Cultura

Live

Più libri più liberi, all'Arena Robinson i consigli di Carofiglio e Lagioia al Pd e il prossimo film di Diabolik

Tra gli altri ospiti Nicola Lagioia, Manetti Bros, Dario Vergassola, Gianrico Carofiglio, Patrizia Zanotti e Marco Taddei
1 minuti di lettura

Terza giornata ad Arena Robinson, lo spazio dell’inserto culturale di Repubblica a Più libri più liberi. Con Patrizia Zanotti, Dario Vergassola e Marco Steiner ricordiamo il creatore di Corto Maltese, Hugo Pratt. Gianrico Carofiglio, che con la figlia Giorgia ha appena scritto un nuovo libro, L'ora del caffè (Einaudi), riflette sulla comunicazione politica: "La sinistra non sa più raccontare la verità". Nicola Lagioia approfondisce due grandi autori, Pendall e Cartarescu, tra letteratura e psichedelia: "Dobbiamo essere più visionari". E alla sinistra consiglia "un bel trip" per ritrovare le idee. I Manetti Bros hanno parlato del loro nuovo film su Diabolik: "È un anarchico". Tra gli altri ospiti, Marco Taddei, La Came, Emanuele Scaringi. E in chiusura i fumettisti Maicol&Mirco (nome d'arte di Michael Rocchetti), Eliana Albertini, Elisabeth Pich e il comico Gero Arnone.

Segui la diretta da Più Libri più liberi di oggi 10 dicembre

"Quando fai dire le cose ai tuoi personaggi, la gente ti ascolta di più"

Maicol&Mirco, l'autore di Scarabocchi: "Quello che dicono i miei personaggi è molto più intelligente di quello che dico io. Liberandomi del peso di doverlo fare io, mi è concesso di parlare di cose di cui io stesso mi sorprendo alle volte. E la gente ti ascolta di più".

Come si fa satira e ironia a fumetti

Per l'ultimo incontro della giornata, abbiamo invitato in Arena Robinson i fumettisti Michael Rocchetti, in arte, Maicol&Mirco, e poi Eliana Albertini, che con il comico Gero Arnone ha lavorato al graphic novel La vita della mia ex per come la immagino io (Minimum Fax); e ancora Elizabeth Pich, con il suo Fun Girl (Coconino). Modera Luca Valtorta.

Da sinistra, Elizabeth Pich, Eliana Albertini, Gero Arnone, Luca Valtorta, Maicol&Mirco
Da sinistra, Elizabeth Pich, Eliana Albertini, Gero Arnone, Luca Valtorta, Maicol&Mirco 

Vergassola racconta Hugo Pratt: "È una P2 buona"

Più libri più liberi, Vergassola racconta Hugo Pratt: "Leggerlo apre canali di confidenza, è come una P2 buona!"

"Frank Miller produrrà la serie di Corto Maltese. Pratt lo stimava"

Come ha raccontato tempo fa in un'intervista esclusiva a Repubblica, il genio del fumetto americano Frank Miller conobbe Hugo Pratt da giovane, con grande soggezione, perché per lui era già un idolo. Di questo incontro dà conferma Zanotti: "Pratt mi disse di essere rimasto molto colpito da lui. E Miller fu stupito dall'apprendere che Pratt lo conoscesse già". Oggi l'autore di 300, Sin City e Batman: il ritorno del cavaliere oscuro produrrà una serie tv live action - quindi con attori in carne e ossa - su Corto Maltese, con il benestare di Cong, per Studiocanal.

Zanotti: "Conobbi Pratt quando andavo al liceo: così iniziai a colorare per lui"

È il turno del racconto di Patrizia Zanotti, che per anni è stata la più stretta collaboratrice di Hugo Pratt. Ricorda per noi come tutto è iniziato: "Quando ho conosciuto Pratt andavo al liceo artistico. Mia madre, argentina, molto allegra, mi presentò a lui appena tornata da scuola, e disse, anche lei disegna. La odiai per mesi. Lui cercava una persona per colorare le sue storie della serie Gli scorpioni del deserto. Mi chiese di passare in studio e mi diede Una ballata del mare salato. Possiamo perciò dire che ho conosciuto Pratt insieme a Corto Maltese. Mi lasciò a colorare e mi disse, poi consegniamo alla Rizzoli, e partì. Io non sapevo cosa fare, circondata da libri militari... Doveva essere una collaborazione di pochi mesi, e invece eccomi qua".

"La musica era un sottofondo costante nella vita di Pratt"

Che musica piaceva a Pratt? Ricorda Steiner: "Quella jazz, però era anche un grande appassionato del chitarrista Joe Pass. E poi c’era la musica barocca: su tutti il compositore Luigi Boccherini. Era un sottofondo costante del suo lavoro". E sull'amicizia: "Ci invitava a pranzo e si continuava fino a sera, a parlare e suonare. Feci un viaggio con lui dalla Svizzera a Saint-Malo con Álvaro Mutis. Io guidavo. Pratt aveva deciso di partire di notte e mi ero portato un disco, The Gentle Side of John Coltrane. Lui mi chiese più volte di rimetterlo. Così nacque la nostra amicizia".

"Per Pratt la scrittura era «divertirsi seriamente»"

Steiner, che è stato amico di Pratt, racconta: “Era ondivago. Ma quando lo vedevi fare un acquarello era pura magia. Non era solo un personaggio, ma un genio. La nostra conoscenza fu casuale. Le nostre conversazioni erano sulla letteratura, il viaggio e la musica. Entrare nella sua bottega di narratore e disegnatore era straordinario. Poi mi chiese di collaborare ai primi episodi dei romanzi Einaudi tratti da Una ballata del mare salato e dalla Corte Sconta. Mi disse della scrittura: divertiti seriamente".

"Pratt si è battuto perché il fumetto non fosse ritenuto letteratura di serie b"

Oggi si parla di graphic novel e di riconosciuta dignità dei comics, ma negli Sessanta, come ricorda Zanotti, ai tempi dei primi albi di Corto Maltese era ben diverso: "Pratt si è battuto molto perché il fumetto non fosse ritenuto un genere di serie b, ma alla pari di altre forme letterarie". E Vergassola condivide un aneddoto di infanzia: "Il mio avviamento alla lettura è stato Una ballata del mare salato. Perché dopo ti trovi la testa piena di immagini letterarie e finisci nella letteratura".

Fumetti, ricordando Hugo Pratt

L'Arena si riempie per l'incontro dedicato al grande Hugo Pratt. Ospiti Marco Steiner, autore dei romanzi sul giovane Corto Maltese (Sellerio), il comico Dario Vergassola e Patrizia Zanotti, che con Cong protegge i diritti di Hugo Pratt e ora ripubblica il libro Il desiderio di essere inutile, che raccoglie le interviste a Pratt di Dominique Petitfaux (con la prefazione proprio a firma di Vergassola). Modera Luca Valtorta.

Gianrico Carofiglio: "Ecco il mio slogan per il Pd"

Più libri più liberi, Carofiglio: "Un manifesto per il PD? Scriverei il più grande partito progressista e ambientalista d'Europa"

Più libri più liberi, ad Arena Robinson Gianrico Carofiglio: "La sinistra riparta dalla parola comunità"

Gianrico Carofiglio ospite di Arena Robinson, nella terza giornata a Più libri più liberi dialoga con Raffaella De Santis del futuro della sinistra a partire da L'ora del caffè, il libro che ha scritto insieme con la figlia Giorgia.  

"Un libro politico, un atto politico - dice lo scrittore, ex magistrato ed ex senatore dem - Il fatto che tanti giovani si sentano impotenti di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze e rinuncino a cambiare il mondo è una questione che deve preoccuparci. Mi stupisce che da sinistra nessuno mi abbia fatto un commento su quello che abbiamo scritto".

Continua a leggere

"I giovani sì che sono impegnati. Ma i rituali stanchi della politica non interessano"

Carofiglio: "Nel mio libro diciamo che è falso che i giovani sono disimpegnati. Sono disinteressati ai rituali stanchi della politica, mentre si dedicano all'attivismo".

"Ogni attacco a Meloni la rafforza"

Mentre il discorso verte sempre più sulla comunicazione politica, Carofiglio riflette su come è stata gestita dall'opposizione la recente campagna elettorale: "Qualsiasi attacco contro la Meloni la rinforza. È il meccanismo per cui se dici di non pensare all’elefante, ti viene in mente un elefante. Un pensatore come Nassim Taleb diceva che esistono persone ‘antifragili’. E la prima regola è non attaccare. Io durante le elezioni non avrei detto che c’era un rischio per la democrazia con quei partiti. Era un messaggio che screditava, perché non ci credeva nessuno. Dovevamo invece dire che un pericolo fascista non c’era, ma sì il rischio di far cadere il Paese nell’arretratezza. Così a sinistra non saremmo passati per chi le sparava grosse o faceva propaganda".

"La verità bisogna saperla raccontare". E su Salvini: "È un manipolatore"

Carofiglio: "L'hanno detto in tanti: se la verità non la sai raccontare, è come se non ce l'avessi. Sei un pessimo politico se non lo sai fare, perché neghi alla tua formazione la possibilità di vincere e neghi la possibilità del cambiamento a chi crede in te. Non basta la sostanza". E poi, su Matteo Salvini: "Gli esperti dicevano che era un buon comunicatore, ma è un manipolatore. E la differenza è che la comunicazione attiene ai contenuti, e riguarda la comunità".

Nicola Lagioia: "Un Pd visionario? Ci vuole un trip"

Più libri più liberi, il consiglio al Pd di Nicola La Gioia: "Per recuperare visione sessione pre-congressuale a base di lsd"

Gianrico Carofiglio: "Questa sinistra della tristezza"

È il momento del dialogo con lo scrittore Gianrico Carofiglio. Il suo nuovo libro, L'ora del caffè (Einaudi Stile Libero), scritto con la figlia Giorgia, è impregnato di politica ed è dedicato alle sfide del presente. "Ho ricevuto tanti messaggi da gente che si occupa di politica dal basso: attivisti, amministratori. Entusiasti. Poi ho ricevuto messaggi da leader di partiti che non voto. Dai leader di sinistra? Nulla. Non è obbligatorio, certo. Però fa pensare". E spiega: "Un intero capitolo è dedicato alla sinistra in Occidente. Quella che abbiamo è ormai una sinistra della tristezza, del senso di colpa. E invece dovrebbe essere l’essenza di una politica capace di cambiare il mondo e vincere le elezioni, suscitando senso di comunità, voglia di coinvolgimento". Modera l'incontro Raffaella De Santis.

"La politica è un bad trip"

Scherza Lagioia: “La politica è un bad trip. Cosa abbiamo visto? Una destra che richiama una versione medievale della realtà e una sinistra che diceva: quanto son brutti… Senza avere più un immaginario di sinistra. Dov’è la visione in tutto questo? Che i politici di sinistra si facessero un bel trip. Per una questione civica potrei fornirgli io delle sostanze. È ciò che non è stato tentato. Tutto il resto non è andato bene. Non puoi immaginare un mondo nuovo mettendo insieme i pezzi del vecchio".

"Le città letterarie sono tutte immaginarie"

Lagioia: “Tutte le città letterarie e cinematografiche sono immaginarie. Se voi vedete Accattone che ho citato prima o La dolce vita, non sono Roma. La Vienna di Robert Musil è un’altra. Per non parlare della Tokyo continuamente reimmaginata dagli autori di manga e di anime. Ma soltanto attraverso quelle città incantate tu puoi capire qual è la vera essenza delle metropoli. La Londra di Dickens è inesistente. La Napoli di Malaparte che è, è vera? Ma non è capire cos’è: è come tocca le nostre corde, quello che la città fa a noi”.

"Cartarescu è stato una sorpresa"

Lagioia: "Per me Cartarescu è stata una sorpresa. Fa un tipo di letteratura diversa, di cui dovremmo andar fieri noi europei. Dopo un ventennio in cui il baricentro letterario internazionale era stato nel Nord America, negli Stati Uniti, almeno fino agli anni Novanta con DeLillo e David Foster Wallace, l’asse ora, nel Ventunesimo secolo, si è rispostato in Europa e in America Latina. E qui si vede la crisi degli Usa, che scontano il loro isolazionismo. Traducono solo il 3 per cento dei libri dal resto del mondo. Cartarescu, come da noi è stata la Ferrante - seppur in maniera diversa - è la dimostrazione che da queste parti succedono cose interessanti”.

"La nostra consapevolezza dello stare al mondo viene continuamente terremotata"

"È giusto che l'uomo abbia paura di se stesso perchè noi abbiamo questa spinta in avanti che è sconvolgete - dice Lagioia dialogando con Raffaella De Santis - Scoprire che il sole non gira intorno alla terra, scoprire che il tempo non è lineare. Se vuoi avere una consapevolezza del tuo stare nel mondo, questa consapevolezza ti viene continuamente terremotata".

"Il realismo non basta più"

Dopo aver avuto per anni una letteratura che era uno specchio fedele per la realtà, c’è di nuovo la voglia di inserire elementi visionari. Ma perché? “Perché ci siamo resi conto che il realismo non basta. Forse perché non abbiamo capito male cosa fosse il realismo - dice Lagioia - Accattone di Pasolini, per dire, è un film visionario. Già nell’estetica, sembra una pellicola girata da un pittore del Trecento, da un non moderno. Carsicamente queste spinte ci sono. Il fatto di esserci affidati al realismo in Italia per anni è stata una reazione al cattivo uso del simbolico e dello sciamanesimo che aveva fatto la destra. C’è un bell’articolo di Walter Siti che dice: abbiamo lasciato alla destra il fantastico, l’esoterismo”.

Nicola Lagioia: "Ci servono autori visionari come Cartarescu e Pendell"

Nicola Lagioia si ferma per un'ora nel nostro spazio alla Nuvola per raccontare cosa unisce due figure peculiari: il poeta etnobotanico Dale Pendell e lo scrittore Mircea Cartarescu (Solenoide, Abbacinante, edito per Voland). Nello spirito del rinascimento psichedelico - si veda su Netflix il documentario Come cambiare la tua mente dal libro omonimo di Michael Pollan (Adelphi) - Lagioia riflette sulle visioni e le allucinazioni letterarie dei due autori: "Sono entrambi visionari. In questi anni siamo stati bravi ad analizzare la realtà in maniera analitica. Era necessario. Ma non stiamo meglio: ci manca una spinta immaginativa. Il mondo laico ha portato poca visionarietà sbarazzandosi di Dio. Ripartiamo invece da questi due scrittori". Modera Raffaella De Santis.

Manetti Bros: "Diabolik? Un anarchico"

Più libri più liberi, Manetti Bros: "Diabolik? Un anarchico che cerca sfide per tenersi vivo"

"Il protagonista del terzo film sarà Diabolik"

"Il terzo film? Sarà dedicato a Diabolik, dopo Eva e Ginko. Sarà ambientato negli anni Settanta e sarà allegro, con tanta musica". La colonna sonora del primo è stata scritta da Manuel Agnelli, del secondo da Diodato. "Manuel ha parlato del rischio, dell'abisso - dicono i Manetti Bros - Diodato ha cantato il desiderio".

"Le sorelle Giussani sono state geniali"

"Le sorelle Giussani sono state dei geni. E pensare che Angela ha fatto molto per vendetta contro il marito. Si chiamava Gino, ha aggiunto una k ed è nato Ginko. La parità tra uomo e donna è totale. Non volevano un fumetto politico, ma lanciano un messaggio fortissimo".

"Diabolik è un anarchico"

"Perché siamo dalla parte di Diabolik? Perché ammazza il conformismo, la tristezza. Lui ruba ma non è avido e uccide gli avidi. Diabolik è un anarchico".

"Diabolik ruba per amore della sfida"

"Diabolik ruba per amore della sfida, non della ricchezza", dicono i Manetti. “Il design di Diabolik sono questi anni 60 minimal, eleganti, un po’ freddi, ma poi abbiamo scoperto che lo stile era asciutto perché dovevano disegnare un albo al mese“. Nel cast del nuovo film, Ginko all'attacco, anche Monica Bellucci.

"Diabolik metafora dell'invidia della libertà"

"Diabolik è una metafora dell'invidia della libertà. Ginko, un perfetto Mastrandrea, vuole prendere Diabolik per capire come fa", dicono i Manetti Bros in dialogo con Dario Pappalardo.

"Miriam Leone? Una perfetta Eva Kant"

I Manetti Bros raccontano le difficoltà di comporre il cast. "Su Miriam Leone non abbiamo avuto dubbi: in scena è perfetta". E Diabolik? "Abbiamo fatto molti casting. Quando ci hanno proposto Luca Marinelli eravamo dubbiosi: dopo un lungo provino ci ha coinvinti. Non è facile portare al cinema icone amate da decenni".

Manetti Bros: "Diabolik è l'unico fumetto italiano che si svolge in Italia"

"Perché abbiamo scelto Diabolik? Perché è l'unico fumetto italiano che si svolge in Italia" dicono i Manetti Bros ospiti di Arena Robinson.

Ad Arena Robinson arrivano i Manetti Bros

In dialogo con Dario Pappalardo, i Manetti Bros raccontano il loro nuovo film su Diabolik

 

Pantafa, il primo horror di Fandango

Più libri più liberi, Pantafa: primo horror di Fandango con un prequel a fumetti

Esiste il "blocco del fumettista"?

Alle volte i fumettisti si bloccano, non riescono ad andare avanti col disegno. Ne parliamo con La Came: "È insicurezza. Ma anche sindrome dell'impostore. La prima crisi con questo libro (Malanotte, ndr.) ce l'ho avuta quando mi sono accorta che non stavo approfondendo l'ambientazione con la stessa cura che davo ai personaggi".

Da "Malanotte", Coconino, 2022. Il fumetto fa da prequel al film
Da "Malanotte", Coconino, 2022. Il fumetto fa da prequel al film 

"Creiamo nuove storie dal nostro folkore: gli americani lo fanno sempre"

Il regista Scaringi: "Gli americani con queste storie ci vanno a nozze, saccheggiano per il cinema il loro immaginario collettivo. E noi con così tanto folklore, perché sfruttiamo poco il nostro immaginario? Abbiamo deciso di ricostruire la storia di questa strega, la Pantafa. E piantarvi intorno un intero paese". Uno di quelli del centro Italia, che oggi si spopolano. Al centro del film Pantafa troviamo il rapporto complesso tra una madre e una figlia e l'odio che germoglia fra loro, con il villaggio che fa da specchio a questo sentimento. È il primo horror di Fandango, ma non c'è ancora una data di uscita.

Una scena del film con Kasia Smutniak e la giovanissima Greta Santi, "Pantafa"
Una scena del film con Kasia Smutniak e la giovanissima Greta Santi, "Pantafa" 

Con i fumettisti Taddei, La Came e il regista Scaringi per presentare un nuovo progetto di film e fumetto

Si apre il terzo giorno di Arena Robinson con la presentazione di un progetto particolare Coconino-Fandango: un film, Pantafa (con protagonista Kasia Smutniak), e un fumetto, Malanotte, entrambi dell'orrore, che condividono lo stesso universo narrativo e si completano a vicenda. Ne parliamo con i fumettisti Marco Taddei e La Came e il regista Emanuele Scaringi, che racconta: "Siamo partiti da una leggenda, che ha vari nomi in tutta Italia e uno di questo è la Pantafa: una signora che siede sul petto e ruba il respiro ai bambini". Modera Luca Valtorta.