Fanno ombra d’estate e aggiungono un tocco di eleganza a viali più trafficati. Gli alberi da strada sono un pezzo di natura in fila indiana che attraversa le nostre città. Crescono ai margini dell’asfalto ma non sono un mero complemento d’arredo alla mobilità urbana. Al contrario, assorbono smog e anidride carbonica. Hanno ispirato grandi poeti e spesso offrono una corsia preferenziale agli animali che attraversano i centri abitati. In Italia sono 227 le specie di piante da strada secondo il primo studio (https://doi.org/10.1007/s12210-020-00907-9) sulla biodiversità di queste alberature condotto dal Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre. Tra le varietà più diffuse ci sono il platano, il leccio e il bagolaro, chiamato anche albero spaccasassi. Le varietà sono distribuite da nord a sud in base alle condizioni climatiche. Palermo, per esempio, è l’unica delle quindici città italiane analizzate nella ricerca ad avere nel patrimonio vegetale su strada oltre il 15 per cento di Koelreuteria paniculata, il cosiddetto albero delle lanterne cinesi che richiede temperature miti d’inverno. In base all’indagine, realizzata sugli archivi storici e no del verde urbano, è Roma la città italiana con più biodiversità arborea con 145 specie presenti, seguita da Milano a quota 140. Mentre il fanalino di coda della classifica spetta a Bari e Palermo, a pari punti con sole 33 specie, e Napoli con 32. "La varietà di alberi da piantare su strada spesso sono state scelte secondo un criterio di uso pratico" spiega Giulia Caneva, docente di botanica all’Università di Roma Tre e coordinatrice della ricerca pubblicata qualche giorno fa sui Rendiconti dell’Accademia dei Lincei. "Un orientamento che sembra aver ispirato per esempio la prima selezione di alberi stradali a Roma alla fine del XVI secolo quando papa Sisto V decide di piantarne diversi lungo le strade più grandi che collegano le principali chiese della città in modo da offrire un rifugio ai pellegrini durante il giubileo. - prosegue la studiosa – In questo caso, l'editto del papa specifica anche che le nuove alberature dovranno essere costituite solo da olmi, una pianta che può essere utilizzata anche per ricavare mangime per il bestiame. La presenza di queste linee di alberi è testimoniata ancora oggi t dal nome di una strada, via dell’Olmata, vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore". A Lucca gli alberi sono stati coltivati sulle mura difensive della città per assorbire con le loro radici le eventuali infiltrazioni d’acqua; a Torino e Milano le cinte murarie sono state smantellate e sostituite con file di platani su ordine di Napoleone che nutriva una sorta di ossessione per questa specie. "La frequenza di questa pianta sui viali urbani in Italia, con ogni probabilità, è dovuta anche a quelle capacità di adattamento del platano a diverse condizioni ambientali che ne amplificano la nicchia ecologica. – precisa Caneva – Ma la priorità della politica napoleonica di piantagione di alberi lungo le strade e intorno ai monumenti era soprattutto trasformare le città in luoghi piacevoli". Il platano, come l’ippocastano e l’ailanto, è un albero con misure monumentali che possono arrivare a trenta metri di altezza e dieci di diametro. In realtà, lo studio dell’Università di Roma Tre ha rivelato che il 32 per cento delle specie presenti con una popolazione stabile in Italia sono piante stradali più piccole, che di norma non superano i dieci metri. Come il Cercis siliquastrum o albero di Giuda, concentrato perlopiù sui viali di Roma e Padova o l’acacia a Milano. Una scelta dettata da questioni di pubblica sicurezza che emergono quando questi alberi risentono degli acciacchi dell’età o sono presi di mira dai parassiti.