SONO tra gli esseri viventi più antichi, apparsi sul pianeta 600 milioni di anni fa, ma anche tra i meno conosciuti per le difficoltà che comporta studiarli. Sono composte al 95 per cento circa di acqua e quindi delicatissime, per questo non si possono tenere in acquari piccoli dove studiarle. Così, in tutto il mondo ci sono circa un centinaio di scienziati che ne hanno fatto il fulcro dei loro studi, soprattutto in Giappone, ma sono pochi gli istituti disposti a finanziare le loro ricerche. Il fatto è che, nonostante la loro apparenza evanescente, gli cnidari (dal greco cnide, ortica, nome che per primo diede loro Aristotele) sono predatori formidabili, animali affascinanti per il loro complesso funzionamento: hanno un apparato digestivo, organi sensoriali, cellule muscolari e neuroni. In alcuni specie i tentacoli e anche l'ombrello sono cosparsi di cellule, che se sfiorate rilasciano un barbiglio urticante. Le meduse se ne servono per difendersi e immobilizzare le prede e sono di bocca buona, mangiano qualsiasi cosa senza grossi problemi di digestione. Si nutrono soprattutto di microplancton, ma anche di pesciolini, piccoli crostacei e sono addirittura capaci, con i tentacoli, di rompere il guscio dei granchi. È anche accertato che non cercano acque pulite per andare a caccia di cibo e l'inquinamento umano non ha alcun effetto sulle meduse, le si trova sia in acqua cristalline, sia in porti dove la concentrazione dei rifiuti è maggiore. Né ha senso, per sperare di non incontrarle, adattarsi a fare il bagno in acque più fredde, poiché la temperatura dell'acqua influenza la loro riproduzione, non la vita in generale. La Pelagia noctiluca, la più diffusa e fastidiosa nei nostri mari, nasce negli ultimi mesi dell'inverno e all'inizio della primavera. In quel periodo l'acqua più calda può favorire la sovrappopolazione, di cui ci si rende conto quando d'estate arrivano sulle spiagge spinte dalle correnti. La pelagia è tra le meduse che si riproducono sessualmente: gli adulti rilasciano ovuli e spermatozoi dalla bocca, che si trova al centro del corpo sotto l'ombrello, e la fecondazione avviene quindi dall'esterno del corpo, dando origine a una planula, una massa indifferenziata di cellule che nuota con dei filamenti esterni. Le planule, che possono essere disperse dalle correnti, si sviluppano poi in giovani meduse, che hanno un ciclo di vita di circa un anno. Alcune, per loro e nostra sfortuna, arrivano fino alle spiagge, dove sono destinate a morte certa quando si arenano.