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Character.ai in bancarotta: cosa rivela la sua crisi sull’economia dell’IA

Character.ai in bancarotta: cosa rivela la sua crisi sull’economia dell’IA

Pioniera dei chatbot con cui conversare come fossero persone reali, Character.ai aveva conquistato milioni di utenti e attirato investimenti miliardari. Ora ha chiesto la protezione del Chapter 11 negli Stati Uniti. I documenti giudiziari raccontano un’azienda schiacciata dai costi di calcolo, mentre le cause legali e le controversie sulla sicurezza hanno aggravato la crisi

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Gli utenti di Character.ai trascorrono, in media, due ore al giorno a conversare con i suoi chatbot. Per una piattaforma digitale è un risultato eccezionale, il genere di coinvolgimento che aziende come Meta e TikTok inseguono da anni.

Eppure Character.ai, che conta circa 12 milioni di utenti attivi mensili, ha dichiarato bancarotta negli Stati Uniti.

Lo scorso 12 ottobre Character Technologies - la società che gestisce la piattaforma - ha presentato una richiesta di protezione ai sensi del Chapter 11 presso il tribunale fallimentare del Delaware. La decisione arriva dopo anni di perdite economiche e una serie di controversie giudiziarie legate ai possibili danni psicologici provocati dai suoi chatbot, soprattutto sugli adolescenti.

I documenti depositati in tribunale raccontano un'azienda che, ancora ad agosto scorso, spendeva ogni mese circa 8 milioni di dollari in più di quanto incassasse, nonostante i pesanti tagli ai costi.

La vicenda dice molto della fase attraversata dal business dell’intelligenza artificiale. Character.ai è stata tra le prime aziende a dimostrare che milioni di persone erano disposte a trascorrere ore in compagnia di personaggi generati dall'IA. Cinque anni dopo la fondazione, quella popolarità non appare sufficiente a sostenere il bilancio dell’azienda.

Character.ai ha così chiesto la protezione prevista dal Chapter 11 della legge fallimentare americana, avviando una procedura giudiziaria per gestire la propria crisi finanziaria e organizzare la vendita delle sue attività. La piattaforma continua per il momento a funzionare e gli abbonamenti rimangono attivi. Il suo futuro dipende dalla possibilità di trovare un acquirente disposto a mantenerla operativa.

La stessa società ha ammesso che, in assenza di un'offerta adeguata, il servizio verrà chiuso.

L'azienda che ha cavalcato l’onda dell’IA

Character.AI nasce nel 2021 dall'iniziativa di Noam Shazeer e Daniel De Freitas, due ex ricercatori di Google con una profonda esperienza nei modelli linguistici.

Shazeer, in particolare, era stato tra gli autori dello studio scientifico del 2017 che introdusse l'architettura Transformer, la tecnologia alla base di gran parte dei moderni sistemi di IA generativa, compreso ChatGpt.

La loro intuizione commerciale era stata particolarmente fortunata. Mentre gran parte dell'industria lavorava a chatbot capaci di rispondere a domande e aiutare gli utenti a svolgere attività, Character.ai si concentrava sulla possibilità di simulare una personalità.

La piattaforma permetteva a chiunque di creare e incontrare personaggi virtuali ispirati a figure storiche, celebrità, protagonisti di videogiochi oppure persone completamente immaginarie. Gli utenti potevano parlare con Albert Einstein, confrontarsi con personaggi di fantasia oppure costruire un interlocutore con una propria personalità, capace di sostenere conversazioni lunghe e apparentemente intime.

Il successo arrivò rapidamente. Nel marzo 2023 Andreessen Horowitz, uno dei fondi di venture capital più influenti della Silicon Valley, guidò un investimento da 150 milioni di dollari che attribuiva a Character.ai una valutazione di un miliardo. All'epoca la società non aveva ancora ricavi.

L'interesse degli investitori si spiegava con la crescita impressionante del prodotto. Nei primi cinque mesi dopo il lancio, gli utenti avevano già scambiato oltre due miliardi di messaggi con i chatbot. L'applicazione mobile, arrivata nel maggio 2023, registrò più di 1,7 milioni di installazioni nella prima settimana.

Character.ai sembrava aver individuato un possibile futuro dell'intelligenza artificiale conversazionale, nel quale le persone avrebbero sviluppato rapporti continuativi con assistenti personalizzati o compagni digitali. I suoi numeri suggerivano che questa prospettiva avesse già trovato un pubblico.

I conti dietro milioni di conversazioni

I documenti presentati al tribunale del Delaware, analizzati tra gli altri da 404 Media, offrono una ricostruzione dettagliata dell'economia dell'azienda.

Nel secondo semestre del 2024, l'azienda spendeva in media 13,8 milioni di dollari al mese soltanto per la capacità di calcolo necessaria a far funzionare i propri chatbot. Considerando anche le altre spese e le entrate, il consumo di liquidità raggiungeva mediamente 21,5 milioni di dollari al mese.

Nel 2025 Character.ai ha cercato di ridurre queste perdite, abbassando la spesa mensile per il calcolo a circa 10 milioni di dollari. I ricavi dell'intero anno, però, si sono fermati a 23,6 milioni di dollari. Significa che la sola infrastruttura informatica costava all'azienda circa cinque volte il suo fatturato annuale. Il consumo medio di liquidità era sceso a 17,6 milioni di dollari al mese, una cifra ancora enorme rispetto alle entrate.

I tagli sono proseguiti nel 2026. Nei primi otto mesi dell'anno Character.ai ha speso complessivamente 56,1 milioni di dollari per la capacità di calcolo, circa il 45% delle spese operative. Altri 19,7 milioni sono stati destinati agli stipendi e ai benefit dei dipendenti.

Anche i ricavi sono cresciuti. Ad agosto scorso l'azienda ha incassato circa 5,3 milioni di dollari, di cui 2,8 milioni dagli abbonamenti e 2,5 milioni dalla pubblicità introdotta nel 2025. Nello stesso mese, però, le spese operative, escluse quelle legali, ammontavano a circa 13,3 milioni di dollari.

La differenza tra ricavi e spese è dunque di circa 8 milioni di dollari in un solo mese. Per ogni dollaro incassato, Character.ai ne spende circa due e mezzo per mantenere in funzione la propria attività.

Quando gli utenti diventano troppo costosi

Il modello economico di Character.ai presenta una difficoltà particolare, comune a molti servizi di IA generativa destinati ai consumatori.

Per le piattaforme social tradizionali, aumentare il tempo trascorso nell'applicazione significa generalmente moltiplicare le occasioni di mostrare pubblicità. Anche quelle infrastrutture hanno costi considerevoli, ma il rapporto tra nuovi utenti, traffico e ricavi pubblicitari può diventare molto vantaggioso una volta raggiunte grandi dimensioni.

Per un chatbot generativo ogni conversazione produce invece una spesa di calcolo. Ogni risposta richiede che il modello elabori il testo e generi nuove parole utilizzando processori specializzati, spesso GPU, cioè chip progettati per eseguire grandi quantità di operazioni matematiche contemporaneamente.

Nel settore questa attività viene chiamata inferenza. Più messaggi vengono scambiati, maggiore è il lavoro richiesto ai server.

Character.ai aveva costruito il proprio successo incoraggiando conversazioni lunghe e frequenti, spesso con utenti molto coinvolti emotivamente. Le stesse caratteristiche che avevano reso la piattaforma interessante per gli investitori contribuivano ad aumentare i costi di funzionamento.

La società si trovava così a dover trasformare in denaro ore di conversazioni con utenti che, in gran parte, utilizzavano il servizio gratuitamente. Gli abbonamenti introducevano un limite alla monetizzazione, perché occorreva convincere le persone a pagare per un prodotto già disponibile senza costi diretti. La pubblicità portava nuove entrate, con il rischio di rendere meno piacevole un'esperienza basata sulla continuità del dialogo.

Le misure adottate hanno migliorato i ricavi e ridotto le spese, senza raggiungere la sostenibilità economica.

Character.ai è diventata un esempio particolarmente documentato di quanto possa essere difficile costruire un business redditizio intorno a un'applicazione generativa molto utilizzata.

Google aveva scommesso miliardi sulla sua tecnologia

La crisi attuale assume un significato particolare considerando quanto Character.ai fosse stata considerata preziosa dai grandi gruppi tecnologici.

Nell'agosto 2024 Google ha concluso con la società un accordo per ottenere una licenza non esclusiva sulla sua tecnologia. Secondo i documenti finanziari pubblicati da Alphabet, la transazione prevedeva il pagamento di 2,7 miliardi di dollari in contanti e la cancellazione di strumenti finanziari convertibili.

Nell'ambito dell'operazione, Shazeer e De Freitas sono tornati a lavorare in Google insieme ad alcuni colleghi.

L'accordo ha permesso a Google di acquisire competenze e diritti tecnologici senza comprare formalmente l'intera società. Per Character.ai ha significato la perdita dei fondatori e di una parte importante delle risorse scientifiche su cui aveva costruito la propria reputazione.

Negli anni successivi l'azienda si è concentrata maggiormente sul prodotto e sulla crescita commerciale, ridimensionando le ambizioni di ricerca che richiedevano enormi investimenti.

Il destino di Character.ai è particolarmente indicativo di una dinamica che attraversa l'industria dell'IA. I grandi gruppi tecnologici dispongono di infrastrutture proprie e possono utilizzare la stessa tecnologia in numerosi prodotti. Le startup indipendenti devono invece sostenere costi molto elevati e trovare abbastanza clienti paganti per recuperarli.

Google ha ottenuto le competenze e la proprietà intellettuale che riteneva strategiche, mentre Character.ai è rimasta responsabile della gestione di una piattaforma molto popolare e strutturalmente in perdita.

Le controversie sui chatbot e la sicurezza degli adolescenti

Alle difficoltà economiche si sono aggiunte controversie giudiziarie che hanno trasformato Character.ai in una delle aziende più discusse nel dibattito sui rischi psicologici dell'intelligenza artificiale.

Il caso più noto riguarda Sewell Setzer III, un ragazzo di 14 anni della Florida morto per suicidio nel febbraio 2024. Nell'ottobre dello stesso anno sua madre, Megan Garcia, ha avviato una causa contro Character.ai, sostenendo che il figlio avesse sviluppato una dipendenza emotiva da un chatbot ispirato a Daenerys Targaryen, personaggio della serie Game of Thrones.

Secondo la denuncia, il ragazzo aveva intrecciato con il personaggio virtuale una relazione sempre più intensa. La madre ha accusato la piattaforma di aver favorito un attaccamento psicologico dannoso e di non aver adottato misure adeguate di fronte a segnali di disagio e pensieri suicidari.

La responsabilità della piattaforma è stata oggetto della controversia giudiziaria e non può essere considerata automaticamente accertata. Nel gennaio 2026 Character.ai e Google hanno raggiunto accordi preliminari per risolvere diverse cause, compresa quella avviata da Garcia. Secondo Reuters, al momento della richiesta di Chapter 11 tali accordi non risultavano ancora tutti perfezionati e pagati.

La società fondata da Shazeer e De Freitas ha affrontato anche altre accuse. Il Kentucky ha contestato la presenza di chatbot che avrebbero incoraggiato comportamenti autolesionistici, mentre la Pennsylvania ha avviato un'azione contro sistemi che si sarebbero presentati agli utenti come professionisti sanitari abilitati.

Character.ai ha dichiarato di aver rafforzato le misure di sicurezza e ha progressivamente impedito ai minori di 18 anni di accedere alle conversazioni aperte con i suoi personaggi.

Queste modifiche hanno comportato ulteriori costi. Inoltre, le incertezze legali hanno ostacolato la possibilità di trovare nuovi finanziatori e compratori.

Nei documenti fallimentari si racconta che una banca d'investimento incaricata di esplorare possibili operazioni aveva contattato circa 28 potenziali controparti, senza ottenere una proposta realizzabile. Le cause e le indagini delle autorità venivano considerate un rischio eccessivo.

Disney e la vendita di ciò che rimane

La procedura fallimentare ha portato a un'operazione piuttosto singolare. Disney, che nel settembre 2025 aveva inviato a Character.ai una diffida per l'utilizzo non autorizzato dei suoi personaggi, ha presentato un'offerta iniziale da 20 milioni di dollari per ottenere una licenza perpetua e non esclusiva su parte della proprietà intellettuale dell'azienda.

Disney ha assunto anche Karandeep Anand, amministratore delegato di Character.ai fino al settembre 2026, nominandolo responsabile tecnologico del gruppo. Alcuni dipendenti della startup sono passati alla società di intrattenimento.

La società punta a completare la vendita entro la fine di novembre o l'inizio di dicembre. Il tribunale dovrà poi supervisionare la destinazione dei proventi ai creditori e la gestione delle attività rimanenti.

Che cosa rivela questa bancarotta sul mercato dell'IA

Character.ai ha raggiunto una valutazione da un miliardo di dollari quando ancora non generava ricavi. Ha poi beneficiato di un accordo miliardario con Google, conquistato milioni di utenti e sviluppato un prodotto che le persone utilizzavano molto più a lungo di tante altre applicazioni digitali. Alla fine, i ricavi commerciali rimanevano insufficienti per coprire i costi.

I suoi documenti fallimentari mettono in evidenza un limite della logica con cui vengono finanziate numerose startup di intelligenza artificiale. Le valutazioni degli investitori incorporano aspettative di crescita e guadagni futuri che possono essere enormemente superiori ai ricavi effettivi.

Finché i finanziamenti continuano ad arrivare, le aziende possono sostenere perdite considerevoli. Quando diventa necessario dimostrare che il prodotto può vivere dei propri incassi, quelle aspettative vengono messe alla prova.

Il caso di Character.ai è aggravato da circostanze specifiche: la perdita dei fondatori, i contenziosi e la difficoltà di convincere gli investitori a finanziare un servizio che poteva generare nuove responsabilità legali.

Sarebbe quindi improprio estendere automaticamente i suoi risultati economici a tutta l'industria dell'IA generativa.

Il problema dei costi, però, riguarda un numero molto più ampio di aziende.

Negli ultimi anni utilizzare i modelli linguistici è diventato molto meno costoso. Secondo lo Stanford AI Index, tra novembre 2022 e ottobre 2024 il costo necessario per ottenere prestazioni paragonabili a quelle di GPT-3.5 è diminuito di oltre 280 volte. Il miglioramento dell'efficienza è stato impressionante.

Le aziende, però, hanno contemporaneamente aumentato il numero di richieste gestite e la complessità dei servizi offerti. La disponibilità di modelli più economici permette di abbassare la spesa per singola risposta, mentre conversazioni molto lunghe e l'espansione del pubblico possono far crescere il costo complessivo del servizio.

Per le imprese che sviluppano applicazioni professionali, i ricavi possono essere sostenuti dal valore economico prodotto: un software che accelera il lavoro di un programmatore o riduce il tempo necessario a svolgere determinate attività offre ai clienti una ragione concreta per spendere.

Character.ai vendeva soprattutto intrattenimento e compagnia digitale. Il tempo trascorso dagli utenti con i chatbot testimoniava la capacità del prodotto di creare abitudini molto forti, ma generava entrate relativamente modeste rispetto alle spese necessarie a mantenerlo.