La Xylella, patogeno mortalmente dannoso per gli ulivi in tutta Europa, potrebbe provocare danni economici dell'ammontare di circa 20 miliardi di euro. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas) e guidato dai ricercatori dell'Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, che hanno studiato i possibili impatti negativi derivanti dal morbo conosciuto come Xylella fastidiosa, responsabile della perdita di moltissime coltivazioni italiane. "Nel 2013 un ceppo molto aggressivo di questo batterio, introdotto con molta probabilità con piante ornamentali dal centro America, fu scoperto essere la causa della moria di olivi segnalata in quel periodo nella penisola salentina", spiega Maria Saponari, dell'Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio nazionale delle ricerche. “Successivamente, focolai del batterio su diverse altre piante sono stati segnalati in altri Paesi (soprattutto in Paesi con clima mite): Francia, Spagna e Portogallo, evidenziando come questo patogeno possa essere in grado di minacciare l’olivicoltura mediterranea e non solo, considerando anche la presenza diffusa degli insetti in grado di veicolarlo da una pianta all’altra", prosegue la ricercatrice. L'impatto sull'economia locale “Il batterio all’interno della pianta malata blocca l’assorbimento di acqua e sostanze nutritive, causandone quindi la morte (per sete). Quello che è accaduto in Puglia con la condanna a morte degli alberi infetti di olivo è un disastro di portata catastrofica per un territorio coperto prevalentemente da olivo, e che su questa "pianta" basa non solo la sua economia agricola (produzione di olio), ma che ha nei suoi olivi secolari la sua identità storica e culturale”, spiega ancora Saponari. Non solo, anche il valore dei terreni è risultato ridotto e l'impatto sul turismo locale e sull'economia agricola locale è stato impressionante, specialmente per i posti di lavoro connessi a questi settori", aggiunge ancora la ricercatrice, specificando che il batterio è stato rintracciato anche in Spagna, Francia e Portogallo. I ricercatori hanno cercato di rispondere alle domande riguardanti gli scenari futuri che potrebbero verificarsi se il morbo non dovesse essere debellato. La stima dei danni in Italia, Spagna e Grecia "Abbiamo effettuato proiezioni per Italia, Spagna e Grecia, che forniscono attualmente circa il 95% della produzione europea di olio d'oliva. Stando alle nostre analisi, negli scenari peggiori l'impatto economico raggiungerebbe circa 17 miliardi di euro nei prossimi 50 anni per la produzione spagnola, mentre in Italia la perdita potrebbe toccare i 5 miliardi di euro. Se il tasso di infezione dovesse rallentare, i costi sarebbero notevolmente più bassi. Ma in ogni caso i consumatori e i produttori potrebbero risentire degli effetti di questa situazione, che potrebbe portare a una riduzione dell'offerta", spiega Kevin Schneider dell'Università di Wageningen, specificando che, sebbene il suo team abbia analizzato solo il punto di vista economico della situazione, anche l'ambito culturale e turistico potrebbero risentire notevolmente della perdita degli uliveti. Ma non solo, è importante considerare anche l'impatto emotivo e personale causato dal dover vedere devastate piantagioni ereditate da generazioni precedenti. Si tratta di un patrimonio culturale dal valore incalcolabile", aggiunge il ricercatore, menzionando le iniziative scientifiche volte allo studio del batterio e delle possibili cure alla malattia, come l'uso di argille repellenti per insetti o barriere vegetative, ma anche analisi genetiche per cercare di capire le motivazioni della resistenza di alcune piante. La resistenza delle piante "Per sconfiggere l'agente patogeno, dobbiamo trovare le piante immuni e capire le ragioni di questa resistenza. In questo modo potremo salvare le piantagioni. Un'altra mossa importante è sviluppare le strategie sostenibili per ridurre la popolazione degli insetti", osserva Saponari. "Sono state identificate due varietà di olivo che sembrano più resistenti alla Xylella, ma la ricerca deve concentrarsi su questo settore e impegnarsi per trovare una soluzione efficace se vogliamo salvare questo prezioso patrimonio", concludono i ricercatori.