✕

Femminicidio Cinzia Pinna, l’autopsia: tre colpi di pistola al volto. Ritrovati gli abiti

I primi risultati sul corpo della donna uccisa da Ragnedda. Non è ancora possibile dire se ha subito violenza sessuale. Fari puntati sui due complici che avrebbero aiutato il killer a ripulire la tenuta dal sangue
2 minuti di lettura

Tre colpi di pistola al volto di Cinzia Pinna, uno di striscio. Quello fatale sarebbe stato a uno zigomo. Sono i primi risultati dell’autopsia sul corpo della donna di 33 anni uccisa da Emanuele Ragnedda, nella notte dell’11 settembre scorso, che poi aveva gettato il cadavere nel terreno della sua tenuta Conca Entosa di Arzachena. Per 12 giorni Cinzia era una donna scomparsa, fino a quando Ragnedda non ha confessato e ha fatto trovare il cadavere, al quale mancavano i vestiti nella parte inferiore. Nell’interrogatorio di convalida del fermo del 26 settembre aveva aggiunto: “Ho esploso tre colpi di pistola durante una lite”. Secondo i primi dati parziali che emergono dall’esame il proiettile che ha ucciso Cinzia Pinna l’ha colpita allo zigomo. C’è anche il foro d’uscita, le ha trapassato il volto. Sempre in viso gli altri due colpi esplosi, entrambi l’hanno presa di striscio, uno le ha procurato una lesione alla mascella. Ragnedda aveva indicato i segni dei proiettili sul muro della te…

Tre colpi di pistola al volto di Cinzia Pinna, uno di striscio. Quello fatale sarebbe stato a uno zigomo. Sono i primi risultati dell’autopsia sul corpo della donna di 33 anni uccisa da Emanuele Ragnedda, nella notte dell’11 settembre scorso, che poi aveva gettato il cadavere nel terreno della sua tenuta Conca Entosa di Arzachena. Per 12 giorni Cinzia era una donna scomparsa, fino a quando Ragnedda non ha confessato e ha fatto trovare il cadavere, al quale mancavano i vestiti nella parte inferiore. Nell’interrogatorio di convalida del fermo del 26 settembre aveva aggiunto: “Ho esploso tre colpi di pistola durante una lite”. Secondo i primi dati parziali che emergono dall’esame il proiettile che ha ucciso Cinzia Pinna l’ha colpita allo zigomo. C’è anche il foro d’uscita, le ha trapassato il volto. Sempre in viso gli altri due colpi esplosi, entrambi l’hanno presa di striscio, uno le ha procurato una lesione alla mascella. Ragnedda aveva indicato i segni dei proiettili sul muro della tenuta e ha fatto trovare i bossoli. Non si trovano invece i proiettili. La pistola utilizzata è la Glock sequestrata al quarantunenne, una semiautomatica di calibro 9. Dalla Tac era già emerso un colpo al viso.

Nessuna risposta su eventuali abusi, ritrovati i vestiti

Non è stato possibile invece, durante l’autopsia, accertare se Cinzia è stata vittima di una tentata o consumata violenza sessuale per lo stato del cadavere, lasciato su un terreno per 12 giorni. A dare una risposta certa saranno gli esami biologici. Ragnedda ha sempre sostenuto di non ricordare perché Cinzia fosse seminuda. Mentre, secondo indiscrezioni, sarebbero stati ritrovati, non lontani dal punto del ritrovamento, i vestiti della vittima: un pantalone e la biancheria intima.

I complici

Le indagini degli investigatori sono concentrate sull'accertamento della presenza di almeno due persone, forse un uomo e una donna, sul luogo del femminicidio dopo la fine di Cinzia Pinna. Dall'ultimo sopralluogo del pool di esperti nominati dalla procura di Tempio Pausania, nella tenuta sarebbe arrivata la certezza, secondo l’agenzia di stampa Ansa, su due complici che avrebbero aiutato l'omicida a ripulire l'abitazione dalle ingenti tracce di sangue e avrebbero fatto sparire gli indumenti e gli effetti personali della vittima. Compreso il suo cellulare. Al momento continuano ad essere indagati per favoreggiamento, Luca Franciosi, il giovane lombardo di 26 anni, manutentore stagionale con impieghi in Costa Smeralda, e Rosa Maria Elvo, 50 anni, ristoratrice di San Pantaleo, amica di Ragnedda. Le loro posizioni nelle prossime ore potrebbero aggravarsi oppure essere stralciate a seguito delle nuove prove in mano agli inquirenti della procura.

L’esame sulle auto

Domani gli specialisti del Ris di Cagliari arriveranno di nuovo in Gallura: nella caserma dei carabinieri di Olbia verranno svolti accertamenti sulle auto di Ragnedda e di Luca Franciosi. Gli avvocati del giardiniere, Antonello Desini, Nicoletta e Maurizio Mani, hanno ribadito la richiesta di un interrogatorio di garanzia rivolta ai pm. Gli stessi legali hanno anche chiarito che Franciosi non lavorava per la tenuta di Ragnedda e che tra i due non c'era alcun rapporto di amicizia ma solo una semplice conoscenza.

Leggi i commenti