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Cos’è la mini Luna blu visibile il 31 maggio

Cos’è la mini Luna blu visibile il 31 maggio

Un fenomeno raro e inconsueto: per questo è “blu” (per gli anglosasssoni)

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Che si trovi al punto più vicino alla Terra, mentre appare come una gigantesca palla luminosa nel cielo, oppure come una sfera lontana, la Luna piena ha sempre lo stesso fascino. E con un buon binocolo e con un piccolo telescopio è già possibile ammirarne i dettagli: non proprio come quelli visti dagli astronauti della navicella Orion lo scorso 6 aprile, ma comunque con una buona risoluzione.

E quella che sarà possibile osservare il prossimo 31 maggio sarà una luna piena particolare, definita “mini luna blu”, poiché sarà alla massima distanza dalla Terra. La Luna infatti varia la sua distanza dal nostro pianeta, che è in media è di 384mila chilometri, a volte avvicinandosi fino a 360mila e allontanandosi, come in questo caso, arrivando a 405.500. E poi, questa luna “mini” è anche definita blu.

Blu? No, sempre grigia

Quella del 31 maggio è la seconda “luna blu” (piena) del mese, dopo quella del giorno 1. Un evento che si verifica in media ogni tre anni. Ma il nostro satellite naturale non cambia colore. Il nome viene dalla pittoresca definizione inglese once in a blue moon, cioè un qualcosa che si verifica di rado: l’equivalente del nostro “ogni morte di papa”. E così è nato l’uso astronomico del termine per indicare la luna piena “in più” che a volte si inserisce in un mese di calendario.

Ed esiste anche una definizione più antica, legata alle stagioni: in quel caso è Luna Blu la terza luna piena in una stagione che ne conta quattro invece delle solite tre. La Luna quindi, resta sempre grigia a chi la osserva, o sul bianco-giallo mentre è illuminata dal Sole: “Il grigio è il colore predominante - ci disse una volta l’astronauta Edgar Mitchell, sbarcato sulla Luna con l’Apollo 14 nel 1971 - Però poi i colori cambiano: è marrone se la guardi all’ombra e di un grigio chiarissimo, quasi bianco, mentre è illuminata dal Sole”.

Due volte nel mese

Piuttosto, è raro che si verifichi due volte in un mese: “Tra due lune pene , vi sono in media 29 giorni e mezzo - spiega l’astrofisico Gianluca Masi, a capo del Virtual Telescope con sede a Monciano (Grosseto) - di solito quindi, se ne conta una in un mese. Ma un anno contiene 12 cicli lunari completi, più 11 giorni circa. La durata più breve del mese lunare rispetto a quella media del mese calendariale, fa si che un anno ogni due o tre, contenga 13 lune piene”. Dal punto di vista tecnico, il momento esatto del plenilunio sarà alle 10:45 ora italiana del 31 maggio — in piena mattina, quindi invisibile. Ma la Luna apparirà piena a tutti gli effetti già dalla sera del 30 maggio e fino a quella del 1° giugno.

E’ una mini luna

Il riferimento non è quello dato dalla Nasa a quella che sarebbe la nostra seconda luna (in realtà, un asteroide di 19 metri di diametro, che orbiterà attorno alla Terra fino al 2083). Ma al fatto che la Luna sarà lontana da noi, la luna piena più “piccola” del 2026. Avviene vicino all’apogeo, il punto più distante dell’orbita lunare dalla Terra. Il risultato è un disco apparente tra il 6 e il 10 per cento più piccolo di una tipica luna piena — una differenza quasi impercettibile a occhio nudo, ma evidente se si confrontano le fotografie con quelle di una superluna, quella cioè molto grande alla nostra osservazione. Il 31 maggio, brillerà in prossimità di Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione. Dall’Italia si vedrà una suggestiva congiunzione proprio con Antares, e in alcune zone del Sud America e in Antartide, la Luna arriverà addirittura a coprire la stella per qualche minuto.

Come osservarla

Le serate ideali sono quella del 30 maggio e del 31 maggio. La Luna sorgerà a est. In serata si sposterà verso sud, dove si potrà apprezzare la vicinanza con Antares. Qualche consiglio degli astrofili. Per la migliore osservazione, meglio scegliere un posto aperto verso est e sud-est (come una spiaggia, o una collina, la riva di un lago) e allontanarsi il più possibile dall’inquinamento luminoso. Per fotografarla con lo smartphone è importante innanzitutto la stabilità: quindi da appoggiare su una superficie fissa o un treppiede, poi toccare la Luna sullo schermo riducendo un po’ l’esposizione per non bruciarla. Con macchine fotografiche di buon livello, tipo una reflex: ISO tra 200 e 400, tempi tra 1/250 e 1/500 di secondo, diaframma intorno a f/5.6–f/8 e messa a fuoco manuale all’infinito. Dal web: alle ore 3:30 il Virtual Telescope trasmetterà le immagini in diretta con i commenti di Gianluca Masi, che è anche autore del recente saggio Quando l’Universo diventò infinito.