Lucrezia Calvi, 28 anni, di Bergamo, vince la prima edizione del premio Filippo Perego interior decorator pari a 10mila euro
Debutta l'unico concorso italiano destinato a interior decorator under 40, voluto dal decano Filippo Perego. Vince una promessa ventottenne Guarda la gallery
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Lucrezia Calvi, ventotto anni, al suo primo progetto, vince il premio Filippo Perego, il primo riconoscimento in Italia per interior decorator. Un concorso rivolto ai talenti italiani con meno di 40 anni, voluto da Filippo Perego di Cremnago, filantropo, sostenitore del Fai, decano degli arredatori milanesi e presidente della fondazione che porta il suo nome, per supportare i giovani e promuovere la figura dell’arredatore d’interni, una professione che in Italia è meno diffusa e riconosciuta che all’estero.
La vincitrice del premio di 10mila euro Lucrezia Calvi, che nel 2020 ha fondato lo studio LC atelier a Milano, ha presentato il restyling di un appartamento milanese di fine anni Sessanta, convincendo la giuria presieduta da Filippo Perego e formata da esperti del settore tra cui il presidente del Fai Marco Magnifico, Marva Griffin, ideatrice del SaloneSatellite, e Aurelio Magistà, direttore di Design di Repubblica. «Ho voluto rispettare l’involucro, dalle forme semplici e lineari, esaltandone i volumi attraverso l’utilizzo di materiali e finiture che riprendono lo stile degli anni tra i Sessanta e i Settanta», racconta Lucrezia Calvi. «Le porte e i pannelli sono imbottiti e rivestiti in shantung di seta, proprio come si vestivano le pareti nelle abitazioni prestigiose anni Sessanta, il mobilio in soggiorno è in ferro nero cerato, il modulo cucina è in ottone brunito satinato e in marmo marrone Emperador». Tutto su disegno di Lucrezia Calvi: «Mi sono occupata della progettazione dell’involucro, delle parti strutturali e del mobilio fisso. Il proprietario è un ragazzo che ama ricevere e intrattenere, di conseguenza ho ricreato un’esperienza abitativa esteticamente appagante, nascondendo con pannellature gli elementi funzionali come la cucina, o le aree più intime come la camera da letto». Il progetto della vincitrice Lucrezia Calvi. In foto, la cucina con applique di Charlotte Perriand, sedie Leggera di Gio Ponti per Cassina, e parete in rattan che nasconde la dispensa
Anche l’arredo racconta la personalità del cliente: «Il committente vive tra Milano e Parigi, quindi ho scelto dei pezzi celebri del design italiano, come le sedie Leggera di Gio Ponti per Cassina, accanto ad elementi francesi come Togo, il divano del 1973 di Michel Ducaroy per Ligne Roset, oppure come le applique in cucina, progettate da Charlotte Perriand alla fine degli anni Sessanta per l’azienda Honsel, una rarità da trovare perché fuori produzione».
Progettisti di interni da primo premio
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Oltre al primo premio, la fondazione Filippo Perego ha assegnato una menzione, insieme ad una proposta di collaborazione, a Maria Vittoria Paggini, per aver saputo creare a Milano un bilocale di appena 24 metri quadrati completo di tutto: «È all’occorrenza un pied-à-terre, una piccola suite per l’hospitality, un luogo per eventi», spiega l’arredatrice trentaseienne di Arezzo. «La sfida è stata quella di sfruttare al massimo lo spazio ridotto, e di completare i lavori in soli cinquanta giorni». Tanti gli escamotage per ottimizzare lo spazio: «Le superfici specchiate per dare profondità, il letto a scomparsa rivestito in carta da parati, le panche contenitore, la parete-guardaroba». Un progetto “bonsai” ma ricercato e personalissimo: «Sono entrata in empatia con la mia cliente, tramite le scelte cromatiche ed estetiche sono riuscita a tradurre la sua personalità, i toni calmi del verde rispecchiano il suo desiderio di tranquillità, mentre i dettagli décor, come il parquet a intarsio optical abbinato agli specchi flûte e alla moquette, esprimono la sua voglia di vivere in un ambiente eclettico, in cui passato e presente convivono». Il premio della menzione consiste in una collaborazione con il Fai per un importante progetto di recupero.
Filippo Perego è un grande sostenitore dei giovani arredatori: «Quando ho iniziato, nel 1957, la figura dell’interior decorator non esisteva in Italia, così sono andato a New York a imparare. Ai ragazzi consiglio di essere appassionati, io lavorando mi sono divertito, e di saper instaurare un rapporto di amicizia con il cliente, che è il segreto per immaginare una casa che rappresenta davvero chi la abita».