L’istituto di ricerche di mercato Counterpoint ha misurato un crollo verticale delle vendite di smartphone. Tra aprile e giugno del 2026 il mercato ha perso l’11% rispetto allo stesso periodo del 2025 e, per trovare un risultato simile, occorre tornare a ritroso fino al secondo trimestre di 13 anni fa.
Nonostante le difficoltà, Apple (+3%) e Samsung (+4%) sono tra i primi cinque produttori a registrare il segno più, con la casa sudcoreana che riconquista la posizione di leadership.
Complici di questo andamento sono gli aumenti dei prezzi della memoria DRAM e delle memorie flash NAND, usate praticamente in tutto ciò che richiede archiviazione digitale, tra smartphone, tablet, computer, server, dispositivi Internet of Things, console e unità SSD.
Il mercato delle IA sta rendendo strutturale la crisi di questi elementi hardware, fortemente richiesti dagli hyperscaler, colossi che costruiscono e gestiscono data center tra i quali, per esempio, figurano Amazon, Google, Meta e Microsoft.
Il crollo delle vendite di smartphone
L’immagine sotto aiuta a inquadrare la situazione dei principali produttori. Samsung è passata dal 20% al 24% del mercato e Apple dal 17% al 20%.
Tutti gli altri hanno perso terreno, ma si tratta di numeri che vanno approfonditi.
Samsung ha resistito in India e Medio Oriente, grazie a una maggiore disponibilità dei prodotti, aumenti di prezzo contenuti e promozioni estive aggressive che hanno spinto i modelli di alta gamma.
A trainare la crescita la serie Galaxy S26 apprezzata per le funzionalità IA e il display che protegge la privacy. I modelli di fascia media ed entry level hanno invece subito flessioni.
Apple sale al 20% di quota di mercato ed è anche l’unico grande produttore a non avere aumentato i prezzi degli smartphone, ammortizzando il colpo almeno per il momento.
L’ammiraglia di Cupertino rimane l’iPhone 17, la cui domanda è cresciuta nei mercati chiave quali Stati Uniti, alcuni Paesi europei, l’India, il Medio Oriente e il Giappone. In Cina, invece, le spedizioni sono calate nonostante le campagne promozionali. A perdere terreno sono anche i modelli di iPhone precedenti.
Xiaomi, OPPO e Vivo hanno ingranato la retromarcia a causa della volatilità del mercato, viziata dall’aumento dei costi dell’hardware che ha avuto impatto soprattutto sui segmenti medio-bassi, fasce che partecipano in modo più che sensibile al fatturato dei tre brand.
Shilpi Jain, analista di Counterpoint, si dice pessimista e non vede orizzonti rosa nell’immediato futuro, proprio perché la crisi delle memorie sta zavorrando l’intero settore.
Il caso OnePlus
OnePlus è un produttore di smartphone fondato nel 2013 in Cina, noto per i dispositivi di fascia medio‑alta con filosofia flagship killer: buone prestazioni, prezzi competitivi, sistema operativo funzionale (OxygenOS) e una forte community.
È parte del gruppo BBK Electronics insieme a OPPO, Vivo e Realme e, benché manchi ancora la conferma ufficiale, alcuni media specializzati sostengono che si stia apprestando ad abbandonare – non si sa in quale misura – gli Stati Uniti e l’Europa.
Anche i motivi di questa ipotetica scelta sono per il momento da confermare e, almeno in parte, dovrebbero essere riconducibili alla crisi di DRAM e NAND, ma non sono da escludere altre cause, quali la sovrapposizione tra OnePlus e OPPO che tendono a competere tra di loro negli stessi mercati.