L'annuncio diceva: "complesso monumentale... incastonato con il suo parco tra via Vittorio Veneto, porta Pinciana e Villa Borghese, in una delle zone più eleganti della Capitale, composto da Villa (parzialmente accatastata ad uso ufficio) e tre locali autorimessa ubicati a Roma (RM) - Via Lombardia 42/46 per una superficie convenzionale di circa 2.800,00 mq.". Ma al termine di ieri, 7 aprile, non è giunta nemmeno un'offerta. E sì che rispetto alla prima asta telematica, bandita per lo scorso 18 gennaio, il prezzo era stato tagliato ben del 20 per cento, scendendo a una base d'asta di soli 376 milioni e 800 mila euro che però si traduceva in un'offerta minima di 282 milioni e 600 mila. A cui andrebbero aggiunti una serie di lavori di ripristino imposti dalla Soprintendenza, quantificati in una decina di milioni di euro ma poi si sa, magari trovando l'impresa giusta si riesce a risparmiare qualcosa. E però niente, l'asta è andata deserta anche stavolta.
Stiamo parlando del Casino dell'Aurora Boncompagni Ludovisi, preziosissima residenza nobiliare che conserva l’unico dipinto murale mai realizzato da Caravaggio, oltre ad altre inestimabili opere di Guercino, Agostino Tassi, Domenichino e Paul Bril e varie sculture antiche. Gelosamente custodito per secoli dalla famiglia, mai reso visitabile al pubblico, il Casino è finito nella disputa tra gli eredi del principe Nicolò, scomparso nel 2018: la vedova (e terza moglie) e i figli del primo matrimonio. Disputa che il tribunale ha imposto di risolvere con la vendita all'incanto, annunciata, come ha fatto notare il Giornale dell'Arte, su un portale per le aste giudiziarie in cui il Casino compare accanto ai box auto in periferia e perfino a un "lotto di 20 cartoni contenenti vestiti e scarpe usati", prezzo base 0,41 euro.
Ora il tribunale dovrà decidere se e quando bandire una nuova asta, e a che prezzo, presumibilmente scontato. Abbiamo ancora un po' di tempo per frugare nelle tasche e nei cassetti di casa e vedere se riusciamo a raccattare un paio di centinaia di milioni.
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