Lotta biologica a basso impatto ambientale e un vademecum di profilassi fitosanitaria per far fronte alla Popillia japonica. Questi gli obiettivi del progetto "IPM Popillia" del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) contro il pericoloso coleottero giapponese. La Popillia japonica è uno scarabeo di specie aliena insediatosi nel Nord Italia nel 2014. Finora ha infestato un’area pari a 7500 chilometri quadrati e avanza di circa 10 chilometri l'anno, danneggiando l'agricoltura in misura consistente. E' un formidabile volatore, ma non disdegna altri mezzi di trasporto. Fa letteralmente 'l'autostop' su macchine e camion carichi di prodotti agricoli spostandosi con rapidità. In particolare d'estate. “A cavallo tra la fine di giugno e i primi di luglio – spiega il responsabile del progetto per il CREA Leonardo Marianelli – gli insetti in volo sono tantissimi. Le prime segnalazioni sono arrivate nel 2014 dal Parco regionale del Ticino, in Lombardia, e subito dopo pure dal Piemonte. Lo scarabeo Popillia frequenta soprattutto terreni a coltivazione intensa e continuata, dove trova le ideali condizioni di umidità per sopravvivere”. Nel 2019 la Commissione Europea ha inserito questo coleottero nella lista degli organismi dannosi prioritari. Però, chiarisce Marianelli, in base al regolamento 1702 del 2019 anche le Regioni devono monitorarne la diffusione e gli spostamenti. Sulle modalità di contrasto al fenomeno si sono confrontati esperti nazionali e internazionali nel primo Kick-off meeting di progetto a Firenze. Dotato di un’alta capacità infestante, la Popillia japonica può attaccare oltre 300 piante tra erbacee, arbustive ed arboree, spontanee (come alcune essenze forestali) o coltivate (pomacee, drupacee, microfrutti, vite). Lo scarabeo giapponese predilige soprattutto le graminacee, di cui colpisce sia le radici, sia i fiori, le foglie e i frutti, che diventano cibo rispettivamente per le larve e per gli adulti. Le conseguenze sono devastanti per i prati polifiti perenni (quelli composti da più specie foraggere coltivate) dove la produzione di fieno subisce gravi perdite. Per l'Europa mancano ancora i dati, ma negli Stati Uniti – dove in 100 anni è riuscito a migrare da una costa all'altra – ha provocato danni per 450 milioni di dollari l'anno. La Popillia non risparmia nemmeno i campi sportivi, che siano di calcio o di golf. Per gli alberi da frutto un attacco di questo insetto vuol dire meno frutta e più cattiva. Ma anche meno foglie per la pianta, che si indebolisce in fretta esponendosi alla mercè di altri parassiti. Per di più, le larve del coleottero distruggono lo strato più superficiale dell'erba dei prati, risorsa preziosa per gli animali che pascolano, in grado di garantire la protezione del suolo e l’accumulo di sostanza organica fondamentale per la fertilità. Nello specifico della lotta alla Popillia il CREA, oltre a stilare il vademecum con la profilassi fitosanitaria, ingaggerà una battaglia biologica a basso impatto ambientale. E' previsto infatti l’impiego di nematodi (organismi vermiformi microscopici che penetrano all’interno dell’insetto uccidendolo attraverso dei batteri), funghi entomopatogeni, che colonizzano e uccidono attraverso la produzione di micotossine, e reti insetticide. Il progetto IMP Popilia, che è partito l'1 settembre e durerà fino al dicembre 2024, è finanziato dal programma europeo Horizon 2020. Vi partecipa un consorzio di 13 partner europei, tra cui quattro italiani: CREA, Università di Siena, Servizio Fitosanitario Regione Piemonte e Vignaioli Piemontesi. VINCENZO FOTI