Lo abbiamo aspettato per due anni. E alla fine lo aspetteremo comunque un po’ di più. Perché il Salone, nell’anno del ritorno e della sua sessantesima edizione, è stato spostato dal tradizionale mese di aprile a giugno. Uno spostamento che comporta cambiamenti per le aziende, e che si inscrive in un condiviso bisogno di rinnovamento. Il desiderio di rivedere la formula classica della fiera risale a prima della pandemia, ma intanto a rafforzarlo sono sopraggiunti altri fattori, dall’accelerazione digitale di tutto il mondo dell’arredamento al rafforzarsi del ruolo degli showroom anche per raccontare le novità e per rappresentarsi. La centralità del Salone resta indiscussa, e tutti concordano sulla necessità di salvaguardare il patrimonio di un evento che non ha eguali al mondo. Tuttavia, i punti di vista sono diversi. Abbiamo sentito alcuni interlocutori per capirli meglio.
- Maria Porro, presidente del Salone del Mobile, direttore marketing e comunicazione di Porro: «Godiamoci l’onda del design, dopo due anni abbiamo imparato tante cose»;
- Luca Palermo, ad e direttore generale di Fiera Milano: «Siamo pronti per continuare a essere un modello di riferimento per l’arredamento che vuole internazionalizzarsi»;
- Giulia Molteni, direttore marketing e comunicazione di Molteni Group, consigliere di Assoarredo incaricato del Gruppo Mobili: «Negli stand vive lo spirito pionieristico del Salone»;
- Nicola Coropulis, ad di Poltrona Frau: «Tutta la collezione la presentiamo a giugno, con un’anteprima ad aprile»;
- Luca Fuso, managing director di Cassina: «Le novità a giugno, e lo showroom come hub principale»;
- Roberto Gavazzi, ad Boffi Group: «Rinnovare la formula con spazi espositivi anche senza stand»;
- Davide Malberti, ceo di Rimadesio: «Partiamo con eventi già dalla fine di maggio»;
- Floriana Nardi, ad di Nardi con la sorella Anna: «Giugno ci ha costretto a riorganizzarci, ma lo facciamo con entusiasmo»;
- Monica Pedrali, ceo di Pedrali: «Giugno più attraente per gli stranieri, più utile per arredamento e turismo»;
- Mario Cucinella, architetto: «la capacità attrattiva del Salone è enorme»;
- Massimo Iosa Ghini, architetto: «Ma il Salone è in rivoluzione permanente»;
- Elena Salmistraro, designer: «l’evento come lo conoscevamo è solo un bel ricordo»;
- Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, presidente e ad di Arper: «Obiettivo: confermare la leadership della più importante vetrina del mondo».