MILANO - Seduta in rosso per le Borse del Vecchio continente, che hanno guardato con attenzione all'Italia, ma sono state zavorrate dai dati in arrivo dalla Germania. L'Italia, in vista del vertice europeo di domani, ha iniziato nove giorni cruciali per il futuro del governo Renzi, che oggi ha incontrato sindacati e imprese in vista del probabile voto di fiducia sul Jobs Act, domani, al Senato. In una giornata scarica di eventi di rilievo (l'agenda dei mercati) si guarda quindi alla politica e agli Stati Uniti: il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita globale, gli Usa continuano a crescere, mentre rallenta l'Eurozona.
Nel Vecchio continente, come detto, si registra il risultato sotto le attese per la produzione industriale tedesca ad agosto. Su mese l'indice ha segnato un calo del 4% a fronte della diminuzione dell'1,5% prevista dal consenso degli analisti. A livello tendenziale, cioè rispetto ad agosto dell'anno precedente, la produzione è scesa del 2,8 per cento. Nel precedente mese di luglio la produzione tedesca era salita dell'1,9% congiunturale e del 2,5% tendenziale. Numeri che posano più di un'ombra sullo stato di salute della locomotiva europea. L'euro chiude sopra 1,26 dollari e ai minimi da un mese sullo yen, sulla scia dei dati negativi sulla produzione tedesca. La moneta europea passa di mano a 1,2628 dollari e a 136,71 yen, dopo un minimo di 136,65.
In questo contesto, a Milano, Piazza Affari allarga le perdite nel finale e chiude in calo dell'1,73%. Così la chiusura delle altre Borse Ue: Londra arretra dell'1,04%, Francoforte dell'1,34%, Parigi lascia sul parterre l'1,81% e Madrid in maglia nera scivola di oltre 2 punti percentuali. Le tensioni politiche alimentano anche lo spread, che si amplia a 143 punti con il rendimento del Btp decennale al 2,34%. Gli investitori internazionali, però, guardano con apprensione già a venerdì quando Moody's comunicherà l'esito della revisione sul rating italiano. Sul Ftse Mib è pesante Fiat: dal 12 ottobre sarà effettiva la fusione con Chrysler in Fca. Da segnalare anche l'interruzione della quotazione di Italiaonline, che si allontana da Piazza Affari a causa delle "condizioni negative dei mercati".
Debole anche Wall Street: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones peggiora a -0,9%, l'S&P 500 e il Nasdaq sono allineati a -0,8%. Sugli scambi Usa pesano le proiezioni pessimiste del Fmi, ma anche il fatto che la sostenuta ripresa americana porterà presto all'innalzamento dei tassi della Fed.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dopo che la Banca del Giappone ha deciso di mantenere invariata la sua politica monetaria. Ha influito negativamente sulle contrattazioni anche la ripresa dello yen nei confronti del dollaro. L'indice Nikkei ha perso lo 0,67%, lasciando sul terreno 107,12 punti e finendo a 15.783,83 punti. L'indice più ampio Topix dei titoli del primo mercato ha ceduto lo 0,43% (-5,51 punti), concludendo la seduta a 1.290,89 punti. La BoJ, pur lasciando invariate le proprie politiche, ha sottolineato la debolezza dell'economia nipponica mostrandosi fiduciosa del raggiungimento dell'inflazione al 2% senza ulteriori stimoli. A seguito di una due giorni di riunione del consiglio, la Boj ha dunque deciso all'unanimità di mantenere la quantità di denaro immessa nel sistema finanziario a 60-70 trilioni di yen in un anno. Tuttavia la Banca centrale ha messo in luce la bassa produzione industriale e il livello di fiducia delle imprese, definita "in pausa". Il governatore Haruhiko Kuroda ha inoltre promesso "aggiustamenti", qualora fosse necessario.
Sul fronte delle materie prime, mentre nell'Ue terminano gli scambi il petrolio Wti registra un calo dell'1% circa alla chiusura dei mercati europei, sotto la soglia di 90 dollari al barile. Non è escluso che il mese prossimo a Vienna l'Opec possa decidere di diminuire la produzione. L'oro a dicembre si stabilizza invece in area 1.211 dollari l'oncia.
Nel Vecchio continente, come detto, si registra il risultato sotto le attese per la produzione industriale tedesca ad agosto. Su mese l'indice ha segnato un calo del 4% a fronte della diminuzione dell'1,5% prevista dal consenso degli analisti. A livello tendenziale, cioè rispetto ad agosto dell'anno precedente, la produzione è scesa del 2,8 per cento. Nel precedente mese di luglio la produzione tedesca era salita dell'1,9% congiunturale e del 2,5% tendenziale. Numeri che posano più di un'ombra sullo stato di salute della locomotiva europea. L'euro chiude sopra 1,26 dollari e ai minimi da un mese sullo yen, sulla scia dei dati negativi sulla produzione tedesca. La moneta europea passa di mano a 1,2628 dollari e a 136,71 yen, dopo un minimo di 136,65.
In questo contesto, a Milano, Piazza Affari allarga le perdite nel finale e chiude in calo dell'1,73%. Così la chiusura delle altre Borse Ue: Londra arretra dell'1,04%, Francoforte dell'1,34%, Parigi lascia sul parterre l'1,81% e Madrid in maglia nera scivola di oltre 2 punti percentuali. Le tensioni politiche alimentano anche lo spread, che si amplia a 143 punti con il rendimento del Btp decennale al 2,34%. Gli investitori internazionali, però, guardano con apprensione già a venerdì quando Moody's comunicherà l'esito della revisione sul rating italiano. Sul Ftse Mib è pesante Fiat: dal 12 ottobre sarà effettiva la fusione con Chrysler in Fca. Da segnalare anche l'interruzione della quotazione di Italiaonline, che si allontana da Piazza Affari a causa delle "condizioni negative dei mercati".
Debole anche Wall Street: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones peggiora a -0,9%, l'S&P 500 e il Nasdaq sono allineati a -0,8%. Sugli scambi Usa pesano le proiezioni pessimiste del Fmi, ma anche il fatto che la sostenuta ripresa americana porterà presto all'innalzamento dei tassi della Fed.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dopo che la Banca del Giappone ha deciso di mantenere invariata la sua politica monetaria. Ha influito negativamente sulle contrattazioni anche la ripresa dello yen nei confronti del dollaro. L'indice Nikkei ha perso lo 0,67%, lasciando sul terreno 107,12 punti e finendo a 15.783,83 punti. L'indice più ampio Topix dei titoli del primo mercato ha ceduto lo 0,43% (-5,51 punti), concludendo la seduta a 1.290,89 punti. La BoJ, pur lasciando invariate le proprie politiche, ha sottolineato la debolezza dell'economia nipponica mostrandosi fiduciosa del raggiungimento dell'inflazione al 2% senza ulteriori stimoli. A seguito di una due giorni di riunione del consiglio, la Boj ha dunque deciso all'unanimità di mantenere la quantità di denaro immessa nel sistema finanziario a 60-70 trilioni di yen in un anno. Tuttavia la Banca centrale ha messo in luce la bassa produzione industriale e il livello di fiducia delle imprese, definita "in pausa". Il governatore Haruhiko Kuroda ha inoltre promesso "aggiustamenti", qualora fosse necessario.
Sul fronte delle materie prime, mentre nell'Ue terminano gli scambi il petrolio Wti registra un calo dell'1% circa alla chiusura dei mercati europei, sotto la soglia di 90 dollari al barile. Non è escluso che il mese prossimo a Vienna l'Opec possa decidere di diminuire la produzione. L'oro a dicembre si stabilizza invece in area 1.211 dollari l'oncia.