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“Anche un grammo conta”: dentro i primi occhiali IA di Samsung

“Anche un grammo conta”: dentro i primi occhiali IA di Samsung

Presentati in anteprima al Galaxy Unpacked di Londra, gli occhiali nati con Gentle Monster e Warby Parker arriveranno entro la fine dell'anno. Il racconto di James Choi, a capo della ricerca XR, spiega perché la partita si gioca sul peso prima che sull'intelligenza artificiale

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LONDRA – James Choi, Head of XR R&D Team di Samsung, parte da una lezione di storia. Gli occhiali sono stati inventati in Italia circa ottocento anni fa, spiega, e si sono diffusi in Europa dopo la rivoluzione della stampa, quando le persone hanno cominciato a leggere libri in quantità. Gli occhiali moderni invece, quelli con la struttura delle stanghette che appoggiano sulle orecchie, sono nati a Londra circa trecento anni fa.

La coincidenza geografica gli sembra significativa: Samsung ha deciso di mostrare i suoi occhiali “intelligenti”, con dentro una fotocamera, un processore e Gemini, l’IA più avanzata di Google, nella città dove è nato il formato che ancora oggi utilizzano le persone.

Gli occhiali intelligenti sono arrivati al Galaxy Unpacked di Londra come anteprima, accanto ai nuovi pieghevoli e ai wearable dell’azienda sudcoreana. Nascono dai concept mostrati all'ultimo Google I/O e proseguono un percorso che Samsung ha aperto l'anno scorso con Galaxy XR, il visore sviluppato insieme a Google.

“L’obiettivo di Samsung - ha spiegato Choi - è quello di ridefinire questa categoria come una prossima interfaccia per l'intelligenza artificiale mobile”.

Conta la faccia di chi li indossa

La tesi di James Choi è che il valore degli occhiali IA non sia, in realtà, la tecnologia che ci gira sopra.

"Affinché diventino veramente di massa, non possono essere semplicemente intelligenti", ha detto. "Penso che la cosa più importante sia che devono essere prima di tutto qualcosa che le persone vogliono davvero indossare. Se non li indossano, non possono usarli. Le persone vogliono un articolo alla moda, non un pezzo di tecnologia sul viso."

La seconda barriera arriva subito dopo la prima. "Vogliamo che le persone li indossino tutto il giorno, non solo poche ore o giù di lì". E raggiungere la vestibilità perfetta è un problema di ingegneria. "Quando si tratta di occhiali, anche 0,1 millimetri contano. Anche 1 grammo conta".

Samsung sostiene di aver realizzato gli occhiali con intelligenza artificiale più leggeri prodotti finora. Per ridurne il peso, l’azienda ha brevettato una nuova cerniera e ha reso più sottili le pareti della montatura, cioè le parti ottenute modellando il materiale durante la produzione, mantenendo comunque la rigidità necessaria. Anche i materiali sono stati riprogettati.

Le due stanghette hanno lo stesso aspetto, ma ospitano componenti diversi. In una si trova il processore, nell’altra la batteria insieme ai sensori. La distribuzione interna è stata studiata per bilanciare il peso ed evitare che gli occhiali risultino più pesanti da un lato.

Nella stanghetta sinistra è inserito uno strato di grafite che disperde il calore prodotto dal processore e riduce quello trasferito alla pelle.

La collaborazione con Gentle Monster e Warby Parker

Per adattare la montatura a diverse forme del viso, Samsung ha collaborato con Gentle Monster e Warby Parker, due marchi specializzati nella progettazione e nella vendita di occhiali. Gentle Monster è un’azienda sudcoreana nota soprattutto per montature dal design ricercato, mentre Warby Parker è un marchio statunitense attivo nel settore degli occhiali da vista e da sole. Entrambi sono brand considerati alla moda.

I criteri usati dai due marchi sono stati trasformati in un sistema di progettazione basato sui dati, che considera la larghezza della fronte, la forma del naso e degli zigomi, oltre al punto di appoggio dietro le orecchie.

Nel processo l'azienda ha depositato più di duecento brevetti. "E solo una parte di essi è applicata a questo prodotto", ha precisato Choi, "il che significa che ci sono ulteriori innovazioni in arrivo per i nostri prodotti futuri".

La sintesi del suo approccio sta in una frase: "Crediamo che la migliore tecnologia sia la tecnologia che non si nota".

Gli poniamo un’obiezione che ribalta il suo ragionamento: il valore degli occhiali dipende prima di tutto dall’utilità dell’intelligenza artificiale. Senza funzioni davvero utili, il rischio è che restino poco più di un normale paio di occhiali da sole.

Choi difende però l’ordine delle priorità scelto da Samsung. “La vera vestibilità è la nostra priorità”, ribadisce, sostenendo che il design dovrà diventare ancora più sottile e leggero.

Nella sua visione, l’intelligenza artificiale finirà per essere considerata una dotazione standard di questa categoria, quasi un requisito di base. La competizione si sposterà quindi sulla capacità di integrare queste funzioni in un oggetto comodo da indossare ogni giorno.

“Considerando i risultati già raggiunti con questa prima generazione, spero possiate immaginare quanto potremo andare oltre in futuro”, ci ha detto.

Il test della crema solare

Gli occhiali sono stati sottoposti agli stessi test di resistenza usati per gli smartphone Galaxy. Samsung li ha fatti cadere da diverse angolazioni e li ha esposti a temperature elevate, umidità e acqua. Il dispositivo ha inoltre affrontato le verifiche sulla compatibilità elettromagnetica, indicate con la sigla EMC, previste dagli enti statunitensi FCC e FDA.

A queste prove Samsung ne ha aggiunte più di venti, sviluppate appositamente per un prodotto di questo tipo. Poiché mancavano strumenti adatti, l’azienda ha costruito anche macchinari in grado di eseguire i test automaticamente.

Una delle prove riguarda il circuito stampato flessibile, chiamato PCB, che attraversa la montatura e collega elettricamente la parte destra a quella sinistra. Il componente viene piegato migliaia di volte per verificare che continui a funzionare e mantenga le stesse prestazioni anche dopo anni di utilizzo.

Un altro test misura la resistenza delle cerniere. Una macchina applica una forza laterale crescente fino a provocarne la rottura. Secondo Choi, responsabile del progetto, gli occhiali tradizionali resistono molto meno quando vengono sottoposti alla stessa prova. Per questo Samsung li considera tra i modelli più robusti mai realizzati.

La verifica più impegnativa riguarda però gli altoparlanti. La loro struttura è aperta su entrambi i lati e lascia il foro esposto al sudore, alle creme e ad altri prodotti cosmetici.

“Il test con la crema solare è letteralmente il più difficile che eseguiamo”, ha spiegato Choi. Durante la prova, la crema viene inserita nell’apertura dell’altoparlante. Il componente viene poi fatto vibrare e inclinato per far colare il prodotto. Alla fine, i tecnici controllano che il suono e il funzionamento siano rimasti invariati.

La stessa procedura viene ripetuta con un sudore artificiale, più complesso di una semplice soluzione di acqua e sale. Secondo Choi, il ciclo viene eseguito diverse centinaia di volte.

Nove ore di autonomia guadagnate un minuto alla volta

Samsung dichiara un’autonomia di nove ore con una singola carica. La custodia consente inoltre di ricaricare completamente gli occhiali per altre sette volte.

Secondo Choi, le nove ore sono state calcolate simulando un utilizzo particolarmente intenso. Il test combina lo streaming video, le conversazioni con Gemini Live — l’assistente di intelligenza artificiale di Google capace di interagire in tempo reale — e la riproduzione di contenuti audio.

Per raggiungere questo risultato, Samsung ha utilizzato una batteria ad alta densità, capace di immagazzinare più energia in uno spazio ridotto. Qualcomm fornisce lo Snapdragon AR1 Gen 1, la piattaforma hardware che gestisce le principali funzioni del dispositivo. Il gruppo ha lavorato su numerosi interventi di ottimizzazione, ciascuno dei quali ha aggiunto pochi minuti di autonomia.

“Continuo a ricevere rapporti: questa modifica ha aggiunto dodici minuti, un’altra venti”, ha raccontato Choi. “Sommando tutti questi miglioramenti siamo arrivati a nove ore”. Si tratta ovviamente di un’autonomia dichiarata dall’azienda, e ovviamente andrà verificata con l’utilizzo reale.

Aumentare la capacità della batteria avrebbe permesso di guadagnare diverse ore, ma avrebbe anche reso gli occhiali più pesanti. L’azienda ha quindi cercato un equilibrio tra durata e comodità, considerando il peso un requisito essenziale per un dispositivo da indossare a lungo.

Choi paragona questa fase di sviluppo a quella dei primi smartphone, che inizialmente offrivano circa cinque o sei ore di autonomia prima dei successivi miglioramenti.

Il telefono resta al centro

Per Samsung gli occhiali non sono destinati a rimpiazzare lo smartphone.

"In definitiva vogliamo creare occhiali IA che aiutino le persone a usare meno il telefono, ma ottenendo più valore dallo smartphone stesso", ha detto Choi.

Sul piano tecnico questo si traduce in una tecnologia sviluppata con Google che divide il calcolo tra i due dispositivi: gli occhiali si appoggiano a memoria e potenza del telefono, e parte dell'elaborazione delle foto avviene lì. Uno scatto a mani libere fa comparire un pop-up nella Now Bar del telefono, e le immagini finiscono nella galleria Galaxy.

Il resto dell'ecosistema segue. Il touchpad del Galaxy Watch può scattare una foto e controllare gli occhiali, con l'aggiunta di gesti come il pizzico, disponibili tramite Watch9. L'audio passa automaticamente agli auricolari Buds quando vengono indossati, mentre la superficie touch sulla stanghetta destra resta attiva per i comandi. Sul fronte software, la base Android XR porta con sé le app già note, da Gmail a Google Maps fino a Samsung Notes e all'interprete.

L'esempio che Choi ha scelto per spiegare a cosa servono viene dalla sua mattinata londinese, una corsa lungo il Tower Bridge e la Queen's Walk. Scattare una foto senza tirare fuori il telefono, chiedere la storia del ponte mentre si corre, ricevere sugli occhiali battito cardiaco, cadenza, velocità e calorie misurati dall'orologio.

TM Roh, capo della divisione mobile di Samsung
TM Roh, capo della divisione mobile di Samsung 

Quale intelligenza artificiale

Sul modello a bordo, Choi ha indicato una convivenza. "Questo è il nostro primo prodotto e quindi collaboriamo con Google. Quindi Gemini è l'IA principale. Ma forniamo anche le nostre opzioni IA, Bixby e poi il controllo del nostro sistema".

Vale anche per la traduzione, dove convivono quella di Galaxy e quella di Gemini. In prospettiva, ha aggiunto, l'apertura crescerà: "I nostri clienti per esempio usano altre IA e spesso hanno un abbonamento, non possiamo vietare loro di usarla".

Il capitolo privacy è quello su cui la categoria si gioca l'accettazione sociale: parliamo di dispositivi che - nonostante gli avvertimenti visivi (LED che lampeggiano) - possono registrare video e scattare foto in modo molto più discreto rispetto agli smartphone.

La questione della privacy

Gli occhiali Samsung integrano un LED che si accende quando la fotocamera è attiva o quando è in corso una registrazione. Se qualcuno prova a coprirlo con una mano o con un altro oggetto, il sistema rileva l’ostruzione e blocca automaticamente la fotocamera insieme alla registrazione.

Il dispositivo riconosce inoltre quando viene indossato. Se gli occhiali sono appoggiati su un tavolo o tenuti in mano, la registrazione resta disattivata. “Funzionano solo quando sono indossati da una persona”, ha spiegato Choi.

Le impostazioni legate alla privacy, comprese le notifiche mostrate dal dispositivo, possono essere personalizzate. La configurazione viene effettuata attraverso lo smartphone collegato.

Quando arrivano gli occhiali IA, e a che prezzo

Sulla disponibilità degli occhiali, Choi resta vago. "Ci aspettiamo che arrivino sul mercato entro la fine di quest'anno", dice. Sul prezzo si sfila, spiegando che la decisione non spetta a lui e che la discussione è in corso con Google e i partner.

Quello mostrato a Londra è un assaggio.

Samsung parla di più collezioni, con stili e taglie diverse, e all'Unpacked in effetti ha già svelato due design distinti: l'edizione Gentle Monster con montatura nera sottile, linea superiore dritta e bordi inferiori arrotondati, e lo stile Warby Parker in marrone, con la linea superiore leggermente rialzata.

La compatibilità va oltre l'orbita Galaxy, come ha confermato Choi: gli occhiali si collegano anche ad altri telefoni Android, mentre l'ottimizzazione migliore resta riservata ai dispositivi Samsung.

Sui mercati di lancio e sulle lingue supportate non c’è ancora certezza, e dipendono anche dalle normative locali. "Anche il governo coreano è molto interessato. Ho già avuto diverse riunioni con loro", rivela Choi.

Il posizionamento ufficiale lo ha riassunto Won-Joon Choi, Chief Operating Officer della divisione Mobile eXperience: "Con l'evoluzione dell'AI agentica, che sta trasformando l'esperienza mobile, il passo successivo è rendere queste esperienze ancora più intuitive e capaci di adattarsi al contesto di ogni utente".

Sameer Samat, President of Android Ecosystem di Google, ha parlato di occhiali che uniscono design e assistenza di Gemini "che risponde in modo naturale a ciò che l'utente vede".