✕

Cinzia Pinna, dalla tac risulta un foro di proiettile sul viso. Sequestrato un telefonino a Ragnedda

Ascolta l'audio

Il colpo avrebbe attraversato il volto all’altezza del naso. Gli inquirenti sulla pista dei complici. L’ultima versione dell’assassino: “Quella sera con un coltello lei mi ha tagliato la lingua”
2 minuti di lettura

Il corpo di Cinzia Pinna rivela le prime verità. È terminata da poco una tac, nella medicina legale di Sassari, dalla quale è emerso che un proiettile avrebbe attraversato il viso all’altezza del naso. L’esame ha infatti evidenziato una cavità compatibile con il proiettile esploso da una pistola semiautomatica. La stessa, una Glock, in uso a Emanuele Ragnedda, il femminicida reo confesso. L’arma era regolarmente detenuta per fini di sicurezza, è già sotto sequestro dai carabinieri. Il proiettile non sarebbe stato trovato, il che fa supporre che abbia trapassato il viso, fuoriuscendo.

Cinzia Pinna aveva 33 anni, è stata uccisa da Ragnedda lo scorso 11 settembre e ritrovata il 24 sotto le sterpaglie nei terreni della sua tenuta di Arzachena. L’esame, che precede l’autopsia ancora da fissare, potrebbe anche dare le prime risposte su eventuali ossa fratturate.

La scomparsa

Cinzia Pinna, barista in un hotel di Palau, era stata vista per l’ultima volta in una strada della cittadina della G…

Il corpo di Cinzia Pinna rivela le prime verità. È terminata da poco una tac, nella medicina legale di Sassari, dalla quale è emerso che un proiettile avrebbe attraversato il viso all’altezza del naso. L’esame ha infatti evidenziato una cavità compatibile con il proiettile esploso da una pistola semiautomatica. La stessa, una Glock, in uso a Emanuele Ragnedda, il femminicida reo confesso. L’arma era regolarmente detenuta per fini di sicurezza, è già sotto sequestro dai carabinieri. Il proiettile non sarebbe stato trovato, il che fa supporre che abbia trapassato il viso, fuoriuscendo.

Cinzia Pinna aveva 33 anni, è stata uccisa da Ragnedda lo scorso 11 settembre e ritrovata il 24 sotto le sterpaglie nei terreni della sua tenuta di Arzachena. L’esame, che precede l’autopsia ancora da fissare, potrebbe anche dare le prime risposte su eventuali ossa fratturate.

La scomparsa

Cinzia Pinna, barista in un hotel di Palau, era stata vista per l’ultima volta in una strada della cittadina della Gallura. La sua famiglia dopo quattro giorni aveva presentato una denuncia di scomparsa. Cinzia era originaria del Sassarese, di Castelsardo, ma da luglio si era trasferita a Palau per cercare lavoro negli hotel durante la stagione stiva. I carabinieri e la procura di Tempio Pausania sono arrivati a Emanuele Ragnedda quasi dieci giorni dopo, grazie a un frame estrapolato dalle telecamere di videosorveglianza che ritrae Cinzia mentre sale sulla Jeep dell’uomo alle 4,02 della notte dell’11 settembre. Dopo due giorni di interrogatori, Ragnedda ha confessato di avere sparato a Cinzia ma la sua ricostruzione di quella notte è sempre stata valutata poco credibile.

Gli accertamenti su Ragnedda

Tra le tante versioni che Emanuele Ragnedda ha fornito agli inquirenti c’è quella di una coltellata da parte di Cinzia Pinna durante un litigio la notte in cui lui l’ha uccisa. Per questo motivo un medico legale, su mandato della pm di Tempio Pausania Noemi Mancini, ha visitato oggi nel carcere di Bancali, a Sassari, l’imprenditore del vino. Sul suo viso, vicino alla bocca, e su un braccio ci sarebbero dei segni che il medico dovrà valutare. L’ultima versione è stata: "Quella sera con un coltello mi ha tagliato la lingua”. Ragnedda dice che a provocargli le ferite sarebbe stata Cinzia Pinna, ma sulle sue parole metterà il sigillo lo specialista. Che in una relazione scriverà a quale periodo risalgono.rivela Ragnedda è stato trasferito dall'istituto penitenziario di Nuchis a quello di Sassari, è sorvegliato speciale come richiesto dal suo avvocato Luca Montella. L'ipotesi investigativa è quella di un approccio sessuale che Cinzia ha rifiutato, di qui una lite e gli spari da parte di Ragnedda.

La ricerca dei complici

Continuano intanto le audizioni da parte dei carabinieri che presto sentiranno la donna, indicata come la fidanzata di Ragnedda, che con lui sarebbe stata vista nei giorni successivi al femminicidio. È convinzione di chi indaga che l’imprenditore del vino, reo confesso, “non ha potuto fare tutto da solo”. La complicità di altre persone è legata alle azioni compiute dopo avere ucciso Cinzia Pinna: ripulire la villa, spostare un divano pesante (insanguinato e smacchiato) fuori dallo stazzo di lusso dove Cinzia è stata uccisa, fino al corpo spostato sotto a un albero distante decine di metri dalla casa. Infine, particolare ancora allo studio degli investigatori: sono spariti i pantaloni e la biancheria intima indossata da Cinzia e il suo telefonino. Dove sono? Ragnedda ha risposto: “Non ricordo”. Ma nella confessione ha ripetuto di aver agito da solo, ma ha trascinato nella vicenda un giardiniere di 26 anni che risulta ancora indagato per occultamento di cadavere.

Il telefonino sparito

I carabinieri del reparto operativo di Olbia hanno recuperato uno dei telefonini di Emanuele Ragnedda che, come il tablet e il computer, adesso sarà messo a disposizione dei carabinieri del Racis (raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche). Ma all’appello manca un secondo cellulare che lo stesso Emanuele Ragnedda, durante l’interrogatorio di convalida, ha confessato di avere consegnato a un amico.

Leggi i commenti