Idee concrete per l'economia circolare: si parte dagli scarti del pesce

Una squadra tutta al femminile in due progetti di ricerca dell'Università del Salento. Obiettivo: valorizzare gli scarti ittici. Martina Carcagni e Federica Mancarella raccontano come i gusci di cozze e i carapaci dei gamberi possono diventare filtri ambientali e molecole antiossidanti
2 minuti di lettura

È venerdì pomeriggio e la facoltà è immersa nel silenzio dei fuorisede tornati a casa. Il sole arancione del Salento filtra su una vaschetta di plastica appoggiata a un tavolo del Laboratorio di Chimica. Dentro ci sono gusci di cozze. Sembrano un'installazione, visti così, oggetti da esposizione. Martina Carcagni li prende e li mescola a dei solventi dentro una beuta trasparente. Di fianco a lei Federica Mancarella pesta in un mortaio un mucchio di carapaci di gamberi rosa acceso. Carcagni e Mancarella sono protagoniste di due progetti di ricerca innovativi del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell'Università del Salento. Le loro ricerche tracciano possibilità concrete di economia circolare per l'industria ittica. Come? Trovando un nuovo uso agli scarti, diminuendo così i costi di smaltimento, e riducendo l'impatto ambientale dell'invio in discarica.

 

"I gusci delle cozze contengono una forma di carbonato di calcio, la calcite, che può essere estratta, ottenendo una sorta di spugna dalle alte proprietà assorbenti", racconta Martina Carcagni: "Ed è qui l'innovazione. Perché, queste proprietà possono essere applicate in molti campi, partendo dalla decontaminazione ambientale. La calcite è già stata testata come assorbente di coloranti, ad esempio, ma anche di petrolio. Il mio contributo è esplorare nuove applicazioni, cercare di indagare nuove sostanze che filtri in calcite potrebbero assorbire: inquinanti emergenti come antibiotici, ormoni e nano-microplastiche". L'assegno di ricerca di Carcagni è finanziato nell'ambito del programma "RIPARTI", iniziativa della Regione Puglia che usa fondi strutturali europei per finanziare la ricerca in ambiti considerati prioritari dall'Unione, al servizio delle filiere produttive regionali.

 

"La problematica della gestione dei rifiuti delle attività legate alla pesca è estremamente attuale", commenta Livia Giotta, tutor in entrambi i progetti di ricerca: "La sostenibilità dell'industria ittica dipende dallo sviluppo di strategie che permettano di convertire i materiali di scarto in prodotti ad alto valore aggiunto". Entrambi i progetti hanno un partner industriale, un'azienda del territorio attiva nella progettazione ambientale, la Entropya srl. Un particolare: Entropya è guidata dall'ingegnera Gabriella Chieffo. Tutto il team di questi due progetti, ricercatrici, tutor, professoresse e azienda, è al femminile. La Puglia d'altronde è fra le prime regioni del Sud per numero di imprese guidate da donne (circa 90mila), con un tasso del 23,16 per cento sul totale delle imprese, una percentuale più alta di quella nazionale.

 

Mentre Carcagni controlla i risultati del test, al suo fianco Federica Mancarella appoggia in un miscelatore vortex una provetta piena di un liquido rosso. "I gusci dei gamberi sono costituiti da numerose sostanze antiossidanti", racconta: "In particolare possono essere una fonte di molecole come l'astaxantina, un carotenoide dal colore rosso-arancio che ha una spiccata proprietà antiossidante, che può essere usata in campo farmaceutico per malattie neurodegenerative e in campo cosmetico. Non solo: i carapaci sono anche ricchi di chitina, che insieme ai suoi derivati è già usata come polimero biodegradabile in molti campi". Il vortex ha terminato. "Oggi queste sostanze così preziose vengono estratte in modo poco ecologico, usando solventi come l'acetone e il cloroformio, con un costo e un impatto ambientale notevole", continua Mancarella: "La mia ricerca ha l'obiettivo di trovare alternative green per isolare queste molecole". La sua borsa di dottorato è finanziata interamente dal Fondo Sociale Europeo REACT-EU che promuove attività di ricerca sull'innovazione.

 

Il sole è quasi del tutto calato; le due colleghe e amiche rimettono i camici in stanza e si preparano ad uscire dal Dipartimento. "Ho una laurea in Scienze ambientali ed è sempre stato il mio sogno riuscire a dare un contributo concreto all'economia circolare e alla sostenibilità", conclude Carcagni andando via: "Sono sempre stata un piccolo chimico, andavo in giro a fare esperimenti. Questo è il mio posto".