Sei mesi fa, sul palco del CES di Las Vegas, Generative Bionics mostrava accanto alla CEO di AMD, Lisa Su, il concept del suo primo robot umanoide.
Era ancora una dichiarazione d’intenti: un corpo in fase di sviluppo, la promessa di un’intelligenza artificiale capace di uscire dagli schermi e misurarsi con peso, equilibrio, attrito e contatto umano.
Daniele Pucci, classe 1985, co-fondatore e amministratore delegato di un’azienda che nasce come spin-off dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, nella città dei casinò sfoggiava un sorriso raggiante.
Oggi, se possibile, quel sorriso è ancora più ampio, mentre parla dei passi in avanti di Generative Bionics - ma sarebbe meglio parlare di salti - dagli uffici dell’azienda. Dietro di lui, una finestra sui cui vetri sono state appuntate formule ed equazioni.
Gene.01, l’umanoide visto per la prima volta a Las Vegas, non è più solo una promessa. Pucci spiega che oggi è pienamente funzionante: cammina, afferra le cose, si muove negli spazi. Ma non è questa la sua prerogativa principale.
Il cuore della tecnologia è in realtà una piattaforma umanoide pienamente funzionante e sensorizzata, progettata per lavorare negli ambienti industriali e collaborare con le persone.
Percependo ciò che avviene attorno al proprio corpo, può riconoscere il contatto, la prossimità, la forza esercitata e la temperatura. Il suo modello digitale sarà pubblicato open source, così che università, sviluppatori e aziende possano iniziare a simulare nuove applicazioni prima ancora di avere accesso alla macchina fisica.
Il debutto internazionale è previsto il 22 e 23 luglio negli Stati Uniti, durante AMD Advancing AI 2026.
Per Generative Bionics rappresenta il passaggio dalla fase fondativa a quella industriale. L’azienda ha già avviato con Fincantieri lo sviluppo della prima versione specializzata di Gene.01, destinata alle attività di saldatura nei cantieri navali.
Dal prototipo al robot funzionante in sei mesi
La velocità con cui Generative Bionics ha trasformato il concept del CES in un umanoide operativo rappresenta uno degli elementi più significativi dell’annuncio.
Nella robotica, sei mesi sono un intervallo molto breve: ogni movimento coinvolge contemporaneamente motori, sensori, materiali, software di controllo, alimentazione, sicurezza e capacità di calcolo.
Pucci attribuisce l’accelerazione anzitutto alla composizione del capitale umano che ha a disposizione. Generative Bionics conta ormai circa cento persone, con un’età media di 37 anni e una quota di dottori di ricerca vicina al 40%.
Una parte consistente del team arriva dall’Istituto Italiano di Tecnologia, dove negli anni ha lavorato a progetti come iCub, iRonCub ed ergoCub. A queste competenze scientifiche si stanno aggiungendo profili legati alla produzione, alla sicurezza e all’industrializzazione.
Tra le assunzioni più rilevanti, Pucci cita l’ex responsabile dell’assemblaggio e di uno stabilimento produttivo Ferrari, chiamato a contribuire alla costruzione di quella che l’azienda vuole trasformare nella maggiore fabbrica europea di robot umanoidi. Negli ultimi sei mesi Generative Bionics ha ricevuto circa 2.200 candidature e assunto quaranta persone.
La progettazione, organizzata in modo integrato, è stata decisiva per portare risultati concreti in un semestre: “Nel nostro team, chi progetta l'hardware del robot lavora fianco a fianco con l'esperto di intelligenza artificiale che lo fa camminare - ci ha spiegato Pucci -. In questo modo, ci si accorge subito se il dimensionamento di un motore è appropriato o meno per la corsa o il movimento. Avere risorse umane straordinarie è il nostro punto di forza principale e ci ha consentito di spingere a una velocità unica”.
L’accelerazione è arrivata anche dai partner tecnologici. Stando a quanto ci ha detto Pucci, AMD ha messo a disposizione un gruppo di circa trenta ingegneri e fornito in anticipo componenti di calcolo della famiglia Strix Halo. Tether ha invece sostenuto lo sviluppo della distributed edge AI, cioè l’esecuzione degli algoritmi direttamente sul robot o nelle infrastrutture locali.
Questo approccio permette alla macchina di operare senza dipendere continuamente dal cloud, con vantaggi per latenza, affidabilità e protezione dei dati industriali.
Un’intelligenza progettata insieme al corpo
Gene.01 nasce attorno al concetto di Physical AI, l’intelligenza artificiale applicata a sistemi che devono percepire e modificare il mondo fisico.
Un modello linguistico può produrre una frase sbagliata e correggerla pochi istanti dopo. Un robot che perde l’equilibrio, stringe un oggetto con troppa forza o non rileva una persona può causare danni immediati.
Per questo Generative Bionics progetta insieme corpo, meccanica e intelligenza motoria. Il processo parte da modelli digitali sia del robot sia della persona con cui dovrà collaborare. Parametri come l’ergonomia, la stabilità della camminata, la posizione delle articolazioni e le forze esercitate vengono considerati durante la definizione dell’hardware, anziché dopo la sua costruzione.
Questa progettazione physics-native, cioè fondata fin dall’inizio sulle leggi e sui vincoli della fisica, ha permesso all’azienda di ridurre i tempi di sviluppo. Il software di controllo viene adattato al corpo mentre il corpo viene ottimizzato per i movimenti e le attività che dovrà eseguire.
Gene.01 dispone al momento delle capacità fondamentali necessarie per costruire applicazioni più complesse: cammina, riconosce l’ambiente circostante, interagisce con le persone e può raggiungere e manipolare un oggetto. Pucci le descrive come “gli ingredienti fondamentali” su cui verranno addestrati i modelli destinati ai singoli clienti.
Una piattaforma, molti robot specializzati
La strategia industriale di Generative Bionics parte da una constatazione concreta: un umanoide destinato a saldare una nave deve avere caratteristiche diverse da una macchina impiegata in un ospedale. Cambiano l’ambiente, i materiali, le prestazioni richieste, le certificazioni e il tipo di rapporto con le persone.
Gene.01 costituisce quindi una base comune, hardware e software, dalla quale derivare una famiglia di robot specializzati. Pucci la paragona al “rolling chassis” dell’industria automobilistica: una piattaforma condivisa può sostenere veicoli differenti, permettendo ai produttori di riutilizzare una parte consistente dell’ingegneria, dei componenti e delle linee produttive.
“Il robot saldatore sarà un po’ diverso da Gene.01. Il robot che fa logistica sarà un po’ diverso, il robot infermiere sarà un po’ diverso”, spiega Pucci.
La piattaforma conserva però la stessa “genetica di Physical AI”, composta da moduli hardware e software riutilizzabili.
La scalabilità deriva proprio da questa struttura. Generative Bionics può produrre in volume il nucleo comune, distribuendo i costi di ricerca e industrializzazione su più settori. Le varianti vengono poi sviluppate attorno alle necessità operative del cliente, senza ricostruire ogni volta l’intero robot.
Una “pelle” che percepisce il mondo attorno al robot
La pelle multisensoriale è l’altra novità legata agli avanzamenti di Gene.01 e una delle tecnologie centrali per il lavoro accanto alle persone. Non si tratta di un rivestimento in silicone che simula l’effetto della pelle umana, ma di sensori distribuiti sul corpo che rilevano il contatto, la forza, la prossimità e la temperatura.
La prossimità permette al robot di percepire un oggetto o una persona prima dell’urto.
Pucci spiega che la pelle può ricostruire “una nuvola gigantesca di punti attorno al robot”, creando una rappresentazione dello spazio vicino al corpo anche nelle zone che le telecamere faticano a osservare.
Un essere umano può sfiorare Gene.01, guidarne un movimento o avvicinarsi mentre lavora. Il robot riceve informazioni distribuite lungo la propria superficie e può rallentare, correggere la traiettoria o interrompere un’azione.
La misura della forza serve anche all’apprendimento.
Un video può mostrare il movimento necessario per prendere un oggetto, ma difficilmente comunica con quanta intensità stringerlo. Guidando fisicamente il robot, una persona può trasmettere sia la traiettoria sia la pressione richiesta.
Questa informazione diventa particolarmente importante nelle attività che coinvolgono materiali fragili o contatti diretti con altri lavoratori.
Generative Bionics considera anche postura e movimenti come parti del sistema di sicurezza.
Il principio adottato dall’azienda – “bellezza, grazia e sicurezza” – punta a rendere più comprensibili le intenzioni della macchina. Un movimento fluido e prevedibile aiuta chi si trova nelle vicinanze a interpretare quello che il robot sta per fare.
Il digital twin diventa open source
Insieme al robot, Generative Bionics pubblica il suo digital twin, una rappresentazione virtuale che riproduce struttura, articolazioni e comportamento della macchina.
Gli sviluppatori potranno installarlo negli ambienti software già utilizzati per la simulazione robotica e iniziare ad addestrare modelli destinati a Gene.01.
“Chiunque al mondo potrà cominciare a fare training con il nostro modello”, afferma Pucci. Anche le API, cioè le interfacce che permettono a programmi diversi di comunicare, saranno aperte. Un’università potrà così studiare nuovi algoritmi di locomozione; una startup potrà sviluppare un sistema di manipolazione; un’impresa potrà simulare il comportamento del robot dentro il proprio stabilimento.
L’apertura riguarda la piattaforma comune. I modelli specializzati costruiti utilizzando gli ambienti, i processi e i dati di un cliente rimarranno invece protetti. Nel progetto con Fincantieri, per esempio, le simulazioni riproducono parti reali dei cantieri navali.
I dati generati descrivono infrastrutture e procedure industriali sensibili, e vengono quindi trattati come patrimonio condiviso tra Generative Bionics e il cliente.
Le prossime sfide dell’azienda italiana
A dicembre 2025 Generative Bionics ha raccolto 70 milioni di euro in un round seed guidato da CDP Venture Capital, con la partecipazione di AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether.
Le risorse serviranno a trasformare la piattaforma in una linea di prodotti e a costruire la capacità produttiva necessaria per portarli sul mercato.
La prima verifica arriverà con Gene.01 Welding, la versione destinata a Fincantieri. L’obiettivo indicato da Pucci è iniziare entro dicembre i test nel cantiere navale.
La scocca dovrà essere modificata per resistere a scintille, calore e condizioni operative molto diverse da quelle di un laboratorio.