Parola d’ordine: proteggere. Per rispondere alla crisi della biodiversità causata dai rapidi cambiamenti del clima, nel 1992 ben 195 governi (compreso quello italiano) firmarono la Convenzione sulla Diversità Biologica, che richiede di proteggere non solo le specie, ma anche i loro processi evolutivi. La capacità delle popolazioni di evolversi è essenziale per sopravvivere in un pianeta che cambia. E conservare i processi evolutivi significa preservare anche la diversità delle condizioni ambientali che hanno consentito quei processi. Nello studio pubblicato su Nature, un team internazionale composto da ricercatori australiani, britannici e italiani, dell'Università Statale di Milano e della Sapienza di Roma, ha misurato quanto le aree protette del mondo riescono a tutelare le nicchie delle specie, come riporta l'agenzia Dire. Gli studiosi hanno sviluppato mappe degli habitat per 20 mila specie di mammiferi, uccelli e anfibi, e le hanno combinate con le mappe dei climi e delle aree protette di tutto il mondo. Ebbene, le nicchie del 90% degli animali considerati non sono tutelate in modo adeguato dalle aree protette, le quali non risultano in grado di conservare tutte le popolazioni necessarie per la loro sopravvivenza a lungo termine. D’altro canto, in parecchie di queste specie minacciate si osservano adattamenti locali inaspettati. Per esempio, la rana di Lataste (Rana latastei), piccolo anfibio minacciato che vive esclusivamente negli ultimi frammenti di foresta nella Pianura Padano-Veneta, è stata capace di progredire per adattarsi alle differenze di clima tra gli ambienti collinari e quelli della bassa pianura. Secondo gli scienziati la rete di aree protette deve essere migliorata per preservare il potenziale adattativo di questa e di molte altre specie. Le nuove aree protette vanno dunque distribuite in modo strategico affinché ogni specie abbia una tutela adeguata. Sono state identificate alcune aree prioritarie per la conservazione delle nicchie, che possono essere combinate con le aree protette attuali e che si trovano nelle Ande tropicali, nel Madagascar, nell'Himalaya e in Indonesia. In Europa, l'Italia è tra i paesi europei con la maggiore densità di aree prioritarie. Alla fine del 2020, i paesi che hanno firmato la Convenzione sulla biodiversità si dovrebbero incontrare per ridefinire le politiche di conservazione del prossimo decennio. Un'opportunità da non sprecare.