WASHINTGON - Il Brasile è leader mondiale nella riduzione delle emissioni di carbonio, secondo una nuova ricerca pubblicata sul 'Science' che rivela come il Paese stia aumentando la sua produzione agricola e contemporaneamente salvando le sue foreste pluviali. Più cibo ma meno emissioni, quindi, rappresenta il binomio vincente delle politiche ambientali brasiliane. "Il Brasile è noto come il paese del calcio ma pochi sanno che ormai è leader anche nel guidare il mondo nella mitigazione dei cambiamenti climatici", ha spiegato Daniel Nepstad, ecologo tropicale presso l'Earth Innovation Institute, e uno dei "lead author" del recente V report dell'Ipcc - Intergovernmental Panel on Climate Change sui cambiamenti climatici. Dal 2004 agricoltori e allevatori in Brasile hanno salvato oltre 86.000 chilometri quadrati di foresta pluviale, approssimativamente 14,3 milioni di campi di calcio. Il salvataggio di queste foreste ammonta al 70 per cento in meno di deforestazione e a 3,2 miliardi di tonnellate di CO2 risparmiate all'atmosfera. La riduzione della deforestazione solo nel 2013 rappresenta l'1,5 per cento della riduzione delle emissioni globali dell'anno scorso. Cosa ha innescato questi cambiamenti? Lo studio, condotto da un gruppo di 17 scienziati ed economisti statunitensi e sudamericani, attribuisce il traguardo a una combinazione di coraggiose politiche pubbliche, rifiuto del mercato agricolo pro-disboscamento e un aumento delle aree protette in contemporanea alla crescita di produzione di soia e carne bovina del paese. Si tratta però, avvertono gli studiosi, di vittorie fragili, la cui longevità dipende dalla costanza e volontà di leader politici e aziende nazionali e internazionali.