| C'è un diretto progenitore che guida i gesti, le nevrosi, i
tic e le manie del protagonista di Uomo d'acqua dolce, film che segna l'esordio
alla regia di Antonio Albanese. E' quell'Epifanio che il pubblico televisivo
- ma anche quello teatrale - ben conosce, e che qui sviluppa lati inediti
della sua personalità, diventando protagonista di una storia che
ha il sapore del paradosso. Antonio, questo il nome del personaggio, vive
una vicenda al limite dell'assurdo: esce di casa per assecondare una voglia
della moglie in attesa, arriva al supermarket, si prende una botta in testa
e perde la memoria. Tornerà dopo cinque anni, con la moglie che
ha accanto a se un altro uomo, e proverà a ricominciare - anche
se lei non ne vorrà proprio sapere - come se niente fosse accaduto.
In tutto ciò si inserisce lo spirito di Antonio, voce fuori dal
coro della "normalità" quotidiana, spirito libero e a
suo modo anticonformista: uno che non assomiglia a nessuno, e che reagisce
alle assurdità del mondo con i suoi movimenti atipici, con le sue
assurde camminate. Le capacità recitative di Albanese erano già
note, messe in evidenza tra l'altro dal suo recente esordio cinematografico
in Vesna va veloce. Qui Albanese affronta il doppio ruolo di regista e
protagonista, mostrando già una buona dose di mestiere e un bel
po' di buone idee. Il problema è che Uomo d'acqua dolce, con questo
titolo tenero e malinconico, non è costruito - come si potrebbe
credere - soltanto intorno a una vicenda minima e minimalista: è
un film che la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Vincenzo Cerami,
porta rapidamente sul terreno del simbolo, della metafora, della parabola.
E questo gioco raccontare la favola e insieme la sua morale non sempre
risulta efficace. Ma si tratta, a conti fatti, solo di un peccato veniale.
"Ciao, miao, bao". Occhiali spessi, di quelli che cadono sul
naso, cappotto e sciarpa, anche se fuori fa caldo. "Molto ma molto...,
ciao, miao, bao". Dove vive Epifanio? Che lavoro fa, se lavora? Tenero,
leggero, surreale, a tratti quasi poetico, il personaggio di Antonio Albanese
arrivò sul palcoscenico televisivo di "Su la testa" mostrando
il suo carattere rarefatto, la sua assenza di gravità, la sua vita
fuori dal tempo. Poche battute, molti silenzi, tante piccole manie: Epifanio,
capace di catapultarsi come se niente fosse dalla tenda di Paolo Rossi
al ruolo di presentatore-spalla a Mai dire gol. Ogni settimana sembrava
piombato lì per caso: disattento, distratto, fuori tempo. In una
parola irresistibile. Ma non è solo Epifanio ad aver accompagnato
al successo - dopo una lunga gavetta teatrale - Antonio Albanese. Uno dei
suoi primi personaggi è Alex Drastico: giubbotto di pelle, modi
brutali, linguaggio crudo ed essenziale. Lucidissimo, soprattutto nelle
invettive: mitica la maledizione "Che tu possa diventare muto. Ma
non per sempre. Che tu riesca a ritrovare periodicamente la parola per
brevi momenti, in cui spari delle cazzate tremende". Grande protagonista
delle sortite teatrali di Albanese ormai al successo dopo il suo arrivo
in tv, Alex viene messo un po' in ombra a Mai dire gol, dove invece emergono
due altri personaggi destinati a eguale se non maggiore fortuna. Il più
divertente è Frengo: a lui l'incarico di riferire sulle imprese
del Foggia. Collegamenti da una discoteca, frenetici balletti sulle note
di "I feel good", resoconti di partite con primo, secondo e terzo
tempo, oppure spazio alla "fredda cronaca". Grandissimo quando
accoglieva mestamente la sconfitta dei rossoneri pugliesi portando una
croce o fustigandosi come un flagellante. Dell'ultimo anno a Mai dire gol
si ricorda anche Pierpiero, giardiniere interista di Arcore, con le sue
cantilene "verme vermicello ritorna al tuo castello", oppure
"a, e, i ,o, u, communication": un po' di satira anti Berlusconi,
ma anche il merito di aver dato nuova vita e originale vigore al cliché
del giardiniere effemminato. Una grande tradizione alle spalle. Antonio
Albanese è solo l'ultimo dei comici passati dalla televisione (previo
transito in piccoli teatri o cabaret) al cinema non solo come attori ma
anche come registi. Dalla precedente generazione, non tanto anagrafica
quanto antecedente dal punto di vista televisivo, sono approdati al grande
schermo alcuni importanti attori registi. Primo fra tutti Massimo Troisi,
già protagonista si schetch tv insieme al trio della Smorfia e autore,
dal 1981 in poi, di alcuni grandi successi (da Ricomincio da tre a Scusate
il ritardo, Le vie del signore sono finite). Con Tu mi turbi, del 1983,
arriva alla regia anche Roberto Benigni, che in seguito girerà anche
Non ci resta che piangere a quattro mani con Troisi, Il Piccolo diavolo,
Johnny Stecchino e Il mostro. Poi c'è Carlo Verdone che, dopo aver
portato sullo schermo le sue caratterizzazioni tv (Un sacco bello, Bianco
Rosso e Verdone), si è dedicato a dare nuovi volti (ma a dire la
verità ben poche nuove idee) alla commedia all'italiana, realizzando
film più o meno divertenti (Borotalco, Acqua e sapone, Io e mia
sorella fino al recente Sono pazzo di Iris Blond) ma sempre ben piazzati
al botteghino. Da un altro gruppo televisivo, quello dei Giancattivi, sono
arrivati al successo prima Francesco Nuti (Casablanca Casablanca, Tutta
colpa del paradiso, Caruso Paskoski, OcchioPinocchio) e poi Alessandro
Benvenuti, primo regista del gruppo in Ad ovest di Paperino, del 1982,
e poi autore, tra gli altri, di Benvenuti in casa Gori, Caino e Caino e
Belle al bar. Dalla Smorfia di Troisi proviene invece Lello Arena, che
ha firmato due film, No grazie il caffè mi rende nervoso e Chiari
di luna, così come Enzo Decaro, autore di Prima che sia troppo presto
e Io, Peter Pan. Ma occupandoci in genere di comici passati alla regia
cinematografica troviamo tra gli altri anche Pippo Franco, autore del
misconosciuto
La gatta da pelare, del 1981, Jerry Calà con il trascurabile Chiken
Park del 1994, l'unica prova da regista di Montesano (A me mi piace, del
1985) il film dei Broncowitz (il gruppo di Avanzi), il film di Francesco
Salvi Vogliamoci troppo bene, quello di Umberto Smaila Italian Boys (Liberate
la scimmia) dl 1982 ed Ezio Greggio con le sue incursioni hollywoodiane
di Il silenzio dei prosciutti e Killer per caso |
L'uomo
di Albanese
I personaggi
I comici registi
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