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Più libri più liberi, ad Arena Robinson l'appello alla libertà di Nafisi e i fumetti di Zerocalcare

Grandi ospiti nella quarta giornata: Jhumpa Lahiri, Corrado Augias, Serena Dandini, Jennifer Guerra, Sheena Patel, Carlotta Vagnoli, Dalila Bagnuli, Francesca Mannocchi, Fabio Tonacci, Giacomo Bevilacqua
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La quarta giornata di Arena Robinson a Più libri più liberi è stata quella dei grandi ospiti: Zerocalcare, Azar Nafisi, Serena Dandini, Corrado Augias. Tanti i temi che sono stati affrontati nella lunga giornata di eventi e dibattiti. Si è parlato di guerra con gli inviati in Ucraina Francesca Mannocchi e Fabio Tonacci, moderati da Gerardo Greco. La grande scrittrice Azar Nafisi, autrice di Leggere Lolita a Teheran, ha celebrato la lotta delle donne iraniane, con il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri e Gabriella Colarusso: "La libertà è una causa per la quale si deve sempre combattere". Zerocalcare ha raccontato dei suoi esordi con il collega e amico fumettista Giacomo Bevilacqua. E ancora l'ex senatore Luigi Manconi sull'emergenza carceri. Mentre Corrado Augias ha ragionato sul presente a partire dal passato: "La storia è una bussola". Sheena Patel e Carlotta Vagnoli hanno affrontato il tema del potere al tempo dei social. Mentre Dalila Bagnuli e Jennifer Guerra hanno lanciato il loro appello alla libertà del corpo delle donne.

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Bagnuli: "La nostra generazione è complessata a livello estetico"

"La nostra generazione (dagli anni Novanta in su, ndr.) è cresciuta in una cultura patriarcale - dice l'attivista Bagnuli - perciò non c'è scampo, pensiamo costantemente a come appariamo, a confrontarci con altre donne, a non vivere la nostra sessualità. Siamo una generazione fortemente complessata a livello estetico, che non sa farsi un video senza un filtro che ci renda come il mondo ci vorrebbe, ipersessualizzata ed esposta costantemente al mondo dello spettacolo".

Bagnuli: "Ho sfilato a Milano per la body positivity, ma mi hanno comunque chiesto di indossare maglie contenitive"

Bagnuli: "A marzo ho sfilato per la Milano Fashion Week, io Dalila taglia 52, perché questo evento voleva rientrare nella tendenza della body positivity. Mi è stato chiesto di indossare maglie contenitive, che è l’emblema della grassofobia, cioè ridurre il peso. H&M l’anno scorso ha basato una campagna pubblicitaria su un prodotto che non aveva, un costume da bagno adatto a tutti i corpi. Era solo online, ma le taglie erano altre. Il che intanto significa che all’interno del negozio il tuo corpo non lo volevano. È la strumentalizzazione della body positivity. Mi dici, amati così come sei, ma mi crei nuove insicurezze per propormi il prodotto adeguato. Io non posso amare il mio corpo così. Il problema è proprio la bellezza. Il movimento originario sulla body positivity parlava di rispetto".

Guerra: "Ti dicono, sei già bella come sei, ma lo saresti di più con la mia crema"

Guerra: "Oggi è saltata l'intermediazione e le aziende ci parlano direttamente. Ma capendo che né il paternalismo né la deumanizzazione funzionano come tecniche di vendita, è diventato tutto più subdolo: ti dicono, tu sei già bella come sei, ma lo saresti di più con la mia crema antirughe. Sappiamo che sei stanca, vorresti questa maschera? L'imposizione della cura di sé diventa più subdola ma molto più pervasiva del discorso classico sulla bellezza. Negli anni Novanta spegnevi il televisore e non vedevi. Ora si è sempre e comunque soggetti che consumano".

Bagnuli racconta il suo risveglio da attivista

Bagnuli: "Verso i 19 anni mi trasferisco in una casa nuova con uno specchio vicino alla doccia. Di conseguenza, io che avevo passato anni a vedere il mio corpo come qualcosa da cambiare e che non meritava rispetto, ho iniziato a vederlo ogni giorno prima di lavarmi. E così ho finito col ballare davanti allo specchio, ho capito che il mio corpo esisteva... Il femminismo mi dà carburante: perché odiavo, che so, le mie gambe? Perché il mio corpo deludeva le aspettative della società?".

Guerra: "Il femminismo è una pratica della vita"

Guerra: "Ho scoperto il femminismo da un blog. Mi è arrivato un messaggio di liberazione e ho imparato che il femminismo è una pratica della vita, come dice la filosofa Rosi Braidotti. Il mio femminismo è legato all'immaginazione: immaginare una realtà diversa. Ma anche all'affermazione".

Il corpo politico delle donne con Jennifer Guerra e Dalila Bagnuli

Il grande tema del corpo delle donne, nel momento in cui le donne in Iran protestano per la libertà, ma anche partendo da Il mito della bellezza, il saggio di culto della scrittrice femminista Naomi Wolf, uscito nel '90 e riedito oggi da Tlon. Con la giornalista Jennifer Guerra e l'attivista per la body positivity Dalila Bagnuli. Modera Lara Crinò.

Corrado Augias: "La storia è una bussola"

Più libri più liberi, Augias: "La storia permette di orientarci; Regeni? Sapere la verità sarà impossibile"

Vagnoli: "I social ci vogliono senza sfaccettature"

Vagnoli: "L'algoritmo non tiene conto delle sfaccettature delle persone: o il sistema implode o diventeremo tutti come il protagonista di American Psycho di Bret Easton Ellis".

Patel: "Dai social cerchiamo protezione"

Patel: "Perché tutti noi, soprattutto noi di colore, vogliamo aver un pubblico social sempre più grande? Per protezione, perché crediamo che così non potranno farci del male". 

Patel: "Chi siamo veramente?"

Patel: "I personaggi non sono mai realmente connessi, nel mio romanzo sono isolati. Più cresciamo più la nostra vita è dominata dal capitale. Dal libro nascono solo domande: dove siamo? Chi siamo veramente?".

Sheena Patel: "Racconto il potere"

Più libri più liberi, la scrittrice Sheena Patel: "Racconto come le donne subiscono il potere dell'uomo bianco"

Vagnoli: "Il rischio è che il corpo delle donne diventi un prodotto"

Vagnoli: "Ho una teoria. Vedo donne distrutte da partner occasionali che mettono like a qualsiai corpo femminile: quello significa trasformarci in prodotti".

Patel: "Volevo scrivere un romanzo sul potere nascosto nelle relazioni"

"Quando abbiamo perso di vista cosa è tossico? Forse con i social", ragiona Vagnoli a partire dal libro di Patel che racconta un'ossessione. "Il romanzo racconta come ci relazioniamo al desiderio, alla vita agiata - dice Patel - il mio intento era tramettere il potere nascosto nelle relazioni".

Ad Arena Robinson Sheena Patel e Carlotta Vagnoli

Sheena Patel, autrice britannica del romanzo d'esordio Ti seguo (Atlantide), dialoga con l'attivista Carlotta Vagnoli di social e relazioni. Modera Gabriele Di Donfrancesco.

Augias: "Non sapremo mai la verità su Regeni"

"I miei rapporti con la Francia? Ho restituito la Legion d'onore - racconta Augias - Mi aveva indignato lo stesso riconoscimento dato ad Al Sisi da Macron, quando noi cercavano di sapere cosa fosse accaduto a Giulio Regeni. Purtroppo non lo sapremo mai".

Augias: "L'emergenza migranti è psicologica"

"C'è un'emergenza immigrati?" chiede Olivero.  "L'emergenza immigrati, stando alle statistiche, è più psicologica che reale. Ci sono paesi come l'Inghilterra, che è un'isola, che ospitano quasi i nostri stessi migranti".

Augias: "La pietas è la spiritualità terrestre: condivido con tutti i viventi la stessa sorte mortale"

 "Marco Aurelio conservò la rara dote della romanità che è la pietas, che non è la pietà: è la comprensione, la partecipazione con gli altri essere umani. È una spiritualità terrestre: io condivido con tutti i viventi la stessa sorte mortale. Questo spinge a una partecipazione civile" dice Augias a una Arena gremita.

Augias: "Letteratura latina è un grande lascito di Roma"

"Il diritto è un'invenzione romana anche se purtroppo oggi i processi durano troppo e il sistema non gode di buiona salute.  Ma possiamo essere orgogliosi anche della letteratura latina, l'altro immenso lascito di Roma.  Negli anni ho continuato a leggere la letteratura latina per conto mio e ho scoperto dei capolavori che a scuola non vengono fatte leggere ai ragazzi, forse perché deliziosamente o scandalosamente esplicite, come le satire di Giovenale. E le cito nel libro. Come gli amori di Ovidio, che anticipano il rapporto galante cortese. Tutte cose che al liceo non ci avevano detto, ma vanno lette e scoperte. Solo che non è facile spiegare ai ragazzini la grandezza della letteratura latina. Puoi non saper vedere ancora cos’è la grandezza. Puoi negli ultimi anni di università, se frequenti una facoltà che ti fa vedere”.


Augias: "La storia è una bussola per orientarci"

"Una delle ossessioni di Corrado Augias è Roma. Un'altra è la figura di Gesù" introduce Olivero. "La storia non ha mai insegnato niente a nessuno, ma sapere da dove uno viene, cosa è accaduto prima di noi, perché i fatti si sono susseguiti in un certo modo, ci aiuta a capire il momento breve nel quale ci è dato vivere su questa terra. La storia è una bussola per orientarci. È vero, il mio amore, la mia curiosità, è Roma. La città che amiamo e odiamo tutti allo stesso momento è un tale concentrato di tracce, memorie, culture, che non c'è angolo che non ci dica qualcosa"
 

Arriva Corrado Augias

In Arena Robinson arriva Corrado Augias. Modera Dario Olivero. Parliamo delle ossessioni del grande autore, a partire da quella per la storia romana. Del resto il suo nuovo libro si intitola La fine di Roma (Einaudi).

 

Manconi: "Cospito non ha ucciso nessuno"

Più libri più liberi, Manconi: "Cospito non ha ucciso nessuno. Ecco perché aiuto la sua causa"

Manconi: "Su Provenzano atto di inutile sopraffazione"

Manconi: "Il 41bis per Provenzano ridotto a vegetale è stato un atto di inutile sopraffazione".

 

Manconi: "Il carcere è un sistema riproduce autolesionismo e morte"

Continua Manconi: "All’interno delle carceri italiani il 43 per cento dei reclusi assume psicofarmaci. Glielo prescrivono le infermerie dei carceri. Sono dati dell’Associazione nazionale di psichiatria. Significa che la popolazione delle carceri, quasi per metà, vive in uno stato di mancanza di equilibrio. Una delle conseguenze è che 79 detenuti si sono tolti la vita quest'anno... Il carcere è un sistema patogeno che riproduce autolesionismo e morte".

Manconi: "Il 25 per cento dei detenuti è tossicodipendente"

Manconi ad Arena Robinson: "Il 25 per cento dei 55mila detenuti è tossicodipendente. A ciascuno di voi voglio chiedere: forse per loro il posto giusto non è un altro rispetto al carcere?". "A prescindere dai reati?" chiede Botta. "Molti sono reati strumentali per procurarsi la droga".

Manconi: "Lo stato di diritto deve far valere le sue ragioni a prescindere dal clima"

Manconi affronta il caso Cospito. Che è a una svolta. "La corte di Torino ha chiesto alla corte Costituzionale se la condanna all'ergastolo è compatibile con l'entità del reato, un attentato che non ha creato danni rilevanti né morti né feriti. Il principio è che lo Stato di diritto è superiore ai suoi nemici perché fa valere le proprie regole a prescindere dall'identità dei nemici e a prescindere dalle efferatezze che i propri nemici possono commettere.

Cospito, per esempio, è stato condannato per un attentato a un dirigente della Ansaldo. Ma le garanzie valgono comunque. Un sistema democratico e il suo sistema penale devono valere a prescindere della fedina penale del colpevole, a prescindere dal clima del paese, a prescindere, nel caso di Cospito, dal fatto che qualche sciagurato suo compagno abbia ritenuto giusto fare un attentato all'ambasciatrice italiana ad Atene".

Dandini: "Schlein mi piace. La stanno massacrando, vuol dire che è pericolosa"

Più libri più liberi, Dandini: "Schlein mi piace, la stanno massacrando, vuol dire che è pericolosa"

Il caso Cospito: ne parliamo con Luigi Manconi

In Arena Robinson discutiamo di suicidi in cella e del caso della richiesta di ergastolo ostativo per l'anarchico Alfredo Cospito con Luigi Manconi autore di Abolire il carcere (Chiarelettere). Modera Gregorio Botta.

Da Dante al fantasy, la sfida dei booktoker

Più libri più liberi, da Dante al fantasy: la sfida dei booktoker

Da Colleen Hoover a Dante: i consigli di lettura dei booktoker per Natale

Prima di salutarci, chiediamo ai booktoker cosa consigliano di leggere ai ragazzi dei licei romani che ci seguono dalla platea. Le proposte sono tante: ci sono classici come Piccole donne di Louisa May Alcott, ma anche la serie dell'Amica geniale di Elena Ferrante e le poesie di Alda Merini. La forbice è larghissima: da Dante a una scrittrice di rosa Colleen Hoover. E per concludere, Maggie di @magsbook suggerisce Sei di corvi di Leigh Bardugo.

BookTok e nuovi talenti

Le booktoker sono scopritrici di talenti? Sì, quando recensiscono autori esordienti, anche autopubblicati e su Wattpad. E riescono persino a farli arrivare in libreria. "È un patto con l'utente, di non fare marchette. Ti devi fidare del booktoker, sennò non funziona - spiega Elisa Alfano di @leggoromance - e di solito parlo di libri che mi piacciono". Anche se, precisano, si guadagnano la fiducia degli spettatori perché, quando qualcosa non piace, non temono di dirlo. "Si cerca sempre di mantenere un po' la distanza con le case editrici, per non essere sfruttati - si inserisce Magdalena Rosa di @magsbook - Veniamo visti come trampolini di lancio. Però rimane un posto abbastanza indipendente. E la passione, se c'è, si vede negli occhi di chi parla".

Come si diventa booktoker

Magdalena Rosa di @magsbook ricorda come è iniziata la sua esperienza con il BookTok italiano: "Ho scoperto i profili booktoker durante la pandemia. Non avevo amici lettori e mi sono avvicinato alla lettura proprio grazie a TikTok. Per questo ho deciso di aprire un profilo". Oggi Magdalena ha più di 200 mila seguaci: "Uno dei miei video più visti è stata la mia recensione del Fabbricante di lacrime (Eric Doom, Salani, ndr.)". "Anch'io come Magdalena potevo condividere la mia passione per la lettura solo su TikTok - racconta Alessandra Nofi, che per Robinson ha creato un gruppo di lettura su Dostoevskji - Oggi mi occupo di classici". Ogni booktoker ha scelto di settimana in settimana un libro da leggere e recensire in collaborazione col nostro supplemento, tra fantasy, young adult e, come ricordavamo, classici.

La booktoker Elisa: "Su BookTok porto la spontaneità"

Elisa Lunardelli di @booksbyelisa: "Io voglio portare su BookTok la spontaneità. Consiglio libri come farei con un amico o un familiari. È un aspetto fantastico di questo social".

 

Coluzzi: "Faccio l'insegnante su TikTok"

Daniele Coluzzi insegna la mitologia su TikTok: "Mi sono chiesto: come trasformare i discorsi che facciamo in classe in video da trenta secondi? Non ha il valore di una lezione, ma puoi accendere la luce della curiosità, nel bombardamento di tanti altri contenuti. Dalla serie sulla mitologia è nato il mio libro Io sono Persefone (Rizzoli). Perciò dai social arrivi a forme più tradizionali di comunicazione, come un romanzo".

A tutto BookTok con Robinson

In Arena Robinson arrivano i booktoker, ovvero i tiktoker che si occupano di libri. Con loro Robinson ha avviato dei progetti per la promozione della lettura, ospitandone le storie sul nostro supplemento culturale e sul nostro canale ufficiale di TikTok. Come Magdalena Rosa di @magsbook, Elisa Alfano di @leggoromance, Elisa Lunardelli di @booksbyelisa, Alessandra Nofi, Giulia Salaccione di @laclizia, Rita Nardi di @pensieri_come_parole, Daniele Coluzzi, Emilio Fabio Torsello de la Setta dei poeti estinti e Simone Terreni, che spiega la Divina Commedia sui social e ci dice: "Forse oggi Dante avrebbe raccontato così vizi e virtù del suo tempo". Concorda Torsello: "Su TikTok si può far passare in maniera meno istituzionale tutto il molteplice che sta dietro la poesia". L'incontro è in diretta sulla piattaforma. Modera Sara Scarafia.

Dandini: "Il, lo, la presidente? Ognuno è libero di chiamarsi come vuole, ma anche di amare chi vuole"

L'uomo invisibile è un super eroe, la donna invisibile è invisibile e basta. Meloni? È un esempio di determinazione. La, lo, il presidente - ognungo è libero di chiamarsi come vuole, ma anche di amare chi vuole, eh - ha fatto credere alle bambine che domani potranno diventare premier o presidente della Repubblica. Le buone notizie sono finite qui. La sinistra dovrà anche farsi delle domande".

Dandini: "Le persone che vivono nella realtà sono tutte femministe"

Dandini: "Tutte le persone che vivono una vita reale sono femministe. Donne e uomini. Femminismo è una parola bellissima: vuol dire credere nei diritti di tutti".

Dandini: "Bonaccini? Non saprei dirti che pianta è. La Schlein, una resistente"

Visto che parliamo di giardini, chiede Macor: che piante sarebbero i candidati segretari del Pd? Dandini: "Bonaccini con quelle occhiaie a goccia non so che pianta potrebbe essere. Schlein sembra una pianta resistente. La stanno massacrando tutti: è un buon segno, vuol dire che è pericolosa; più la massacrano più mi piace".

Dandini: "Alla sinistra è mancato un giardiniere"

"A sinistra è mancato il giardiniere ma il concime c'era - dice Dandini a Macor - ci sono valori che vivono al di là di chi li rappresenta: le radici ci sono. Ci sono sketch di anni fa sull'autolesionismo della sinistra che si potrebbero rimandare senza cambiamenti. Il congresso Pd? Stiamo a guardare. Noi siamo attenti e speranzosi". 

Dandini: "Il pianeta è il nostro giardino: perchè fermare le navi di chi cerca il suo pezzo di paradiso?"

"Quando mettiamo una piantina cerchiamo di ricostruire il posto in cui siamo stati felici - racconta Dandini - il giardinaggio è militanza collettiva. Il mio è un libro ambientalista romantico. Nessuno di noi può essere felice coltivando solo il proprio orticello. Se non consideriamo il pianeta come il nostro giardino, non risolveremo mai i problemi. Dobbiamo conoscere: perchè fermare le navi che trasportano chi sta cercando il paradiso per i suoi figli?. Dobbiamo alzare lo sguardo".

Il Paradiso secondo Serena Dandini

Con Serena Dandini per parlare del suo nuovo libro Cronache dal Paradiso (Einaudi) con Matteo Macor: "È un momento infernale, ma mi sembrava l'attimo adatto per ricordare che possiamo ancora cercare quel che ci rende felici". E aggiunge: "Il giardinaggio è una grande metafora. Non si coltivano solo le piante, ma anche gli amici".

Più libri più liberi, Nafisi e Lahiri ad Arena Robinson: "Letteratura è libertà"

Azar Nafisi e Jhumpa Lahiri, portano la grande letteratura femminile ad Arena Robinson. Una letteratura ancorata al presente che con Nafisi sul palco, nei giorni della rivolta delle donne iraniane, diventa un inno alla libertà.

"Questa non è solo una rivolta contro un governo, questo è un movimento esistenziale - risponde Nafisi intervistata da Gabriella Colarusso - le donne combattono contro la confisca della loro identità, nazionale e individuale. Togliersi il velo è una questiona politica".

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Lahiri: "Mostrare i capelli è una metafora di libertà"

Più libri più liberi, Jhumpa Lahiri e il linguaggio delle donne iraniane: "Mostrare i capelli è metafora di libertà"

Nafisi: "Per la libertà si deve sempre combattere"

Nafisi cita il poeta Václav Havel, e dice, "questa rivoluzione ha senso, comunque vada a finire". E si rivolge alle giovani in sala: "Immaginatevi che qualcun altro vada al potere e cambi le leggi e abbassi l'età minima per il matrimonio a 9 anni. O vi dica che la punizione per quel che viene chiamato 'adulterio e prostituzione' è la lapidazione, se tenere le mani al ragazzo per strada portasse alla flagellazione... Cosa fareste se vi dicessero che le donne non possono cantare e che si viene puniti con 86 frustate per aver mostrato una ciocca di capelli? Stanno cercando di riforgiare i cittadini. Mettetevi nei loro panni. Quando i miei amici americani mi dicono che non può succedere qui, attenti, perché probabilmente sta già accadendo. Non bisogna mai essere compiacenti quando si tratta di libertà. La libertà è una causa per la quale si deve sempre combattere".

Lahiri: "Quando la parola è appannaggio del patriarcato, non resta che urlare"

Jhumpa Lahiri apre una parentesi sul suo lavoro da insegnante, sui suoi rapporti con le giovani generazioni: "C'è un nuovo discorso tutto da definire sul genere e su cosa vuol dire essere donna, cosa vuol dire avere un corpo o un'anima femminile. Per me è una nuova frontiera a cui i giovani stanno già lavorando. Quel che sta accadendo in Iran, queste proteste, sono anche questo. Il gesto di urlare è pericoloso quanto quello di ridere: un'espressione della voce femminile che va oltre il linguaggio, quando la parola è proprietà del patriarcato, dell'autorità. Come i capelli che emergono dai veli. Nella letteratura antica, quando le donne lottano o sono in lutto, c'è sempre l'immagine dei capelli sciolti e ondeggianti. Da insegnante, cerco di trasmettere queste riflessioni alle nuove generazioni".

Nafisi: "In Iran è in corso una rivolta, non una rivoluzione"

Quello che succede in Iran è una rivoluzione? Nafisi: "Direi una rivolta. Anche una rivoluzione, ma non nel senso che viene attribuito dalla Repubblica islamica. Ma lo stato è anti-rivoluzionario, perché è contro ogni cambiamento radicale".

Nafisi: "La letteratura è l'unico modo per resistere alla bruttura dei regimi"

Nafisi: "Nel mondo dei tiranni, la letteratura è importante, perché crea bellezza. È l'unico modo per resistere alla bruttura dei regimi e alla mancanza di umanità nei sistemi totalitari. I campi di concentramento e i gulag erano pieni non solo di poeti e scrittori, ma di lettori. Lo diceva Primo Levi, per lui era più importante insegnare Dante ai suoi compagni che non la sua razione di pane quotidiano".

Nafisi: "Voglio raccontarvi di una mia studentessa, che parlava di letteratura in cella"

Nafisi: "Voglio raccontarvi la storia di una mia studentessa. Voglio mantenere vivo il suo ricordo. L'ho conosciuta il primo anno che ho insegnato a Teheran, era il 1979. Posso citarne il nome perché non siamo più pericolosi solo quando siamo morti. Era Razie. Questa ragazza era molto appassionata di Henry James. Era una musulmana praticante. Non aveva mai lasciato l'Iran, ma riusciva a innamorarsi di uno scrittore del XIX secolo di un'altra cultura. Quando l'ho rincontrata per strada erano tempi molto difficili e mi chiese di non approcciarla. Un'altra mia studentessa mi confidò poi di essere finita in cella con lei. Raccontò: ci siamo divertite molto, io le parlavo di Francis Scott Fitzgerald, lei di James. E mi sono immaginata queste due giovani, in una delle peggiori prigioni di Teheran, a discutere di letteratura. Vedete, oggi c'è questa abitudine a scrivere solo di noi stessi. Invece la letteratura è guardare all'altro, entrargli sottopelle. Secondo me Henry James e Razie andrebbero messi uno affianco all'altra. Questa studentessa mi chiese se sapevo che Razie era stata uccisa. Continuava a tornarmi in mente com'era, piccolina con i suoi occhioni così grandi, tutta vestita di nero, come un uccello. Henry James non l'ha salvata dalla morte. Ma la letteratura è uno strumento di vita. Anche quando hai perso ogni speranza e assisti alle peggiori atrocità - e adesso in Iran stuprano le donne prima di ucciderle perché solo le vergini vanno in Paradiso - la letteratura celebra il diritto di ogni individuo di vivere libero e aspirare alla felicità".

Lahiri: "L'arma che le donne hanno per ritrovare la voce è la scrittura"

Jhumpa Lahiri: "Sono sommersa nel lavoro di Ovidio, ne sto traducendo le Metamorfosi. E penso che abbia molto a che fare con quel che sta succedendo. In Ovidio ci sono tanti casi di donne le cui voci sono sottratte, anche violentemente, e lui racconta questo fenomeno. Ma l'arma con cui le donne possono ritrovare la voce, ed è lo stesso autore latino a dirlo, è la scrittura".

Azar Nafisi e Jhumpa Lahiri: "Le donne iraniane rivogliono indietro al propria identità"

Ospiti dell'Arena, la scrittrice iraniana Azar Nafisi (Leggere Lolita a Teheran) e il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, moderati da Gabriella Colarusso, vengono accolte da una sala gremita. Inizia Nafisi: "La battaglia delle donne iraniane non è solo contro il governo. È un movimento esistenziale. Si stanno battendo contro la confisca della propria identità. Togliersi il velo non è una questione religiosa. È politica. Bisogna chiedersi: cosa succede quando ti privano della tua identità? Me lo sono chiesto anch'io come scrittrice". In prima fila ad ascoltare, gli studenti dei licei romani.

Da sinistra, Azar Nafisi, la traduttrice simultanea, Jhumpa Lahiri e Gabriella Colarusso
Da sinistra, Azar Nafisi, la traduttrice simultanea, Jhumpa Lahiri e Gabriella Colarusso 

Bevilacqua: "Riscopro il mondo con gli occhi di mio figlio"

Più libri più liberi, Giacomo Bevilacqua: "Sto riscoprendo il mondo con gli occhi di mio figlio"

Zerocalcare racconta la nuova mostra

Più libri più liberi, Zerocalcare e la mostra 'Dopo il botto': "Fotografa quel che è successo in conseguenza al Covid"

Zerocalcare e Bevilacqua, due fumettisti a confronto nell'Arena Robinson

Non c'è dubbio: è Michele Rech, in arte Zerocalcare, uno degli ospiti più attesi dell'Arena Robinson a Più libri più liberi. È sempre un periodo di lavoro febbrile per il fumettista, che in un anno ha fatto uscire il suo nuovo graphic novel, No Sleep Till Shengal, sull'assedio alla comunità curda ezida in Iraq, e ha già pronta una nuova serie Netflix, Questo mondo non mi renderà cattivo. A Milano, poi, sta per partire la sua mostra, Dopo il botto, in programma dal 17 dicembre al 23 aprile 2023 negli spazi della Fabbrica del vapore e di cui ci parla sul nuovo numero di Robinson. "Ci sono le pagine di questi anni di pandemia (circa 500, ndr.) - spiega  Rech all'Arena - ma anche tante tavole inedite. Il titolo non è una roba da mitomane, io dopo il botto con Netflix, ma è la deflagrazione del Covid e l'effetto sui comportamenti delle persone. Si vede il pre e post Covid nei lavori".

Con lui c'è Giacomo Keison Bevilacqua, l'autore di A Panda piace, di cui Bao ripubblica adesso la sua prima serie, Metamorphosis. All'epoca della prima uscita, fu proprio Zerocalcare a realizzarne le cover variant. I due fumettisti si conoscono da anni, da quando erano ancora esordienti, entrambi con le proprie tavole sui blog, e Rech con le prime collaborazioni su Repubblica XL. Hanno anche scritto un webcomic insieme, il bizzarro Caldaje. Racconta Bevilacqua: "Ci siamo conosciuti a una mostra, quando Maria Rosaria Giampaglia, che all'epoca era il mio ufficio stampa, mi chiese: ma voi due vi conoscete?". Continua Michele Rech: "Sì, ricordo. Le cose andavano bene col mio blog e mi invitarono alla mostra. Io super contento. Non sapevo che poi volevano che facessi qualcosa dopo. E infatti non mi hanno più invitato".

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Zerocalcare e Bevilacqua: "Forse un nuovo lavoro insieme"

Più libri più liberi, i mondi di Zerocalcare e Bevilacqua: "Siamo uniti da molte cose. Prossimi lavori? Se c'è tempo..."

"Forse un nuovo lavoro insieme"

Giacomo Bevilacqua e Zerocalcare annunciano ad Arena Robinson che potrebbero fare un nuovo lavoro insieme dopo Caldaje: "Abbiamo una idea che ci pare buona, vediamo se riusciamo a farla".

Zerocalcare ad Arena Robinson racconta la nuova mostra

Il nuovo numero di Robinson in edicola da oggi dedica un'ampia intervista di Luca Valtorta a Zerocalcare in occasione della mostra Dopo il botto, che si apre il 17 dicembre a Milano. Il "botto" ha spiegato Zerocalcare a una Arena Robinson gremita, è tutto quello che è accaduto: dal Covid alla guerra. L'ingresso alla mostra sarà una passeggiata tra le macerie.

Bevilacqua: "Quando Zero a tavola giocava con i pupazzi di mio figlio"

"Una volta a tavola con i miei suoceri, Zero si è messo a giocare con i pupazzi di mio figlio - racconta Bevilacqua - dopo la cena, i miei suoceri mi hanno detto: e noi che pensavamo fossi tu quello strano".

Bevilacqua: "Ai firmacopie ti chiedono cose assurde"

"Ai firmacopie chiedono cose assurde - racconta Bevilacqua - uno mi fa: senti ma sto Panda che animale è? C'è poi chi mi dice, ci ho provato ma non ce la faccio a leggerti. Da quando ho creato Panda ho ricevuto milioni di foto di tette destinate a lui: ma secondo te a Panda piace?".

Bevilacqua e Zerocalcare: "Così è nata la nostra amicizia"

"La nostra amicizia è nata a una mostra" racconta Bevilacqua. "Era il momento in cui cominciamo a invitarmi perchè il mio blog andava bene ma non avevo immaginato che si aspettavano dei post. Quando hanno capito che non li avrei fatti, non mi hanno invitato più" scherza Zerocalcare.

Zerocalcare e Keison: "Le prime presentazioni di fumetti? Erano vuote"

È arrivato Zerocalcare, con Giacomo Keison Bevilacqua. I due fumettisti, moderati da Luca Valtorta, ricordano le loro prime presentazioni di libri. Michele Rech: "All'inizio c'erano solo i miei amici. Ricordo alcune serate vuote a Roma. Portavo i miei fumetti autoprodotti negli scatoloni. La ricordo come una stagione orribile in cui ho perso nove punti della patente e le tipografie erano a Formia, a Pinturno...". Keison: "Io mi ricordo un Romics prima di A panda piace. Passa un tizio con dei fumetti, mi chiede se sto a far niente, e mi porta dei fumetti di Batman di Neil Adams, mi dice: ma che me li firmi?".

Arena Robinson gremita in attesa di Zerocalcare

Mannocchi e Tonacci raccontano la guerra ai ragazzi

Più libri più liberi, le storie di guerra di Mannocchi e Tonacci raccontate ai liceali

Mannocchi: "Europa anello debole"

"Al secondo inverno di invasione - dice Mannocchi - Da un lato Zelensky dice che vuole rafforzare la tenuta del suo popolo che è stanco, e dall'altro lato Putin lavora su tre fronti: negozia con gli Stati Uniti, fa pressione sull'Europa, attore debole di questa guerra. Se dai le armi non poi puoi diventare negoziatore. Infine il presidente russo combatte la guerra degli imperi: dal 2006 dice che l'Ucraina non esiste". 

Una ragazza incinta di 19 anni che viveva sul fronte e la sua casa

Tonacci: "Fino a quando potrà difendersi l'Ucraina? Finchè l'Occidente continuerà a sostenerla"

Che succederà adesso? "Zelensky teme di essere lasciato fuori dal tavolo che deciderà come finirà questa guerra - dice Tonacci - in Ucraina c'è un popolo che resiste, ma non ce la farebbe senza chi lo aiuta, a cominciare dagli Usa. Grazie all'aiuto occidentale gli ucraini si difendono. Ma fino a quando? Putin vuole aprire un tavolo di negoziato, perchè gli andrebbe bene di chiudere il conflitto così. La Russia ha annesso quattro regioni che non sono sue e intanto sul campo, i russi sono in difficoltà. Ma a Zelensky questo non può andare bene per la vilazione totale dei diritti internazionali che è avvenuta a febbraio. Non è solo paese aggressore, paese aggredito: qui c'è forza contro diritto. Durerà fino a quando l'Occidente, Stati Uniti anzitutto, sosterrà l'Ucraina. Ma dov'è l'Unione europea, mi chiedo?".

Mannocchi: "Nelle città c'è voglia di tornare a vivere"

"Zelensky - dice Mannocchi - deve rispondere anche a chi non ne può più della guerra, e vuole sapere quando riaprirà la scuola e quando verrà riparata la conduttura dell'acqua. Nelle città c'è voglia di ricominciare a vivere. La compatezza intorno al presidente è forte dove si combatte ancora; dove non si combatte più, lo è meno".

 

Tonacci: "La scelta di Zelensky di restare al suo posto ha cambiato il corso della guerra"

"Chi è Zelensky? - dice Tonacci - era un comico e faceva ridere molto. Fonda una casa di produzione e crea una serie tv di successo, Servi del popolo. Tra i protagonisti c'era un prof che diventa presidente dell'Ucraina. Ed è quello che decide di fare lui. È come se Undici di Stranger Things diventasse presidente. La sua forza sono i discorsi molto accattivanti: glieli scrive uno sceneggiatore. A febbraio nessuno pensava che sarebbe rimasto al suo posto, gli ucraini erano sicuri che fuggisse. Ma dopo tre giorni, Zelensky dice una cosa che cambia il corso della guerra: un aereo Usa era pronto a portarlo a Leopoli e lui dice non mi serve un passaggio, mi servono delle armi. Lì il Paese ha capito che sarebbe rimasto. E anche il Cremlino".

Mannocchi: "Stiamo aiutando un paese colpito a difendersi"

"Noi stiamo aiutando un paese colpito a difendersi - dice Mannocchi - fa male vedere una prospettiva annebbiata sul conflitto quando torniamo in Italia. Se guardiamo la guerra dall'alto, non capiamo: ci sono le mappe, ci chiediamo chi parla russo e chi parla ucraino. Ma questo non vuol dire nulla. Poi c'è la guerra dal basso, dei soldati nel fango come in Niente di nuovo sul fronte occidentale. Solo che in questa guerra c'è una grande consapevolezza di quello per cui si sta lottando".

Tonacci: "Quella bimba che faceva lo scivolo sul cemento"

Gerardo Greco domanda come possa convivivere un popolo con la minaccia dell'atomica tattica. "Mi porto dentro un'immagine - dice Tonacci - una bimba dentro la metro di Kiev. Faceva lo scivolo su una discesa di cemento. I bambini vincono sempre, su tutto, anche su queste situazioni difficili. Per la fantasia, per l'incoscienza. Mi domando se con i nostri articolo riusciamo a trasmettere quello che sta vivendo questo popolo".

Mannocchi: "Putin parla di negoziato per debolezza"

"Il conflitto in Ucraina ha cambiato le nostre vite - dice Francesa Mannocchi - se Putin adesso parla di negoziato è perchè registra una debolezza sul campo di battaglia. I progetti del 23 febbraio di far cadere Zelensky in tre giorni sono falliti".

Ad Arena Robinson Francesca Mannocchi e Fabio Tonacci raccontano la guerra

L'inviato di Repubblica Fabio Tonacci e Francesca Mannocchi raccontano il conflitto in Ucraina con Gerardo Greco. Arena Robinson sold out: in platea anche tanti studenti.