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Franco Andreone
Franco Andreone 

"Chi protegge il Madagascar, protegge tutto il mondo"

Uno dei paesi più poveri del Pianeta, una culla della biodiversità. Lo zoologo Franco Andreone racconta i progetti in corso, e i pericoli. "Bisogna difendere specie come i lemuri, ma anche piante come il palissandro, colpito da taglio illegale perché molto pregiato per i mercati asiatici"
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Grande complessivamente due volte l'Italia, abitata da circa 26 milioni di persone provenienti da migrazioni dall'Indonesia e dall'Africa, il Madagascar ha una biodiversità peculiare. Ne abbiamo chiesto un ritratto al naturalista Franco Andreone, zoologo al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, esperto di anfibi a livello internazionale. Da oltre trent'anni Andreone conduce in Madagascar ricerche sulla conservazione: per lui, una specie di seconda patria.
 
Quali sono le problematiche più evidenti del Madagascar?
"Da un punto di vista socioeconomico il Madagascar è uno dei paesi più poveri al mondo, con un Pil individuale molto basso. Gran parte delle persone vive in situazione di sussistenza con meno di 2 euro al giorno. Una situazione particolarmente grave, con un crescente livello di indigenza, che si traduce anche in problematiche ecologiche (deforestazione in primis) ed epidemiologiche. Negli ultimi anni ci sono state epidemie di peste polmonare e di morbillo".
 
Cosa l’ha colpita di più di questo Paese?
"Per un naturalista il Madagascar rappresenta uno dei cosiddetti "hot-spot" della biodiversità, con una notevole deforestazione (meno del 10% delle foreste originarie sopravvive) e un grado di biodiversità eccezionale ed elevatissima, con moltissimi animali e piante endemiche".
 
Cosa contraddistingue la biodiversità del Madagascar?
"Molti organismi sono il frutto di ripetute radiazione adattative. Parecchi vertebrati – lemuri, rettili, anfibi – sono presenti in Madagascar con famiglie che non si incontrano in altri posti. Fra i mammiferi sono ben noti i lemuri, proscimmie estremamente peculiari, presenti con oltre 100 specie endemiche. Gli anfibi, che io studio con particolare attenzione, sono presenti con oltre 360 specie note e almeno altre 200 ancora da descrivere. Più di una specie presenta affinità con faune e flore africane, mentre altre sono il risultato di peculiari interazioni biogeografiche. Basti ricordare il caso delle iguane e dei boa, presenti in Madagascar, con rapporti con gruppi del Centro e del Sud America, sostituiti in Africa continentale da rettili vicarianti ecologicamente, quali agame e pitoni. Molti di questi gruppi si sono differenziati con un numero eccezionale di specie, spesso micro-endemiche, vale a dire caratteristiche esclusive di piccole aree geografiche o di limitate foreste".
 
Ci sono razze e/o specie in estinzione?
"Sì, molti animali e piante. I lemuri in particolare stanno estinguendosi a causa della deforestazione e della caccia illegale. Molte foreste stanno scomparendo per far spazio a coltivazioni di riso. Anche gli anfibi sono in pericolo, proprio perché molte specie (che si stanno riconoscendo solo oggi con l'applicazione di metodiche biomolecolari e di una tassonomia integrata) vivono in foreste di piccolissime dimensioni, che scompaiono nell'arco di pochi anni. Il palissandro del Madagascar è oggetto di taglio illegale e indiscriminato, perché assai richiesto dal mercato cinese. Il suo elevato valore lo ha reso una sorta di "avorio vegetale", con corruzione e criminalità legati al suo commercio. Da non trascurare infine la presenza di specie invasive. Un anfibio, il rospo asiatico Duttaphrynus melanostictus, è stato importato accidentalmente alcuni anni fa e adesso è in preoccupante espansione. Si tratta di almeno 11 milioni, con conseguenze drammatiche sulla fauna endemica, con cui entra in competizione".
 
Cosa si sta facendo per proteggere queste specie in pericolo?
 "Sono in atto molti progetti e studi che mirano a salvaguardare le specie e gli ecosistemi. La prima fase, tuttora in atto, prevede uno studio e la classificazione degli organismi che si trovano in Madagascar, prima che scompaiano. Poi, con la gestione di aree protette si fa il possibile per salvaguardare le aree chiave della biodiversità. Purtroppo, il territorio particolarmente esteso rende l'opera quasi improba e l'estesa deforestazione rappresenta un problema di non poco conto, che si scontra anche con la povertà. L'Amphibian Specialist Group dell'IUCN sta portando avanti progetti specifici per conservare specie di anfibi In Pericolo Critico di estinzione, con la messa in pratica di uno specifico "piano d'azione".