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Mandato di cattura per Durov, fondatore di Telegram: le accuse della Russia

Pavel Durov, ceo di Telegram (Foto by Giuseppe CACACE / AFP via Getty Images)
Pavel Durov, ceo di Telegram (Foto by Giuseppe CACACE / AFP via Getty Images) 

Pavel Durov è accusato di favoreggiamento al terrorismo e, secondo le autorità russe, mediante Telegram, l’intelligence ucraina e gruppi estremisti avrebbero orchestrato sabotaggi e omicidi

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Il Cremlino vuole l’arresto di Pavel Durov, fondatore e Ceo dell’app di messaggistica istantanea Telegram.

La notizia è stata diffusa dall’FSB, i servizi di sicurezza russi, tramite una nota ufficiale ripresa dai media del Paese e da quelli internazionali. Durov è accusato di favoreggiamento del terrorismoe nei suoi confronti sarebbe stato emesso un mandato di arresto internazionale.

Nella dichiarazione, l’FSB sostiene che Telegram avrebbe violato la normativa russa non intervenendo per eliminare numerosi canali, gruppi di discussione e bot presenti sulla piattaforma.

Questi strumenti, sostiene l’accusa, sarebbero utilizzati dai servizi di intelligence ucraini eda organizzazioni considerate terroristiche ed estremiste, per pianificare e coordinare azioni di sabotaggio, attentati, uccisioni di massa e attacchi informatici sul territorio della Federazione Russa.

Le autorità russe affermano inoltre che tali attività avrebbero provocato numerose vittime, comprese donne e bambini, e causato ingenti perdite economiche, quantificate in miliardi di dollari di danni materiali.

Le tante grane di Telegram e di Durov

Nato in Russia nel 1984, il fondatore di Telegram possiede anche la cittadinanza francese ed emiratina e, secondo le autorità di Mosca, si troverebbe attualmente in Francia.

Al di là delle accuse mosse dalla Russia – al cui proposito non sono ancora arrivate dichiarazioni dal diretto interessato – il passato di Telegram e di Durov non è scevro di critiche e vicende giudiziarie.

La più rumorosa di queste è iniziata due anni fa (era il mese di agosto del 2024), quando Durov è stato arrestato in Francia e poi posto sotto accusa dalla magistratura locale. La “Mise en examen” prevista dall’ordinamento francese non equivale né a una condanna né a un rinvio a giudizio, indica che gli investigatori ritengono di avere elementi sufficienti per proseguire le indagini.

Le ipotesi di reato contestate comprendono la complicità nell’amministrazione di una piattaforma utilizzata per transazioni illegali, diffusione di materiale pedopornografico, traffico di stupefacenti, truffe e riciclaggio, oltre al rifiuto di fornire informazioni richieste dalle autorità e ad alcune violazioni della normativa francese sui sistemi crittografici.

La procura ha sostenuto che la moderazione insufficiente di Telegram e la scarsa collaborazione con le autorità abbiano agevolato attività criminali. Durov è stato liberato dietro cauzione da 5 milioni di euro e il divieto di lasciare la Francia è stato revocato a novembre del 2025. Il procedimento legale non è ancora arrivato a conclusione.

Le accuse di violenza contro un figlio

Una vicenda distinta riguarda Irina Bolgar, che afferma di avere avuto tre figli con Durov. Nel marzo 2023 la donna ha presentato a Ginevra una denuncia penale sostenendo che l’imprenditore avrebbe aggredito il figlio più giovane in cinque occasioni tra il 2021 e il 2022 causandogli una commozione cerebrale e disturbi del sonno.

La procura ginevrina aveva inizialmente respinto la denuncia perché presentata fuori termine, ma un ricorso di Bolgar ha consentito la riapertura del procedimento.

A oggi non risulta una sentenza penale che abbia accertato le violenze.

Il caso della criptovaluta Gram

Nel 2018 Telegram ha raccolto circa 1,7 miliardi di dollari per sviluppare Telegram Open Network, una rete blockchain e il relativo token Gram. La Securities and Exchange Commission, l’autorità americana che vigila sui mercati finanziari, ha contestato l’offerta dei token senza la registrazione prevista per i titoli finanziari.

Il procedimento si è concluso nel 2020 con un accordo secondo il quale Telegram Group Inc. e la controllata TON Issuer hanno accettato di restituire agli investitori 1,2 miliardi di dollari (1,05 miliardi di euro) e di pagare una sanzione di 18,5 milioni.

Telegram e la controllata TON Issuer accettarono di restituire agli investitori oltre 1,2 miliardi di dollari e di pagare una sanzione civile di 18,5 milioni. L’accordo fu sottoscritto senza ammettere né negare le contestazioni. I dati sono contenuti nel comunicato ufficiale della Securities and Exchange Commission. La sanzione riguardava le società e non una condanna personale di Durov.

La controversia sulla censura di Navalny

Durov ha costruito una parte della propria immagine sul rifiuto di consegnare al Cremlino i dati degli oppositori russi e dei manifestanti ucraini.

Nel settembre 2021, durante le elezioni parlamentari russe, Telegram ha bloccato “Voto intelligente”, il sistema creato dai collaboratori dell’oppositore Aleksej Navalnyj per indicare, in ogni collegio, il candidato con maggiori possibilità di battere quello di Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin e principale forza politica del Paese. I collaboratori di Navalnyj hanno accusato Telegram di censura.

Durov ha sostenuto di avere applicato le norme russe sul silenzio elettorale e ha spiegato che Apple e Google, attraverso i propri negozi di applicazioni, potevano esercitare pressioni sulle piattaforme che non rispettavano le leggi nazionali.

Il clamore degli oltre 100 figli

Pavel Durov ha dichiarato di essere padre di sei figli concepiti all’interno di relazioni e di oltre cento nati grazie alle sue donazioni di sperma. Ha inoltre annunciato che tutti e oltre 100 avranno uguali diritti ereditari, ma potranno accedere al patrimonio soltanto dopo trent’anni.