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Apple Watch, l'orologio smart che potrebbe cambiarci un po'

Apple Watch, l'orologio smart che potrebbe cambiarci un po'
Due settimane trascorse con lo smartwatch di Cupertino per comprendere se e come potrà esserci utile e quindi mutare le nostre abitudini digitali. Il ruolo dell’assistente vocale Siri, lo stretto legame con la "nave madre" iPhone, le app di fitness e salute,  quelle di news (c'è anche Repubblica) e l’usabilità complessiva del nuovo dispositivo che dal 26 giugno sarà in vendita anche in Italia
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DA DUE SETTIMANE convivo con un Apple Watch, la versione con cassa in acciaio inossidabile da 42 millimetri e display in cristallo di zaffiro. E tutto sembra filare liscio. Premessa: quella che segue - alla vigilia del lancio sul mercato italiano, il 26 giugno - è una semplice riflessione sull'esperienza d'uso di questo primo dispositivo wearable di Apple, non altro. Del resto delle esigenze e dei gusti di ognuno non si discute. Dovremmo ripetere che l'Apple Watch è giunto sul mercato ben dopo i dispositivi di altri Big, che non ha la Sim integrata, che il Gps se lo prende dallo smartphone così come la videocamera, che ha un sistema di ricarica proprietario e che fondamentalmente deve vivere in simbiosi con l'iPhone per poter dare il meglio di sé? Ad ogni dispositivo, se ci si pensa, manca qualcosa. E' sempre una questione di scelte. Apple ha fatto le sue così come le hanno fatte i concorrenti. Saranno i numeri - come sempre - a rivelare chi ha sbagliato e chi ha fatto bene.

Come che sia, l'Apple Watch è un orologio quanto è telefono uno smartphone. È quindi capace di fare un bel po' di cose oltre a dirci l'ora e questo grazie all'integrazione del suo software con l'ecosistema iPhone con il quale lui si parla via Bluetooth o WiFi. Già in questa configurazione - come fosse il tender di una nave madre - mostra di avere le carte in regola per cambiare alcune delle nostre abitudini digitali (come da promessa di Tim Cook) con la forza di Siri, l'assistente vocale che qui diventa ancora più importante. Anche perché l'azienda californiana sembra confermare ciò che l'ha caratterizzata negli anni della ripresa prima e del boom poi: riuscire a fare meglio quello che gli altri hanno già fatto prima ma forse un po' meno bene (basti pensare a cosa c'era prima di iPod, iPhone e iPad). "Reinventare, ridefinire", è il mantra che si sente dalle parti di Cupertino.
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Poi c'è un segmento di mercato a cui dare un senso, considerando che finora gli smartwatch non hanno sfondato affatto: i numeri parlano di 10 milioni di unità vendute in tutto il mondo nel 2014 che - nelle ottimistiche previsioni degli analisti - potrebbero diventare 40 (fonte Forrester) nel 2015. Questo scenario si realizzerà anche grazie all'effetto Apple? Vedremo. La strategia dell'attesa c'è stata anche questa volta. Diverse dal solito, invece, le modalità di vendita in Italia: dal 26 si può acquistare online o prenotarlo per andarlo poi a prendere all'Apple Store più vicino. Non si tratta di un preordine, semplicemente si prenota l'unità e la si va a ritirare allo store. Ma torniamo a vedere più da vicino l'Apple Watch, mettendo in fila alcune delle caratteristiche che ci hanno colpito di più.

Il design. È un gran bell'oggetto. Poco da dire. Forma, stile, leggerezza, scelta dei materiali, attenzione ai particolari: anche qui Cupertino ha applicato con sapienza il suo credo. Una bellezza che riconosci non solo nell'hardware ma anche nel software, a cominciare da quello che ci fa scegliere che tipo di quadrante vogliamo avere al polso e ce lo fa poi personalizzare in pochi tocchi. Abbiamo la novità del force-touch che apre un mondo interno agli sviluppatori e ci sono le funzioni aggiuntive della corona digitale. I pulsanti in tutto sono due: una è la corona digitale e l'altro serve a richiamare la lista dei contatti preferiti, a impostare la modalità basso consumo o spegnere il dispositivo. Certo, si tratta di familiarizzare con un nuovo linguaggio ma l'impatto non è traumatico: l'uso è intuitivo come nella tradizione della Mela e alla fine ci si mette poco a prendere confidenza.

App native per fitness e salute. Una si chiama "Allenamento" e l'altra "Attività". La prima fa semplicemente quello che fanno altre app sugli smartphone, grazie all'accelerometro e il giroscopio incorporati per effettuare - con o senza obiettivi di calorie o distanza - una camminata, una corsa, un giro in bici, una sessione indoor col vogatore o con lo stepper. "Attività" invece monitora quello che facciamo con l'orologio al polso: grazie a due diodi a infrarossi e due sensori rileva il battito cardiaco ogni 10 minuti e con gli altri sensori registra quanto esercizio, quanti passi facciamo e quanto tempo stiamo in piedi nell'arco della giornata. Quest'app ci chiede di impostare il numero di calorie che vogliamo bruciare in 24 ore, e poi ci avvisa quando raggiungiamo l'obiettivo o siamo in ritardo e ci invita ad alzarci dalla sedia o dal divano quando vi passiamo troppo tempo. Un personal trainer essenziale e abbastanza discreto.

Messaggi, mail, notifiche e telefonate. Dunque, ai primi si può rispondere direttamente dall'orologio, con frasi suggerite dal sistema sulla base del messaggio ricevuto o meglio ancora dettando la nostra risposta a Siri, l'assistente vocale. Ma questo solo se si tratta di sms o con l'applicazione Messaggi o con Skype. Funziona. Ovunque. In auto soprattutto. Il nostro smartphone può restare nella borsa o in tasca e facciamo tutto con qualche tap sul polso. Le mail possiamo leggerle, cancellarle ma per ora non si può rispondere (questo accadrà con la prossima versione di WatchOS, in autunno). Peccato. Le notifiche risultano molto utili perché ti avvisano che è arrivato un messaggio WhatsApp e Facebook Messenger. Per ora si può rispondere solo a Messenger e solo con un pollice alzato in segno di assenso. Questione di poco e anche queste app si adegueranno. Per fortuna non ci sono notifiche doppie: se stiamo usando l'iPhone queste non arriveranno sull'Apple Watch. La possibilità di rispondere alle chiamate è cosa molto comoda quando si è in auto oppure si è in casa in una stanza lontana dallo smartphone: non c'è bisogno di andarlo a recuperare per rispondere a una telefonata, lo si può fare direttamente dall'orologio. L'audio non è straordinario ma è quanto basta per capirsi. Per salvaguardare la nostra privacy, se si è in compagnia, è meglio associare all'Apple Watch un buon auricolare bluetooth. Allo stesso modo dall'Apple Watch si può far partire una chiamata o un messaggio. Basta svegliare Siri con la frase "Ehi Siri" e chiedergli di chiamare o mandare un sms a una persona in elenco. Tutto va come deve.
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Passbook, aspettando Apple Pay. Il primo lo abbiamo testato, il secondo soltanto immaginato perché il servizio in Italia non c'è. Già il programma per avere le carte d'imbarco e un QR code per poter passare i controlli negli aeroporti rappresenta una svolta. Avere questa possibilità al polso lo è ancora di più. Bella app, può soltanto migliorare. Quanto ad Apple Pay, al portafoglio elettronico che da anni si vuole perno degli acquisti del futuro, la tecnologia è già matura. Grazie all'NFC, nei negozi con i terminali abilitati, basta avvicinare lo smartwatch al lettore per pagare. Il sistema antifurto è garantito dal fatto che può usare questo sistema soltanto il proprietario dello smartwatch (che si deve autenticare con un codice) e il tutto funziona solo se l'Apple Watch è tenuto al polso. È la carta di credito del presente negli Usa e in altri Stati eletti e la carta di credito futuro da noi. Chissà quando arriverà.
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Le mappe. Comanda Siri, e come potrebbe essere diversamente? All'assistente vocale chiediamo di andare in una certa via e lui - insieme all'app mappe sul nostro iPhone - si mette all'opera e ci guida. Attenzione, non è necessario stare con gli occhi puntati sul piccolissimo schermo, con tutti i rischi che ne possono derivare soprattutto se siamo alla guida. Sono le vibrazioni della cassa, grazie al feedback tattile, a indirizzarci: vibra a destra se dobbiamo andare a destra, a sinistra se dobbiamo girare da quella parte. Bisogna solo prenderci confidenza, poi fa il suo.

Le app. Sono quasi tutte figlie dell'iPhone, per adesso. Presto, dopo la rivoluzione annunciata al WWDC dell'8 giugno a San Francisco, arriveranno quelle native di terze parti e le altre che già ci sono saranno migliorate con WatchOS 2. Aspettiamoci un diluvio di app. Tutte con il layout adattato allo schermo più piccolo, ovviamente. Al momento ci sono quelle social più famose come Twitter, Skype, Instagram, Foursquare, di localizzazione come Citymapper, Mappe, c'è Uber, Mytaxi, ci sono Ballel, TripAdvisor, Shazam, Runtastic. Non mancano app di dating coma Twitter e Tinder e poi naturalmente Mail, Calendario e il Meteo, la Borsa: Ancora, c'è Foto per vedere le immagini scattate dall'iPhone anche al nostro polso, c'è un'app che richiama la videocamera dell'iPhone e può scattare a distanza, un micro iTunes per poter riprodurre musica e ci sono le app per le news. Qui abbiamo una manciata di titoli, dei sommari, talvolta una piccola foto o in qualche caso un breve testo che raramente supera le 20 battute al termine delle quali si invita il lettore a continuare la lettura sul proprio iPhone. Abbiamo "sfogliato" l'app del New York Times, così come quella dell'Huffington post Italia, Radio Deejay e per ultima quella di Repubblica.it uscita proprio oggi. Tutte offrono un'informazione immediata e sintetica, in fondo il massimo che si può chiedere a un dispositivo da polso. Qualcuno osserva: "Ma chi mai leggerà notizie su uno schermo così piccolo?" È un'obiezione legittima. Ma è anche la stessa di appena qualche anno fa, quando uscirono le prime app di informazione a misura di smartphone. E abbiamo poi visto cosa è successo.
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La gestione del Watch dall'iPhone. Delegare allo schermo dello smartwatch la configurazione di tutte le opzioni era impossibile: troppo piccolo. Avrebbe richiesto abilità fuori dal comune e innervosito i più. Dall'app Apple Watch sul nostro iPhone, invece, possiamo gestire la presenza delle app nella home screen del telefono e decidere i loro comportamenti, possiamo scaricarne di nuove, settare le app di salute e fitness, decidere che livello di privacy attribuire loro, regolare il suono e luminosità dell'Apple Watch e tanto altro ancora. Quando un'app che abbiamo sull'iPhone rilascia la sua versione compatibile con l'Apple Watch questa ci viene segnalata e possiamo decidere se farla comparire o meno nella home screen dello smartwatch. Tutto più chiaro, tutto più a portata di dito.

Conclusioni. La sensazione è che questo dispositivo, nonostante abbia ancora un grande potenziale inespresso (con il nuovo WatchOS il salto si preannuncia notevole, proviamo soltanto a immaginare cosa diventerà quando avremo Homekit per la gestione della smart home), sia già in grado di aprirci a nuove soluzioni per il nostro modo di comunicare e stare in rete. Solo il tempo dirà quali di queste entreranno a far parte della nostra quotidianità fino a farcele sentire naturali. Un'ultima annotazione: dopo qualche giorno di iperattenzione verso il nuovo device, quasi ci siamo dimenticati di averlo al polso tra uno sguardo all'ora esatta, una notifica e un messaggio al quale rispondere con Siri. Tanto - non si sfugge - è sempre lui a ricordarsi di noi. Qualche minuto fa, per esempio, si è accorto che sono fermo da troppo tempo. Così, con un lieve tintinnio, mi ha suggerito di alzarmi in piedi e muovermi per un minuto. Penso proprio che abbia ragione.
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