è limitato a sperimentare in 15 scuole primarie e secondarie di Lombardia, Toscana, Lazio, Calabria l’uso di assistenti IA per personalizzare la didattica e valutarne l’impatto sui risultati. Il progetto monitorato da Invalsi ha generato nel 2025 risultati positivi, ma non sono mancate critiche e comunque la valutazione finale è attesa entro la fine di questo anno scolastico. Nel frattempo in Cina l’IA è già entrata alle elementari con insegnanti che fanno da guida.

«La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane per ora si è limitata a un accordo con OpenAI per avere sconti su ChatGpt», sottolinea Saracco, con sguardo obliquo. L’IA generativa impone però cambiamenti radicali. «Tutti gli studenti e i docenti non possono più farne a meno, anche se questo vuol dire anche alzare l’asticella, cambiare il modo di fare gli esami». Niente più tesine nelle triennali: solo speech orali, per verificare l’introiezione vera. La prospettiva è di un alleato digitale capace di monitorare in tempo reale: «Fa la valutazione in itinere, suggerisce cosa studiare, perché magari emergono carenze». In classi sempre più affollate, sarà un aiuto, e non un sostituto, ai docenti per identificare chi arranca.

Saracco è per una formazione olistica. «La rivincita delle humanities: sono fondamentali per gestire l’intelligenza artificiale, per capire i problemi e contestualizzare». Gli ingegneri non devono essere «aridi tecnici»: filosofia, economia, etica servono per porre domande giuste, con riflessi umani. L’intelligenza artificiale amplifica la creatività – dai sonetti all’ingegneria – ma conta «l’incipit dell’artista e la decisione finale».

I pericoli: «Il grosso problema che temo è essere colonizzati da big tech che entrano nei processi cognitivi, portando i loro bias». Si rischiano privacy e indipendenza, con alleati intelligenti che «sanno tutto di noi». Università e imprese dovrebbero collaborare: «Le università devono co-progettare la formazione con le imprese». Saracco auspica un’Europa che punti su un LLM etico, come Claude di Anthropic, oppure si giochi tutto sul più accreditato comunitario, il francese Mistral AI: «Tutti insieme dobbiamo avere le idee chiare su dove andare». E soprattutto spera nel rigore della garanzia dei dati e dei diritti digitali. L’Italia, per ora, cerca la direzione del vento.