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Esplosione del razzo Blue Origin: le prime ipotesi sulle cause

Esplosione del razzo Blue Origin: le prime ipotesi sulle cause

Sarebbe stata una perdita di propellente il motivo della deflagrazione del New Glenn. Da indagare però le cause prime. Una battuta d’arresto per la società di Jeff Bezos nella lotta con Space X (se Starlink) di Musk

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“Può capitare, ma se non capitava era molto meglio”.

E’ il commento laconico di uno degli ingegneri della Blue Origin, dopo l’esplosione sulla piattaforma di lancio numero 36 di Cape Canaveral, del grande razzo vettore New Glenn.

E non è certamente un periodo favorevole per il nuovo e potente lanciatore della compagnia spaziale fondata da Jeff Bezos. Dopo il fallimento dell’ultimo lancio, dove il primo stadio aveva comunque funzionato correttamente, ma il secondo non era riuscito a collocare in orbita il carico utile, ora arriva la devastante esplosione di questa notte. Il New Glenn, che inizialmente aveva effettuato voli di successo, si era dimostrato un vero e proprio concorrente del razzi Super Heavy di SpaceX, ed era pronto per un nuovo lancio. Ma una perdita di propellente ha fatto esplodere il razzo.

In effetti si era notato maggiore fumo attorno al vettore, che era anomalo rispetto ai normali pennacchi di vapore che si verificano per lo spurgo dei propellenti criogenici stivati negli stadi del razzo (metano e ossigeno liquidi) e in pochi attimi la palla di fuoco ha invaso il Pad di partenza.

L’esplosione non ha causato nessuna vittima tra il personale di supporto. Lo ha chiarito Jeff Bezos su X: “Tutto il personale si trova in salvo, non manca nessuno all’appello”. Complesso, invece, capire le cause dell’esplosione: “Troppo presto per conoscere la causa principale ma stiamo già lavorando per individuarla. È una giornata molto difficile ma ricostruiremo quello che deve essere ricostruito e torneremo a volare. Ne vale la pena”.

Certamente si tratta di una grossa perdita di combustibile liquido: la commissione che se ne occuperà dovrà individuare da dove si è verificata, e secondo Bezos ciò avverrà molto presto.

Non è affatto una novità. E’ capitato spesso, anche ai molti test dei razzi di SpaceX, di assistere a queste esplosioni, anche se raramente di un vettore per intero sulla rampa. E anche per l’ormai collaudato New Shepard, quello dei voli che raggiungono la linea di Karman, cioè il limite con lo spazio extra-atmosferico per scopi di turismo spaziale, non erano mancati i problemi. Ma il New Glenn, un razzo alto 98 metri, con diametro di 7 metri, non fa lanci turistici, e non è nemmeno progettato per (al momento) inviare astronauti nello spazio. Il suo esordio spaziale era stato positivo, pur senza il recupero del secondo stadio a gennaio del 2025. Il secondo lancio fu perfetto, novembre scorso, con il lancio verso Marte della sonda Escapade. Non bene invece lo scorso aprile per un problema al secondo stadio.

Il lancio di oggi doveva portare in orbita 48 satelliti in orbita bassa: è un progetto di Amazon, con l’obiettivo di costruire una rete di satelliti in grado di fornire connessione a internet a bassa latenza. Anche qui non è difficile cogliere il competitor: è la stessa idea alla base di Starlink, la rete di satelliti di SpaceX.

E poi, in novembre, era in programma il lancio di un modulo lunare “Blue Moon” senza equipaggio di quelli di tipo MK-2 destinati agli allunaggi del Programma Artemis. Il test servirà poi per l’invio di un modulo successivo per la missione Artemis 3, in programma a fine 2027, il cui equipaggio verrà annunciato dalla NASA il prossimo 9 giugno. Gli astronauti, con l’astronave Orion dovranno raggiungere l’orbita terrestre e agganciarsi al modulo lunare lanciato senza equipaggio, e tentare lo stesso test con l’astronave Starship di SpaceX.

Ma è inevitabile che, dopo l’incidente di oggi, il test del prossimo novembre potrebbe subire uno slittamento di data.