Economia

Milano tiene il colpo S&P. Cina da record, lieve ripresa dell'industria tedesca

Lo spread sale a 122 punti base dopo il taglio al giudizio sull'Italia da parte dell'agenzia di rating, Piazza Affari in rosso ma meglio del resto d'Europa. La Borsa di Shanghai supera 3mila punti per la prima volta dall'aprile 2011, il dollaro al top da sette anni verso lo yen. Tokyo chiude poco mossa. Germania: la produzione industriale tedesca sale dello 0,2%

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MILANO - Il taglio del rating dell'Italia da parte di Standard&Poor's, avvenuto venerdì a mercati chiusi, è il tema della riapertura degli scambi, in una giornata festiva per gli italiani ma di contrattazioni attive. Piazza Affari prova a tenere botta alla notizia, limitando le perdite al -0,68% con Eni e il comparto bancario arretrato. Dopo un buon avvio, invece, manca il rimbalza Saipem che resta ai minimi dal 2005. La performance del Ftse Mib è migliore di quanto avvenga nel resto d'Europa: Francoforte cede lo 0,72%, Parigi l'1%, Londra l'1,05%. Incerta anche Wall Street, che viene dalla settima ottava consecutiva di rialzi: quando in Europa gli scambi volgono al termine, il Dow Jones e lo S&P500 cedeono lo 0,1%, mentre il Nasdaq riesce a mantenere la parità.  Sugli investitori Usa pesa la continua debolezza delle quotazioni del petrolio e il calo del Pil giapponese.

Sul fronte obbligazionario, è sì tornato a salire lo spread tra Btp e Bund a quota 122 punti base dopo i minimi a 117 punti di venerdì scorso, ma il rendimento dei decennali italiani sul secondario è in calo ai nuovi minimi dell'1,93%. A dimostrazione che il colpo del taglio del rating è stato assorbito bene.

Oltre alla questione del giudizio sull'Italia, sono stati molti gli argomenti sul piatto per gli investitori. A livello europeo è cominciata oggi la due giorni di incontri dei ministri delle Finanze che ha per oggetto le leggi di bilancio degli Stati membri e - tra le altre cose - la tassazione sulle rendite finanziarie. I dati macroeconomici provenienti dalla Germania sono improntati alla crescita, anche se la dinamica resta debole: la produzione industriale è salita dello 0,2% mensile ottobre e dello 0,8% su base annua. L'istituto statistico Destatis ha rivisto al ribasso i dati di settembre da +1,4% a +1,1%. I dati sugli ordinativi diffusi venerdì, in crescita del 2,5%, lasciavano presagire un incremento maggiore per la produzione industriale, settore trainate dell'economia del paese, che ha attraversato un periodo di debolezza durante l'estate. Numeri di poco inferiori alle attese di Bloomberg, il cui consensus era per il +0,4% mensile (l'agenda della settimana). In Francia, a novembre, il clima di fiducia delle imprese registrato dalla Banque de France cresce da 96 a 97 punti. La banca centrale inoltre stima che il Pil del quarto trimestre potrebbe registrare una crescita dello 0,1% trimestrale.

Secondo l'Ocse, poi, la crescita "continuerà a perdere slancio in Europa", e "particolarmente in Germania e Italia". E' quanto rileva il superindice di ottobre, che per i due Paesi ha fatto registrare un calo rispettivamente dello 0,16% e dello 0,06% dal mese precedente. La tendenza della crescita risulta invece "stabile" per "la maggior parte delle altre economie avanzate e per l'insieme dell'area Ocse".

L'euro rimane debole: la moneta unica passa di mano a 1,2293 dollari (1,2283 venerdì sera) e a 148,55 yen (149,16), mentre il dollaro-yen è pari a 120,86 (121,44). Il biglietto verde sale ai massimi da sette anni sullo yen, sulla scia del buon andamento del mercato del lavoro Usa e dell'aspettativa che la Fed potrebbe rialzare i tassi prima del previsto. Il rublo scende a nuovi minimi record per il nuovo calo del prezzo del petrolio: la banca centrale non sembra essere intervenuta e il rublo tocca quota 53,66 dollari e 65,80 euro.

Chiusura stabile per la Borsa di Tokyo, che in un primo momento ha superato quota 18mila punti (livello che non si vedeva da sette anni), poi ha ritracciato dopo i dati negativi sul Pil del terzo trimestre (-0,5%), che ha confermato il ritorno alla recessione per il Sol Levante. L'indice Nikkei ha terminato la seduta a +0,08% a 17.935,64 Punti, chiudendo comunque la settima seduta positiva consecutiva. Oltre al Prodotto, a novembre peggiora anche il deficit della bilancia commerciale nipponica: è stato pari a 766,6 miliardi di yen, più dei 714,5 miliardi di ottobre.

In Cina, si registra il rallentamento a sorpresa dell'import/export, dato che rafforza le preoccupazioni di chi teme una forte frenata per l'economia del coloso asiatico. L'import cala del 6,7% contro un atteso +3,9%. E' la discesa più forte dal marzo scorso. L'export sale del 4,7%, contro un atteso +8,2%. A novembre l'avanzo commerciale cinese sale comunque al livello record di 54,5 miliardi di dollari, soprattutto a causa del calo delle importazioni. Nel colosso asiatico non si arresta il rally della Borsa di Shanghai, nonostante le autorità abbiano richiamato dai possibili rischi di una bolla. Anche oggi si è confermata una grande volatilità: il Shanghai Composite prima ha perso il 2%, poi è volato fino al +2,8% per chiudere sopra 3mila punti per la prima volta dall'aprile 2011. Si è rivisto il movimento vertiginoso del 5 dicembre, quando sono stati scambiati titoli per un valore pari a sette volte a quello transato normalmente sul Nyse.

Quanto infine alle materie prime, nuova flessione del prezzo del petrolio a metà giornata: alla chiusura dei mercati Ue, i futures sul light crude scendono sotto quota 64 dollari al barile. Male anche il Brent, che è sceso ai minimi degli ultimi cinque anni a 66,4 dollari al barile. Oggi Morgan Stanley ha tagliato le sue previsioni sul prezzo del Brent, portandole da 98 a 78 dollari nel 2015 e da 102 a 88 dollari nel 2016. L'oro a febbraio recupera leggermente in area 1.195 dollari l'oncia.