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Dyson mette una videocamera nello spazzolino: CameraJet lava e spara collutorio dove serve

Dyson mette una videocamera nello spazzolino: CameraJet lava e spara collutorio dove serve

Il marchio britannico entra nella cura dei denti con uno spazzolino che usa una microcamera e il machine learning per riconoscere gli spazi interdentali e colpirli con un getto di collutorio. Dietro ci sono sei anni di sviluppo, 470.000 immagini di denti, 16 milioni di righe di codice e alcune soluzioni di ingegneria decisamente insolite

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Dyson ha una certa inclinazione a costruire prodotti che difficilmente ci si aspetterebbe da un'azienda diventata famosa grazie agli aspirapolvere.

Lo aveva già fatto nel 2022 con le Dyson Zone, enormi cuffie over-ear dotate di purificatore d'aria e di una visiera che convogliava il flusso filtrato verso naso e bocca: una combinazione abbastanza strana da diventare immediatamente memorabile e, almeno sul piano del marketing, molto efficace. Il progetto aveva richiesto sei anni e circa 500 prototipi.

Nel catalogo dell’azienda britannica sono entrati negli anni asciugacapelli, piastre, purificatori e persino lampade da terra e da scrivania come le Lightcycle, progettate con sistemi di raffreddamento dei LED e meccanismi di regolazione della luce molto sofisticati.

Ora Dyson ha preso di mira il bagno e, più precisamente, i denti.

James Dyson ha appena presentato CameraJet, uno spazzolino elettrico con una videocamera incorporata capace di riconoscere gli spazi tra un dente e l'altro durante il lavaggio e di sparare automaticamente in quei punti un piccolo getto di collutorio. La stessa telecamera può trasmettere ciò che vede in tempo reale.

L'idea può sembrare eccentrica. Il metodo con cui Dyson ci è arrivata è invece estremamente coerente con la storia dell'azienda. Che gli ingegneri stiano lavorando a un aspirapolvere, a una lampada o a uno spazzolino, il tratto distintivo del marchio britannico rimane la ricerca quasi ossessiva di una soluzione ingegneristica migliore, sostenuta da lunghi cicli di ricerca e sviluppo. Nel caso di CameraJet sono serviti sei anni.

Una videocamera che cerca gli spazi tra i denti

La caratteristica che dà il nome a CameraJet è una microcamera da 100.000 pixel con lente macro incorporata nella testina.

Durante il lavaggio acquisisce 28 immagini al secondo. Un sistema di machine learning chiamato Gap Optical Targeting analizza ciò che passa davanti alla lente e cerca di riconoscere la geometria dei denti, soprattutto gli spazi interdentali, le aree che più facilmente vengono trascurate con lo spazzolamento ordinario.

Quando il software identifica uno spazio, impiega secondo Dyson meno di 100 millisecondi per reagire. A quel punto attiva automaticamente un piccolo getto di collutorio diretto proprio verso quella zona.

La parte interessante è la quantità di lavoro necessaria per compiere un'operazione che, osservata dall'esterno, dura una frazione di secondo. Il sistema di CameraJet contiene 16 milioni di righe di codice e il modello di machine learning è stato addestrato utilizzando 470.000 immagini di denti raccolte durante lo sviluppo.

Dyson vuole così riunire nello stesso gesto spazzolamento, pulizia interdentale e uso del collutorio. La premessa dell'azienda è infatti che poche persone seguono ogni giorno l'intera routine suggerita dai dentisti e gli spazi tra i denti sono tra le aree più facili da saltare. La tecnologia prova quindi a sostituire una parte dell'attenzione dell'utente con sensori e automazione. Lo spazzolino interpreta ciò che vede e decide quando azionare il getto.

Per studiare il getto Dyson si è costruita una placca artificiale

La microcamera è probabilmente la parte che attirerà più attenzione, ma uno dei passaggi ingegneristici più curiosi riguarda qualcosa di molto meno appariscente: la forma dell'acqua.

Gli idropulsori tradizionali tendono a produrre un getto sottile e concentrato. Gli ingegneri Dyson sostengono di avere osservato nei propri test che un flusso di questo tipo può penetrare nella placca senza riuscire sempre a staccarla completamente dalla superficie del dente.

Hanno quindi sviluppato un getto più largo e conico, pensato per esercitare la propria azione su una superficie maggiore e lavorare a una pressione relativamente bassa, in modo da risultare più delicato su gengive e smalto.

Misurare in maniera ripetibile l'efficacia di una soluzione del genere poneva però un problema: serviva qualcosa che si comportasse come la placca vera e potesse essere usato migliaia di volte in laboratorio.

Dyson ha lavorato per cinque anni con la Facoltà di Odontoiatria della National University of Singapore per sviluppare una sostanza artificiale capace di imitarne le caratteristiche. Gli ingegneri potevano applicarla, modificare il profilo del getto, misurare il risultato e ricominciare, senza dover organizzare un nuovo test clinico a ogni piccola variazione del progetto.

È un dietro le quinte che racconta bene il modo in cui Dyson sviluppa i propri prodotti: un problema apparentemente minuscolo può trasformarsi in un progetto di ricerca autonomo.

Il serbatoio doveva funzionare anche a spazzolino quasi capovolto

Dentro il manico trova posto un serbatoio da 12,5 millilitri per il collutorio. Le sue dimensioni sono state calcolate per contenere la quantità necessaria a una sessione senza riempire eccessivamente la bocca.

Anche qui è emerso un problema meccanico meno ovvio di quanto sembri. Uno spazzolino viene continuamente inclinato e ruotato; quando raggiunge i molari posteriori può trovarsi quasi orizzontale. Un normale sistema di aspirazione simile a una cannuccia rischierebbe a quel punto di pescare aria invece del liquido, provocando interruzioni o getti a vuoto.

Dyson ha progettato un sistema che definisce “anti-gravità”, basato su una pompa a membrana e una camera pressurizzata. Il meccanismo cerca di mantenere costante l'erogazione del collutorio indipendentemente dall'orientamento del manico e limita la formazione delle bolle d'aria.

Anche il riempimento è stato trasformato in un gesto meccanico studiato ad hoc. Lo spazzolino si inserisce in una docking station che lo mantiene verticale, ricarica la batteria e riempie il piccolo serbatoio premendo un pulsante. L'operazione, secondo Dyson, richiede tre secondi.

Gli ingegneri hanno filmato gli spazzolini rivali al rallentatore

CameraJet modifica anche il modo in cui si muovono le setole.

Durante lo sviluppo, gli ingegneri Dyson hanno filmato al rallentatore alcuni spazzolini sonici presenti sul mercato. Dalle riprese hanno osservato che, quando la testina viene premuta contro la superficie del dente, alcune setole possono rimanere momentaneamente bloccate mentre il motore continua a funzionare.

La risposta dell'azienda è stata un sistema di oscillazione sonica variabile che cambia continuamente l'angolo del movimento. L'intenzione è mantenere le setole attive anche nelle zone dove la geometria della bocca rende più difficile lavorare.

Dyson sostiene che test indipendenti abbiano misurato fino al 69% di placca rimossa in più nelle aree difficili da raggiungere rispetto ad alcuni spazzolini elettrici premium concorrenti. È un dato del produttore che andrà naturalmente valutato anche attraverso prove indipendenti del prodotto finito, ma spiega quale problema gli ingegneri abbiano cercato di risolvere.

La testina stessa ha una forma irregolare, pensata per seguire meglio la superficie curva dei denti. Le setole centrali sono leggermente più rigide e lavorano sulle macchie superficiali, mentre quelle esterne sono più morbide e destinate alla zona vicina alle gengive.

Dentro c'è persino uno smorzatore acustico progettato per ridurre vibrazioni e rumore.

La testina sa anche quando deve essere buttata

Dyson ha inserito nella testina un tag RFID, una piccola etichetta elettronica che permette allo spazzolino di riconoscerla quando viene montata.

Il sistema registra quanti lavaggi sono stati effettuati e avverte l'utente quando arriva il momento di sostituirla. Montando una testina nuova, il conteggio riparte automaticamente.

La lente macro necessaria alla videocamera è a sua volta integrata nella testina e contribuisce ad ampliare il campo visivo del sistema Gap Optical Targeting. Accanto alla versione standard è prevista una testina dedicata a denti e gengive sensibili.

Sono particolari quasi invisibili durante l'uso quotidiano, eppure spiegano quanto CameraJet sia distante dall'idea di prendere un normale spazzolino elettrico e aggiungergli una fotocamera. Dyson ha ridisegnato attorno alla telecamera buona parte del sistema.

Persino il dentifricio è stato progettato per non disturbare la videocamera

La presenza di una camera dentro la bocca ha generato un problema ancora più curioso: la schiuma.

Un normale dentifricio produce abbastanza schiuma da coprire rapidamente denti e gengive, rendendo molto più difficile il lavoro dell'algoritmo che deve riconoscere gli spazi interdentali. Dyson ha quindi sviluppato un proprio dentifricio senza SLS, il tensioattivo comunemente utilizzato per produrre schiuma, insieme a un collutorio formulato per schiumare poco.

È una conseguenza diretta dell'architettura del prodotto. Una volta deciso che lo spazzolino deve vedere, tutto ciò che ostacola la vista diventa un problema di progettazione, compreso il dentifricio.

CameraJet finisce così per essere qualcosa di più ampio del solo manico elettrico. Spazzolino, testina, liquidi e base di ricarica sono stati sviluppati come parti dello stesso sistema, perché ciascuno influenza il funzionamento della videocamera e del getto.

Costa 479 euro. E resta da capire se sarà realmente efficace

Tutta questa ingegneria ha un prezzo molto alto. Dyson CameraJet è già disponibile nei Dyson Demo Store e presso alcuni rivenditori selezionati a 479 euro, nelle colorazioni Ceramic Ultra Blue e Ceramic Pink. Nella confezione sono compresi lo spazzolino, la base di ricarica, la custodia da viaggio e una prima dotazione di dentifricio e collutorio Dyson.

Per avere un termine di paragone interno al catalogo dell'azienda, 479 euro è esattamente il prezzo a cui Dyson vende attualmente alcune versioni del Supersonic r, uno dei suoi asciugacapelli più sofisticati. Il CameraJet entra quindi sul mercato con un posizionamento decisamente premium anche per gli standard degli spazzolini elettrici.

Al prezzo iniziale bisognerà poi aggiungere quello dei consumabili. CameraJet è stato progettato per funzionare al meglio con un dentifricio Dyson che produce poca schiuma, così da lasciare libera la visuale alla videocamera, e con un collutorio specifico adatto al sistema di erogazione. Entrambi contengono fluoruro di sodio e saranno proposti in diverse formulazioni. Dyson, però, non ha comunicato quanto costeranno le confezioni né quanto durerà un tubetto di dentifricio o una bottiglia di collutorio. Sono informazioni importanti, perché determineranno il costo reale del sistema nel corso degli anni.

Resta anche da verificare quanto i vantaggi promessi giustifichino una spesa di questa portata. Solo la prova del prodotto potrà dircelo.

A 479 euro, CameraJet dovrà insomma dimostrare qualcosa di più della consueta capacità di Dyson di trasformare un oggetto quotidiano in un piccolo concentrato di ingegneria.