Si trae ispirazione da dettagli, suggestioni e impulsi di ogni tipo, spesso casuali. Ma il mondo del gioco, del divertimento, e più in generale lo spirito ludico sono un bacino particolarmente ricco cui attingere. Che spesso conduce a oggetti che alla funzione aggiungono un’emozione. Magari sfidando le convenzioni con forme inaspettate capaci di divertire. Un divertimento da tradurre nel suo significato più puro, quello etimologico di divertere, ovvero volgere altrove, distrarre. Caratteristica che diventa ancora più significativa nel delicato contesto mondiale che stiamo attraversando, ma anche in relazione a un ambiente domestico che sempre più vogliamo rifugio, bozzolo e nido. E visto che ormai siamo abituati a vivere in un universo saturo di oggetti, sentiamo la necessità di circondarci di prodotti “forti” e che si distinguono da tutto il resto. Ecco perché parlare di “arredi- giocattolo” o “mobili ludici” è decisamente riduttivo. Come del resto ci insegnano le idee messe in campo dai grandi maestri di ieri e di oggi, a dimostrazione che scegliere questi pezzi d’arredamento non significa rinunciare a contenuti di alta qualità. Basti pensare alla celeberrima seduta Mezzadro che Achille e Pier Giacomo Castiglioni disegnarono nel 1957 per Zanotta riprendendo il sedile in metallo dei trattori. Passando per il boom negli anni Novanta con gli oggetti prodotti da Alessi, come la famiglia F.F.F. (Family Follows Fiction), fino ad arrivare ai nostri giorni con Pic-a-stic, la lampada a sospensione fresca di produzione firmata Ingo Maurer che cita il gioco in scatola dello Shanghai o Mikado e si può comporre a proprio piacimento. Il gioco diventa comune denominatore anche nelle creazioni che si riferiscono all’universo dei bambini gran parte delle volte riadattando forme zoomorfe proprio attraverso gli occhi dei più piccoli.
Quando i designer si ispirano ai giochi
Gli arredi che citano lo spirito ludico sono in grado di toccare non solo la sfera funzionale ma anche quella emozionale. Ecco qualche esempio
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