Italian Tech

Infrastrutture IA

Data center, il boom dell’IA comincia a scricchiolare

(Vista aerea di un data center in Ohio, uno degli stati Usa con il maggior numero di strutture. Foto di Michael M. Santiago/Getty Images)
(Vista aerea di un data center in Ohio, uno degli stati Usa con il maggior numero di strutture. Foto di Michael M. Santiago/Getty Images) 

Microsoft si ritira da un progetto britannico mentre, negli Usa, almeno 47 grandi data center subiscono ritardi, blocchi o cancellazioni. Debiti, reti elettriche insufficienti e proteste mettono in crisi la corsa miliardaria alle infrastrutture dell’IA

3 minuti di lettura

Microsoft ha interrotto l’accordo con Nscale per il centro dati di Loughton, nell’Essex, a nord-est di Londra. La notizia, anticipata dal Telegraph, riguarda una struttura destinata ai sistemi di IA e, stando al quotidiano britannico, il progetto ha accumulato ritardi e la fornitura di elettricità dalla rete potrebbe arrivare non prima del 2030. Una situazione che appare caotica e che Microsoft, declinando la richiesta di commento di Reuters, non rende meno limpida.

Nscale, società britannica che realizza centri dati e vende capacità di calcolo alle imprese, attribuisce la difficoltà alla rete elettrica nell’area londinese e sta cercando fonti alternative di energia.

A settembre del 2025 aveva annunciato con Microsoft un supercomputer da 23.040 chip Nvidia con una potenza iniziale di 50 megawatt. L’impianto avrebbe dovuto supportare Azure, la piattaforma di servizi informatici online di Microsoft.

Le difficoltà che rallentano la nascita dei data center

Il caso britannico si inserisce in una serie di difficoltà che attraversano i cantieri americani. Un’inchiesta del Financial Times indica almeno 47 grandi progetti rinviati, ritirati o bloccati nel corso del 2026 negli Stati Uniti nel 2026.

Il censimento delle difficoltà è stato redatto da RegLayer, società che analizza i procedimenti autorizzativi, ed è presentata come una stima al ribasso. Parallelamente, gli analisti della società di ricerca finanziaria Bernstein, giudicano credibile circa il 35% dei progetti americani in programma.

L’impatto economico

La posta economica in gioco è di rilievo. Una ricerca di Stijn Van Nieuwerburgh, economista della Columbia University stima in 10.300 miliardi di dollari gli investimenti in edifici, reti, energia e chip per l’IA negli Stati Uniti, tra il 2025 e il 2032. È una proiezione di spesa per l’intero periodo, equivalente in media al 3,63% del prodotto interno lordo americano ogni anno.

Il finanziamento di questa espansione si sta spostando dai bilanci dei grandi gruppi tecnologici verso prestiti, fondi di credito privato e società costituite per singoli impianti. La crescente dipendenza dai capitali esterni rende decisivi il costo del denaro, le scadenze dei cantieri e la capacità dei clienti di pagare i servizi acquistati. I contratti pluriennali promettono ricavi futuri, mentre interessi, chip ed edifici richiedono risorse durante la costruzione.

CoreWeave, azienda che affitta server specializzati nell’IA, ha perso quasi il 25% in Borsa nella settimana precedente al 18 ottobre e, più in generale, le obbligazioni legate ad alcuni progetti hanno registrato ribassi.

I ritardi hanno effetti concreti sui contratti. In Texas, Cipher, operatore di infrastrutture informatiche nato nel settore delle criptovalute, ha rinegoziato con Fluidstack, fornitore di capacità di calcolo, i termini di consegna di un impianto. Secondo il Financial Times, Cipher si è impegnata a sostenere i primi 359 milioni di dollari di costi eccedenti, mentre le modifiche richiedono circa 750 milioni di nuovi capitali. Anche Anthropic, azienda che sviluppa i modelli Claude, dispone di clausole legate alle scadenze finanziarie e operative per un accordo da 45 miliardi con Nscale in West Virginia.

Le tensioni coinvolgono anche Stargate, il piano da 500 miliardi di dollari in quattro anni presentato da OpenAI, insieme a Oracle che fornisce software e infrastrutture cloud e il gruppo giapponese di investimenti SoftBank.

Alcuni siti affidati a Oracle hanno registrato slittamenti, secondo il Financial Times. La distanza tra capacità annunciata e strutture effettivamente disponibili diventa così un elemento centrale nella valutazione degli investimenti.

L’energia e le proteste tra i colli di bottiglia

L’energia rappresenta un vincolo altrettanto concreto. L’Agenzia internazionale dell’energia, organismo intergovernativo che studia i mercati energetici, prevede che il consumo elettrico mondiale dei centri dati salga da 485 terawattora nel 2025 a circa 950 nel 2030. Inoltre, crescono anche le mobilitazioni contro nuove strutture negli Stati Uniti e in altri Paesi, Regno Unito e Italia inclusi.

Le preoccupazioni dei manifestanti riguardano disponibilità di elettricità e acqua, uso del suolo e possibili rincari delle bollette. Il Financial Times censisce oltre mille comunità statunitensi che, nel 2026, hanno cercato di introdurre moratorie o altre limitazioni ai procedimenti autorizzativi che, di fatto, diventano un ulteriore fattore che rallenta la realizzazione dei progetti.

Una possibile metamorfosi nella corsa alle IA

Il Fondo monetario internazionale segnala che l’indebitamento elevato e l’esposizione concentrata al settore IA potrebbero amplificare eventuali correzioni dei mercati. Il nodo riguarda la sostenibilità di investimenti che anticipano di anni i ricavi attesi. La disponibilità effettiva di energia, i tempi di consegna e l’equilibrio tra debiti e incassi determineranno quali progetti arriveranno all’apertura.

Più in generale, i ritardi nella costruzione dei data center e le crescenti difficoltà di finanziamento, rischiano di trasformare profondamente la corsa all’intelligenza artificiale. La disponibilità di energia elettrica, chip e capacità di calcolo potrebbe diventare un fattore decisivo per lo sviluppo dei modelli più avanzati, rallentandone l'addestramento e aumentando i costi dei servizi destinati a imprese e consumatori.