Cinquemila metri quadrati in Italia, centinaia di robot umanoidi al lavoro e ambienti industriali ricreati al computer, dove i robot potranno essere addestrati ad affrontare migliaia di situazioni diverse.
Generative Bionics ha annunciato la realizzazione di quello che punta a diventare il più grande centro europeo per l’addestramento dei robot umanoidi. I dati raccolti durante le prove fisiche e le simulazioni serviranno a insegnare alle macchine a svolgere attività industriali, preparandole a operare negli stabilimenti dei clienti.
Il piano è stato annunciato durante il CES Unveiled di Milano, l'evento che anticipa alcune delle novità tecnologiche destinate al CES di Las Vegas.
A presentarlo è stato Daniele Pucci, amministratore delegato di Generative Bionics, azienda italiana nata nel 2025 come spin-off dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dopo quindici anni di ricerca nel campo della robotica umanoide.
La società realizzerà una rete di tre strutture chiamate Physical AI Data Factory. La prima sorgerà in Italia, in una località già individuata ma ancora riservata, e dovrebbe diventare operativa entro il quarto trimestre del 2027. Seguiranno una seconda struttura in un altro Paese europeo e una terza destinata ai mercati internazionali.
AMD sarà il partner tecnologico per l'infrastruttura di intelligenza artificiale, attraverso la piattaforma Helios, progettata per fornire l'enorme capacità di calcolo necessaria all'addestramento dei modelli AI e alle simulazioni.
Generative Bionics porterà Gene.01 nelle fabbriche: sei mesi fa l’umanoide italiano era un concept
Una fabbrica dove i robot imparano a lavorare
I grandi modelli linguistici, come quelli che alimentano ChatGpt, vengono addestrati utilizzando enormi quantità di testi e altre informazioni digitali. I robot umanoidi devono invece apprendere come funziona il mondo fisico, sviluppando capacità che richiedono dati molto diversi da quelli disponibili su Internet.
Un robot industriale deve saper riconoscere gli oggetti, valutare le distanze, regolare la forza con cui afferra un componente e reagire quando una persona entra nel suo spazio di lavoro. La complessità aumenta quando deve svolgere attività diverse in ambienti che cambiano continuamente. Per questo Generative Bionics intende sviluppare robot con caratteristiche specifiche per ciascun settore industriale.
“Crediamo che un robot umanoide nel cantiere navale che salda un pezzo di acciaio non possa essere lo stesso di un robot umanoide nell'assistenza sanitaria – ha spiegato Pucci - E questo non è solo buon senso: crediamo fermamente che i robot umanoidi debbano essere personalizzati per i diversi segmenti di mercato, per comprendere quali sono le reali esigenze dei clienti. È per questo che il nostro approccio consiste nel costruire una piattaforma che genera robot umanoidi specifici per diverse applicazioni, per massimizzare gli indicatori di prestazione dei clienti ed essere adottati dalla società futura”.
Al centro del progetto ci sarà GENE.01, la piattaforma umanoide sviluppata da Generative Bionics, caratterizzata da un'architettura modulare e da una particolare pelle artificiale multimodale. Quest'ultima permette al robot di acquisire informazioni attraverso il contatto e la prossimità, aggiungendo ai dati visivi anche segnali fisici essenziali per interagire con gli oggetti e con le persone.
La futura Data Factory raccoglierà informazioni su movimento, forza, temperatura e condizioni operative mentre i robot svolgeranno attività in ambienti ricostruiti insieme ai partner industriali. Questi dati verranno poi utilizzati per sviluppare sistemi di intelligenza artificiale specializzati nell'esecuzione dei compiti.
Dai robot reali ai loro gemelli digitali
Gli ambienti industriali ricostruiti all’interno della Data Factory insieme alle aziende partner, come linee di produzione e aree di magazzino, verranno riprodotti anche al computer attraverso i cosiddetti digital twin, o gemelli digitali. Si tratta di simulazioni che replicano le caratteristiche fisiche degli spazi di lavoro, degli oggetti presenti e dei robot che vi operano.
Una volta raccolti i dati durante le attività reali, Generative Bionics potrà riprodurre gli stessi compiti in migliaia di simulazioni, modificando la disposizione degli oggetti, le caratteristiche dei materiali o le condizioni di lavoro. Sarà possibile studiare anche guasti e situazioni pericolose che sarebbe difficile o costoso ricreare fisicamente.
I modelli di intelligenza artificiale addestrati nelle simulazioni verranno trasferiti sui robot reali per verificarne le prestazioni.
I risultati dei test alimenteranno poi ulteriori cicli di addestramento.
Pucci ha descritto il progetto come un'infrastruttura dedicata a produrre dati specializzati per la robotica: “Il modello di intelligenza artificiale per l'assistenza sanitaria sarà diverso dal modello di intelligenza artificiale per la produzione, che sarà diverso dal modello di intelligenza artificiale per la logistica. E questo ci porta a un problema di generazione di dati sovrani. Dobbiamo costruire e produrre dati per avere informazioni multimodali che vadano ben oltre il testo e le immagini, che hanno addestrato i cosiddetti LLM fino ad ora”.
La struttura italiana ospiterà, secondo i piani dell'azienda, centinaia di robot impegnati a generare continuamente informazioni. Il progetto prevede anche lo sviluppo dei cosiddetti World Action Models, modelli di intelligenza artificiale che apprendono le relazioni tra ciò che un robot percepisce, le azioni che può compiere e le conseguenze di quelle azioni.
Pucci ha approfondito il funzionamento della struttura durante il suo intervento.
“Sarà un luogo fisico dove riproduciamo i modelli dei nostri clienti e dei nostri segmenti di mercato in termini di logistica, assistenza sanitaria e produzione, in cui distribuiremo centinaia di robot umanoidi che genereranno dati di intelligenza artificiale fisica – ha spiegato il CEO di Generative Bionics - Questi dati poi addestreranno gemelli digitali che diventeranno fisicamente coerenti e consentiranno di addestrare modelli grazie al nostro HPC».
Con HPC, acronimo di High Performance Computing, si intendono i sistemi di calcolo ad alte prestazioni utilizzati per elaborare grandi quantità di informazioni e svolgere simulazioni particolarmente impegnative.
AMD fornirà la potenza di calcolo
Per sostenere il progetto, Generative Bionics utilizzerà AMD Helios, un'architettura per infrastrutture di intelligenza artificiale che integra risorse di calcolo su larga scala. La collaborazione tra le due aziende era già attiva nello sviluppo della piattaforma robotica GENE.01 e viene ora estesa all'infrastruttura dedicata all'addestramento.
Helios dovrà gestire l'elaborazione dei dati provenienti dai robot, la creazione delle simulazioni e l'addestramento dei modelli. La capacità di eseguire contemporaneamente migliaia di varianti dello stesso ambiente sarà essenziale per rendere sostenibile un processo che, se condotto esclusivamente attraverso prove fisiche, richiederebbe tempi e costi molto elevati.
Generative Bionics parla di un investimento complessivo multimilionario, senza indicare per il momento una cifra precisa per la realizzazione delle tre strutture.
La Data Factory parte dall’Italia
Dopo la presentazione del nuovo progetto, Pucci ha fornito ulteriori dettagli sulle tempistiche, anticipando che la società punta a realizzare un primo nucleo della Data Factory già entro la fine del 2026. Ha anche riconosciuto le difficoltà legate alla disponibilità dell'hardware.
“Noi abbiamo l'obiettivo di mettere a terra il primo seed per il quarto trimestre del 2026 della Data Factory – ha detto Pucci -. Chiaramente abbiamo un grosso problema per farla su larga scala, che è l'accesso al silicio. In questo momento l'accesso al silicio non è facile. Dobbiamo stabilire delle partnership che ci consentano di scalare, perché se noi facciamo la Data Factory con quattro GPU non ci facciamo niente. In questo momento è un problema di scala. Ecco perché partnership solide, che non vengono da una sola parte del mondo, rafforzano la resilienza”.
Le GPU sono i processori utilizzati per eseguire i calcoli richiesti dai modelli di intelligenza artificiale. La domanda di questi componenti è cresciuta rapidamente con lo sviluppo dell'IA generativa e l'espansione dei data center, rendendo l'accesso a grandi quantità di capacità di calcolo uno dei principali ostacoli per le aziende che vogliono sviluppare sistemi avanzati.
Secondo Pucci, la collaborazione con AMD permette a Generative Bionics di anticipare l'accesso all'infrastruttura necessaria per il progetto.
La sovranità tecnologica diventa fisica
Nella presentazione milanese, Pucci ha insistito a lungo sul significato politico e industriale dell'iniziativa di Generative Bionics.
A differenza dei software che operano sui computer, questi sistemi avranno capacità di movimento e potranno intervenire direttamente sugli oggetti.
La provenienza dei componenti, la sicurezza dei sistemi e il controllo dei modelli di intelligenza artificiale diventeranno quindi questioni industriali e di sicurezza.
"Stiamo dando un corpo all'IA, il che significa che la sovranità diventa fisica”, ha detto Pucci, che poi ha aggiunto: “Quando vedete dei robot che ballano, per favore non guardateli solo come prodotti. Questa è fondamentalmente un'infrastruttura distribuita su larga scala, perché questi dispositivi possono sentire, percepire, ragionare e agire”.
Pucci ha richiamato anche la dipendenza europea dalle catene di fornitura internazionali, citando in particolare la concentrazione in Cina della produzione di componenti importanti per la robotica, come i magneti utilizzati nei motori elettrici.
Un’opportunità da trilioni di dollari
La scelta di costruire una rete europea di Data Factory risponde alla volontà di mantenere nel continente il controllo dei dati raccolti dai robot e dei modelli sviluppati utilizzando quelle informazioni. La dipendenza dalle filiere globali dell'hardware resterà, anche perché AMD è una società americana, ma Generative Bionics vuole sviluppare e gestire in Europa il processo di addestramento delle proprie piattaforme.
L'azienda parte da un'esperienza di ricerca maturata all'Istituto Italiano di Tecnologia e ha raccolto 70 milioni di euro in un round seed guidato da CDP Venture Capital, con la partecipazione, tra gli altri, di AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether.
Nella visione illustrata a Milano, la robotica umanoide dovrà rispondere anche alla progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. Pucci ha citato l'invecchiamento demografico europeo e le difficoltà che numerosi settori potrebbero incontrare nel reperire personale umano nei prossimi decenni. “Si prevede che il mercato nel 2050 avrà dimensioni comprese tra i 5 e i 7 trilioni con un miliardo di robot umanoidi in tutto il mondo”, sostiene Pucci.