Per anni è stata la grande promessa dell'industria cinese dei semiconduttori. Ora i grandi produttori mondiali di computer iniziano a comprarne i chip. Non è ancora una rivoluzione nei volumi, ma è una svolta politica e industriale. Secondo Nikkei, colossi internazionali come HP, Asus e Acer hanno iniziato a utilizzare le memorie DRAM di CXMT. ChangXin Memory Technologies, questo il nome completo, è il campione nazionale cinese reduce dalla quotazione record alla Borsa di Shanghai. L'utilizzo dei suoi chip da parte dei giganti globali è ancora limitato, ma il segnale resta potente.
Fino a poco tempo, fa il mercato globale delle memorie era un oligopolio dominato dalle sudcoreane Samsung e SK Hynix e dall'americana Micron. Oggi, complice la fame di chip provocata dall'intelligenza artificiale, anche un produttore cinese entra nelle catene di fornitura dei colossi internazionali. La ragione è semplice: non ci sono abbastanza memorie. L'esplosione degli investimenti nell'intelligenza artificiale sta assorbendo enormi quantità di DRAM destinate a server e data center, lasciandone meno per il mercato dei computer tradizionali. Chi produce notebook è riuscito a garantirsi più processori, ma ora fatica a trovare la memoria necessaria per completare le macchine. In un mercato in cui l'offerta è inferiore alla domanda, ogni fornitore diventa prezioso. Compresa CXMT.
I principali produttori hanno completato nei mesi scorsi la qualificazione delle memorie cinesi e hanno iniziato a impiegarle su alcuni dispositivi destinati ai mercati fuori dagli Stati Uniti. I volumi restano contenuti. Da un lato, perché CXMT continua a privilegiare clienti domestici come Huawei. Dall'altro, perché HP, Asus e Acer procedono con cautela. Nessuno vuole incrinare i rapporti con Samsung, SK Hynix e Micron, che insieme controllano ancora oltre il 90% del mercato mondiale delle memorie.
La prudenza ha anche una dimensione geopolitica. CXMT compare infatti nella lista del Pentagono delle aziende considerate legate all'apparato militare cinese, pur non essendo sottoposta alle restrizioni commerciali più severe imposte da Washington. Per le aziende americane acquistarne i prodotti resta quindi una scelta sensibile, anche se legale. Proprio per questo, il passo compiuto dai produttori di PC assume un valore che va oltre i numeri. Per la prima volta un produttore cinese di memorie entra nella supply chain globale di aziende che finora si erano affidate quasi esclusivamente ai tre grandi leader del settore. E lo fa nonostante la diffusa retorica delle "catene di approvvigionamento non rosse".
Il successo commerciale arriva pochi giorni dopo quello finanziario. Fondata nel 2016 a Hefei, nella provincia dell'Anhui, CXMT è probabilmente il miglior esempio della politica industriale con cui Xi Jinping punta a conquistare l'autonomia tecnologica della Cina. Governo centrale, amministrazioni locali e fondo nazionale per i semiconduttori hanno messo a disposizione miliardi di yuan per costruire un campione nazionale in uno dei segmenti più strategici dell'intera filiera.
In meno di dieci anni CXMT è diventata il quarto produttore mondiale di DRAM. E negli ultimi dodici mesi ha più che raddoppiato la propria quota di mercato, beneficiando dell'esplosione della domanda globale di memoria. La consacrazione è arrivata con la quotazione sul mercato STAR della Borsa di Shanghai. Il titolo ha debuttato con un rialzo vicino al 470%, nella maggiore IPO asiatica dell'anno e nella più importante mai realizzata dal listino tecnologico cinese.
I capitali raccolti serviranno soprattutto ad ampliare la capacità produttiva e ad accelerare lo sviluppo delle memorie HBM, quelle ad alta larghezza di banda utilizzate nei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. È proprio questo il prossimo terreno di sfida con i leader mondiali. La crescita di CXMT racconta anche gli effetti collaterali della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni Washington ha imposto restrizioni sempre più severe all'export di chip avanzati, macchinari e tecnologie strategiche nel tentativo di rallentare lo sviluppo cinese. Quelle misure hanno sì aumentato le difficoltà di Pechino, ma hanno anche accelerato gli investimenti pubblici nella costruzione di un'industria nazionale.
CXMT è soltanto uno dei tasselli di questa strategia. Huawei continua a sviluppare processori per l'intelligenza artificiale e piattaforme cloud integrate. DeepSeek ha dimostrato che è possibile costruire modelli competitivi puntando sull'efficienza algoritmica oltre che sulla potenza di calcolo. Moonshot AI si è imposta con Kimi K3, mentre aziende come Unitree Robotics e BYD stanno portando l'intelligenza artificiale rispettivamente nella robotica e nell'automobile. L'obiettivo è sempre la stesso: costruire un ecosistema completo fatto di chip, modelli, cloud, robot e applicazioni industriali. Riducendo progressivamente la dipendenza dall'Occidente.
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