Cinzia Pinna venne uccisa con tre colpi di pistola in faccia e chi l’ammazzò, l’imprenditore Emanuele Ragnedda, lo fece volontariamente rivelando “un tale grado di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità". Scrive così la pm Noemi Mancini della procura di Tempio Pausania nella conclusione delle indagini preliminari sul femminicidio della donna sarda di 33 anni, uccisa il 12 settembre 2025 in Gallura nella tenuta dell'imprenditore vitivinicolo. Il corpo della donna venne trovato 8 giorni dopo la denuncia da parte dei familiari.
Emanuele Ragnedda è accusato di omicidio volontario con le aggravanti dei motivi abbietti e futili, sevizie e crudeltà. Ma anche di occultamento di cadavere, porto abusivo di pistola e di calunnia nei confronti del giardiniere Luca Franciosi, indicato come suo complice.
Cinzia Pinna venne uccisa con tre colpi di pistola in faccia e chi l’ammazzò, l’imprenditore Emanuele Ragnedda, lo fece volontariamente rivelando “un tale grado di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità". Scrive così la pm Noemi Mancini della procura di Tempio Pausania nella conclusione delle indagini preliminari sul femminicidio della donna sarda di 33 anni, uccisa il 12 settembre 2025 in Gallura nella tenuta dell'imprenditore vitivinicolo. Il corpo della donna venne trovato 8 giorni dopo la denuncia da parte dei familiari.
Emanuele Ragnedda è accusato di omicidio volontario con le aggravanti dei motivi abbietti e futili, sevizie e crudeltà. Ma anche di occultamento di cadavere, porto abusivo di pistola e di calunnia nei confronti del giardiniere Luca Franciosi, indicato come suo complice.
Quella notte Ragnedda, produttore di uno dei vini più costosi al mondo, offrì un passaggio a Cinzia Pinna alle 4 a bordo della sua Jeep. Scrive la procura: “La donna era a lui sconosciuta, al momento del fatto camminava barcollante in evidente stato di inferiorità psicofisica”. Ragnedda ha sempre sostenuto che una volta arrivati nella sua tenuta Conca Entosa di Palau, Cinzia Pinna lo avrebbe aggredito con un coltello e lui l’avrebbe uccisa per legittima difesa. Punto smontato dalla procura che spiega che Cinzia era seduta sul divano e lui le ha sparato dall'alto al basso. L'aggressione da parte di Cinzia per la procura "è un mero pretesto per lo sfogo di un impulso violento” che trova “quale sua unica giustificazione razionale la volontà di sopraffazione e annientamento nei confronti della vittima".
La procura contesta a Ragnedda anche la crudeltà e le sevizie "in ragione del numero dei colpi sparati in successione" e indica nell'avere puntato al volto "la volontà di annientamento della donna". Poi descrive l’occultamento del corpo di Cinzia, lasciata seminuda tra i vigneti della tenuta. I suoi jeans a coprire lo strazio sul suo corpo. Fino a quando il 20 settembre Ragnedda ha deciso di confessare dove si trovava.
Gli avvocati difensori di Emanuele Ragnedda, Gabriele Satta e Luca Montella, da parte loro sostengono che “Emanuele Ragnedda non è il mostro che viene dipinto dalle indagini e confidiamo che lo sviluppo processuale della vicenda, sulla base degli ottimi elementi di cui la difesa dispone, saprà dimostrarlo".
I difensori hanno a disposizione venti giorni per depositare memorie, documenti o chiedere che Ragnedda venga ascoltato ancora una volta dalla procura. Poi la pm Mancini deciderà se chiedere il rinvio a giudizio oppure l’archiviazione.