OpenAI sta lavorando a una profonda trasformazione di ChatGpt perevolvere il chatbot in unasuper-app basata su agenti IA capaci di svolgere compiti complessi in autonomia.
Una ristrutturazione che mira a incrementare i ricavi e l'efficienza aziendale in vista dell’imminente quotazione in borsa, spostando il focus dai servizi gratuiti verso soluzioni a pagamento per le imprese.
La strategia prevede l'integrazione di strumenti avanzati di programmazione e la collaborazione con partner esterni per creare un assistente digitale unico. Il cambiamento riflette una competizione sempre più accesa con rivali quali Anthropic, privilegiando la redditività rispetto alla semplice interazione testuale.
In questo nuovo assetto, l'azienda sta riorganizzando i team interni e sta accantonando i progetti meno redditizi per concentrarsi su prodotti ad alto margine.
La super-app di OpenAI
La super-app è concepita per trasformare la chatbot in una piattaforma integrata che combina strumenti di programmazione come Codex e agenti IA.
Superare il modello di un bot che si limita a rispondere a domande per approdare a un sistema più evoluto tanto versatile da essere usato sia dalle aziende sia dai singoli.
Si può vedere la super-app come un insieme di strumenti trasversali, tra i quali spicca Codex, un’agente di programmazione capace di scrivere codice, correggere bug, eseguire test e di proporre modifiche in modo semi-autonomo all’interno di ambienti isolati. È progettato per svolgere attività tipiche dell’ingegneria del software partendo da prompt, ossia da istruzioni impartite in linguaggio naturale.
Lanciato nel 2025, Codex ha visto crescere la propria diffusione di mese in mese fino a raggiungere i 5 milioni di utenti attivi settimanali e, secondo OpenAI, il 20% di questi ne fa uso per attività quali analisi dei dati, reportistica e automazione di processi. Non serve solo agli sviluppatori e c’è chi è disposto a pagare per usarlo.
C’è un legame tra Codex e gli agenti IA sui quali OpenAI intende spingere. Entrambi sono propedeutici al passaggio dall’interazione testuale all’azione operativa e questo spiega perché sono riuniti nella super-app.
Gli agenti IA possono svolgere compiti complessi per conto degli utenti ma occorre fare dei distinguo. Fungono da supporto e non mirano a sostituire le persone: possono organizzare calendari, prenotare viaggi e svolgere compiti tipicamente amministrativi, grazie anche a una rete di partner che già annovera Canva e Booking.com.
OpenAI prevede che, con l'avanzare della tecnologia, i confini tra chatbot, motori di ricerca e software di produttività svaniranno, lasciando il posto a un'unica entità capace di svolgere una serie crescente di compiti.
L’aggiornamento verrà distribuito durante le prossime settimane e modificherà l’interfaccia di ChatGpt, consentendo agli utenti di interagirvi mediante il web, le app per dispositivi fissi e mobili e anche mediante la voce.
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La “morte dei chatbot”, i modelli di business e l’Ipo
Gli ultimi dati certi risalgono allo scorso mese di febbraio, quando OpenAI ha annunciato di avere 900 milioni di utenti, 50 milioni dei quali paganti.
Prima che OpenAI pensasse all’Ipo, ovvero alla quotazione in borsa, le perdite stimate tra il 2023 e il 2028 ammontavano a 44 miliardi di dollari, con il bilancio di pareggio atteso tra il 2029 e il 2030.
Una situazione che non attira investitori in assenza di un modello di business più solido che, nelle intenzioni dell’azienda guidata da Sam Altman, può essere garantito dai contratti aziendali.
Il chatbot, usata soprattutto da utenti non paganti, lascia spazio alla super-app che avrà un costo diverso e che consentirà di creare agenti IA il cui prezzo varierà sulla scorta del valore del lavoro che sono chiamati a svolgere.
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Se ChatGpt ha aiutato OpenaAI e di riflesso anche i suoi competitor a democratizzare l’uso delle IA, è giunto il momento di pensare ai guadagni ed è per questo che il chatbot è destinato a diventare una piattaforma operativa completa: l’IA del futuro non si limiterà ad ascoltare ma si dedicherà al fare, a diventare centrale soprattutto nelle imprese.
Non stupisce che OpenAI, il 5 giugno appena trascorso, ha introdotto la modalità opzionale Lockdown Mode, pensata per proteggere gli utenti da attacchi di prompt injection limitando le funzioni che potrebbero favorire l’esfiltrazione di dati.
Il prompt injection, una tecnica usata dai criminal hacker per ingannare un modello IA affinché esegua azioni che non sono state richieste dagli utenti, è una minaccia che attanaglia le aziende. Anche questa modalità indica che OpenAI sarà sempre più orientata alle imprese e alle organizzazioni.