È ufficiale. Il 16 luglio 2026 OnePlus ha confermato che non presenterà più nuovi prodotti in Europa e negli Stati Uniti d’America. Lo store europeo rimane aperto, la distribuzione internazionale dei futuri smartphone - come la serie OnePlus 16 - appare per lo meno incerta in questi due mercati, finiti al centro di una vasta riorganizzazione decisa dalla casa madre Oppo.
Una decisione figlia di necessità strategiche confrontate con un momento in cui il mercato ha il fiato corto e che, di fatto, alle nostre latitudini interrompe la storia (non lunghissima, in verità) di un’azienda che ha affrontato i giganti, che è stata ribelle e che continuerà a essere tale in tutti gli altri mercati. Il ritiro di OnePlus non significa che gli smartphone scompariranno dai negozi, le scorte già presenti verranno vendute normalmente.
Nel frattempo, Oppo, che ingloba OnePlus, ha deciso di aumentare la propria presenza e gli investimenti nei mercati europei, mentre negli Usa gli smartphone Oppo vengono importati da rivenditori indipendenti.
I motivi della scelta di OnePlus
Una scelta strategica, dicevamo, dettata dalla necessità di unificare lo sviluppo software tra i vari marchi del gruppo per ridurre i costi e rendere più scattanti i rilasci globali che, d’ora in poi, avverranno in un’area geografica più contenuta.
Ad accelerare questa mossa è subentrato il rallentamento del mercato degli smartphone e una competizione sempre più serrata con colossi come Samsung, Apple e Google.
Altre complicazioni sono derivate dalle tensioni geopolitiche e dalle sfide commerciali che hanno limitato l'espansione delle aziende cinesi in Occidente negli ultimi anni.
Infine, la progressiva perdita di identità dovuta alla fusione operativa con Oppo ha ridotto la forza del marchio OnePlus nel segmento premium, rendendo quasi inevitabile questo ridimensionamento.
Cosa deve aspettarsi chi possiede uno smartphone OnePlus
Le persone che hanno già acquistato uno smartphone OnePlus non subiranno un’interruzione del servizio, poiché Oppo si è impegnata a garantire l’assistenza tecnica, il supporto post-vendita e la validità delle garanzie legali. I dispositivi già presenti sul mercato continueranno a ricevere patch di sicurezza e aggiornamenti per tutto il periodo di supporto promesso per ciascun modello.
Quando, durante i prossimi mesi, il sistema operativo ColorOS 17 verrà rilasciato, i possessori di smartphone compatibili potranno decidere se passare alla nuova interfaccia o mantenere OxygenOS, sebbene restare ancorati alla vecchia versione potrà comportare la perdita di futuri aggiornamenti software.
Qualora un utente decidesse di aggiornare e non fosse soddisfatto, l'azienda ha confermato che sarà possibile eseguire una procedura di rollback per tornare alla versione precedente. Per qualsiasi necessità di riparazione o informazione, il punto di contatto ufficiale rimangono il sito web del brand e lo store europeo, che per adesso rimarrà operativo.
L’arrivo negli Stati Uniti e in Europa
Lo smartphone OnePlus One è stato il primo a essere venduto in alcuni Paesi europei e negli Usa a partire dal 2014, secondo una logica centralizzata e controllata. Infatti, la distribuzione avveniva tramite invito ed esclusivamente attraverso il sito aziendale.
Tra i mercati europei della prima ora figuravano Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Danimarca, Finlandia, Portogallo e Svezia. A marzo del 2015 l’azienda ha esteso la disponibilità ad altri sedici mercati, arrivando a coprire sostanzialmente tutta l’Unione europea.
Negli Usa, pure vendendo ai consumatori, OnePlus ha dovuto attendere il mese di ottobre del 2018 per stringere accordi con gli operatori mobili e vendere i propri dispositivi nei negozi di telefonia, peraltro senza riscuotere un grande successo, come vedremo.
La storia di OnePlus in breve
OnePlus Technology è stata fondata a Shenzhen (Cina) il 16 dicembre 2013 da Carl Pei e da Pete Lau, già vicepresidente di Oppo, con l’obiettivo di vendere smartphone con componenti di fascia alta a prezzi sensibilmente inferiori rispetto ai modelli Samsung, Apple e HTC.
Il primo terminale, OnePlus One, è stato presentato il 23 aprile del 2014 e, nella sua versione da 64 GB, costava 299 euro. A bordo aveva Cyanogen OS, versione modificata di Android, e offriva caratteristiche paragonabili a quelle di smartphone più costosi. All’esordio OnePlus si è presentata come una società indipendente ma strettamente in rapporto con Oppo Electronics che, oltre a fare parte degli investitori, condivideva con OnePlus approvvigionamento, cicli di produzione e parte delle strutture industriali.
Entrambe le aziende vengono normalmente ricondotte all’ecosistema di BBK Electronics, il conglomerato cinese al quale sono associati anche Vivo, iQOO e Realme. A giugno del 2021 OnePlus ha annunciato una maggiore integrazione con Oppo, diventandone di fatto un marchio interno pur mantenendo, se non altro formalmente, un’identità commerciale distinta.
Un’integrazione che ha coinvolto anche il software tant’è che OxygenOS, l’interfaccia tipica degli smartphone OnePlus, ha cominciato a condividere parte della base tecnica con ColorOS di Oppo, siglando così una maggiore elasticità nella distribuzione degli aggiornamenti ma, nel contempo, indebolendo l’immagine di produttore indipendente vicino agli utenti che aveva reso OnePlus particolare.
Le critiche
La natura ribelle di OnePlus ha sollevato critiche e problemi. L’idea di diventare una flagship killer (capace di dare filo da torcere ai dispositivi di fascia alta) è stata accolta con favore ma il sistema delle vendite su invito ha frustrato i consumatori.
Nel 2014, l’iniziativa “Ladies First” che coinvolgeva le donne chiedendo loro di pubblicare fotografie con il logo OnePlus è stata percepita dai consumatori come sessista e ritirata in tutta fretta. In seguito, a partire dal mese di giungo del 2016, con il debutto dello smartphone OnePlus 3, le vendite su invito sono state abbandonate.
La rottura con Cyanogen e il caso indiano
Uno dei primi ostacoli seri sul cammino di OnePlus si è materializzato alla fine del 2014. Cyanogen, azienda che produce l’omonimo sistema operativo, ne aveva concesso l’esclusiva in India al produttore di smartphone Micromax. OnePlus non avrebbe potuto quindi montarlo a bordo dei propri dispositivi. Da qui è nata una controversia giudiziaria che ha portato al blocco temporaneo delle vendite dello smartphone OnePlus One nel Paese. Una decisione che ha spinto OnePlus ad accelerare lo sviluppo di un proprio sistema operativo, OxygenOS per i mercati internazionali e HydrogenOS in Cina.
Le violazioni dei dati
Nel gennaio 2018 OnePlus ha reso noto che un attacco al proprio sistema di pagamento ha esposto i dati delle carte di credito di circa 40mila clienti. A fare scandalo, tuttavia, è stata la natura dell’attacco, un codice malevolo inserito nel sistema di pagamento del negozio online ufficiale ne ha compromesso la sicurezza tra il mese di novembre del 2017 e l’inizio del 2018.
Nel 2019 si è verificata un’altra violazione, questa volta relativa a nomi, indirizzi di posta elettronica, numeri telefonici e dati di spedizione di un numero mai precisato di clienti ma ristretto a 3mila ordini. Un episodio che ha contribuito ad alimentare dubbi sulla reale sicurezza dell’infrastruttura commerciale di OnePlus.
OnePlus è stata inoltre accusata più volte di ottimizzare artificialmente le prestazioni dei telefoni quando venivano eseguiti programmi di benchmark. In parole semplici, alcuni dispositivi riconoscevano le applicazioni utilizzate per le prove e modificavano il proprio comportamento per ottenere risultati migliori. OnePlus, che ha accolto parzialmente le accuse, ha fatto storcere il naso a parte dei consumatori.
L’uscita di Carl Pei e la perdita dell’identità
A ottobre del 202 0 Carl Pei ha lasciato OnePlus per fondare Nothing. La sua uscita ha auto un forte valore simbolico perché Pei rappresentava il volto giovane, internazionale e anticonvenzionale dell’azienda.
Negli anni successivi OnePlus ha esteso il proprio catalogo alla serie economica Nord, ai tablet, agli auricolari e agli smartwatch. Contemporaneamente, i telefoni di punta sono diventati vieppiù costosi e sempre più simili ai modelli Oppo, uno smacco alla promessa di potere vendere modelli di alta gamma a prezzi contenuti.
Le battaglie sui brevetti in Germania
Nel 2022 OnePlus e Oppo hanno sospeso la vendita di smartphone attraverso i propri siti tedeschi dopo le decisioni dei tribunali di Mannheim e Monaco in una controversia con Nokia. Il conflitto riguardava brevetti essenziali per le comunicazioni mobili e le condizioni economiche delle relative licenze.
Dopo un accordo raggiunto con Nokia, OnePlus è tornata a vendere in Germania nel 2024, ma nello stesso anno ha dovuto affrontare una nuova controversia con InterDigital. Il Tribunale regionale di Monaco ha riconosciuto la violazione di un brevetto 5G e ha emanato un’ingiunzione contro Oppo, OnePlus e Realme.
Queste due vicende, pure non determinando da sole il declino europeo del marchio, hanno resero più complicata e costosa la presenza di OnePlus in un mercato dominato da Apple e Samsung.
Il problema americano
Negli Stati Uniti OnePlus si è scontrata con una particolarità strutturale. Infatti, gran parte degli smartphone viene venduta attraverso gli operatori con rateizzazioni, permute e promozioni pluriennali. Il modello originario di OnePlus, basato sulla vendita diretta online, funziona molto meglio nei mercati nei quali i consumatori acquistano più frequentemente telefoni sbloccati, utilizzabili quindi con qualsivoglia operatore telefonico.
L’accordo siglato con l’operatore T-Mobile del 2018 avrebbe dovuto risolvere il problema, ma il rapporto ha perso progressivamente spessore e, stando alla ricostruzione effettuata da The Verge, T-Mobile ha smesso di proporre i modelli di punta nel 2022, mentre la breve collaborazione con Verizon non ha prodotto risultati migliori. Senza una presenza stabile presso i principali operatori, OnePlus non è riuscita a sfidare ad armi pari Apple, Samsung e Google.
Il resto è storia recente e riporta al 16 luglio 2026, con la decisione di OnePlus di interrompere una strada percorsa per 12 anni. Il flagship killer, alla fine, non è stato sconfitto da un singolo rivale ma è rimasto stretto tra la pressione di Apple e Samsung, il potere degli operatori americani, i costi del mercato globale e la sovrapposizione con Oppo, la propria casa madre.