MILANO - L'ipotesi che la Fed e soprattutto la Bce diano inizio a una lenta, ma progressiva, stretta monetaria porta debolezza sui mercati azionari. Fanno eccezione Wall Street, in recupero grazie al buon andamento del petrolio, e Milano che spicca per il rimbalzo della banche pronte a brindare a un rialzo dei tassi che aiuterebbe la loro redditività. Secondo Bloomberg, infatti, all'interno degli uffici della Banca centrale europea sta crescendo la fronda di chi vorrebbe iniziare a tagliare gli acquisti di asset sul mercato di almeno dieci miliardi di euro al mese.
Una mossa che servirebbe ai mercati per abituarsi alla fine del Quantitative easing che - a meno di una proroga - terminerà il prossimo mese di marzo. Gli economisti della Bce sono convinti che le Borse siano ormai assuefatte e una cessazione improssiva degli acquisti creerebbe il panico. D'altra parte anche la Fed avviò il tapering prima di chiudere definitivamente i rubinetti del credito. Contestualmente dagli Stati Uniti aumentano le pressioni affiché la Federal Reserve alzi il costo del denaro già a novembre: "L'incertezza rimane alta e la volatilità aumenterà in vista delle elezioni presidenziali americane" dice Margarete Yang, analista di Cmc Markets a Singapore secondo cui "i mercati pagano le parole dei falchi della Fed le speculazioni sulle prossime mosse della Bce".
L'indice Dax di Francoforte chiude in calo dello 0,32% in linea con il Cac 40 di Parigi (-0,29%), mentre Londra lascia sul terreno lo 0,58%. In Gran Bretagna si registra l'ennesimo tonfo della sterlina: la divisa britannica aggiorna i minimi dal 1985 sotto quota 1,27 sul dollaro. Si salva Piazza Affari, che grazie alla banche chiude in rialzo dell'1,03%. Positiva anche Wall Street: quando chiudono i mercati europei il Dow Jones sale dello 0,7% come il Nasdaq, mentre l'S&P avanza dello 0,5%.
L'euro chiude in rialzo a quota 1,12 dollari, dopo aver oscillato tra 1,1233 e 1,1190 dollari. Sullo yen la moneta europea passa di mano in rialzo a 115.94. Sale il dollaro/yen a 103,54, mentre la sterlina risale a 1,2742 sul biglietto vede, dopo un minimo ieri do 1,2685. Lo spread tra Btp e Bund tedesco a dieci anni si stabilizza intorno a 135 punti base, con un rendimento in risalita all'1,35%. Il Tesoro ha reso noto i dettagli del collocamento da 5 miliardi di Btp a scadenza cinquantennale: per l'83,2% la domanda è stata estera.
Cosa farà la Bce resta comunque da vedere. Il Qe è stato alzato a 80 miliardi di euro al mese e il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi ha di recente ribadito di essere pronto a estendere le misure straordinarie in caso di necessità. Di certo i banchieri europei ne parleranno durante il consiglio di oggi, che però non ha in agenda alcuna decisione di politica monetaria. Per il momento, i mercati sembrano aver ignorato che il Fondo monetario internazionale abbia tagliato le stime di crescita globale e americana. Dagli Usa arrivano invece dati deludenti sul mercato del lavoro, in attesa del rapporto completo di venerdì: il settore privato (dati Adp) ad agosto ha creato 154mila posti, meno delle stime.
Sul fronte macro, dopo il manifatturiero, è la volta dell'indice Pmi sui servizi che nell'Eurozona è sceso ai minimi da 21 mesi a quota 52,2 punti confermando - tuttavia - un'espansione che prosegue da 38 mesi consecutivi. Anche il dato Pmi servizi in Germania è stato rivisto al rialzo a settembre rispetto alla stima flash: il consuntivo è 50,9 da 50,6 della stima, ma rispetto ad agosto c'è un netto rallentamento (51,7) che riporta l'indice dei servizi ai minimi da oltre tre anni (39 mesi). In Francia il dato è in controtendenza: indice a quota 53,3 da 52,3 in agosto con un tasso di crescita più forte negli ultimi quindici mesi. L'indice Pmi della produzione composita nell'Eurozona mostra poi un 52,6 in rallentamento rispetto ad agosto (52,9). La lettura media dell'indice dell'intero terzo trimestre è stata la più debole avutasi dall'ultimo trimestre del 2014. In Italia l'indicatore è sceso a 50,7 punti da 52,3 di agosto contro attese per un calo a quota 52. L'indice composito che monitora l'attività dei settori manifatturiero e dei servizi è sceso a 51,1 da 51,9 punti di agosto mentre gli economisti puntavano su 51,5 punti. Da segnalare il continuo richiamo alla debolezza economica italiana, giunto anche dalla nota mensile dell'Istat pubblicata oggi. Per Eurostat, infine, il commercio al dettaglio nell'Eurozona è sceso dello 0,1% ad agosto, dopo l'aumento dello 0,3% di luglio, pari una crescita dello 0,6% rispetto ad agosto 2015. Anche negli Usa sono emersi i dati sui servizi, con la salita a 57,1 punti dell'Ism servizi in settembre, sopra le stime.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo grazie all'indebolimento dello yen, che traina i titoli degli esportatori. L'indice Nikkei avanza dello 0,50% a 16.819 punti, il Topix sull'intero listino cresce dello 0,57% a 1.348 punti. Il petrolio tratta in netto rialzo a New York: il Wti si inerpica verso la soglia di 50 dollari al barile, quando gli scambi sui mercati europei si avviano alla conclusione. Il Brent sfiora invece i 52 dollari. A spingere le quotazioni ci pensa anche il dato sulle scorte Usa: nella Settimana conclusa il 30 settembre sono calate a sorpresa di 2,976 milioni di unità a 499,74 milioni, mentre gli analisti attendevano un aumento di 1,5 milioni di barili, dopo la discesa di 1,882 milioni di unità precedente. L'oro resta invariato intorno a 1.270 dollari.
Una mossa che servirebbe ai mercati per abituarsi alla fine del Quantitative easing che - a meno di una proroga - terminerà il prossimo mese di marzo. Gli economisti della Bce sono convinti che le Borse siano ormai assuefatte e una cessazione improssiva degli acquisti creerebbe il panico. D'altra parte anche la Fed avviò il tapering prima di chiudere definitivamente i rubinetti del credito. Contestualmente dagli Stati Uniti aumentano le pressioni affiché la Federal Reserve alzi il costo del denaro già a novembre: "L'incertezza rimane alta e la volatilità aumenterà in vista delle elezioni presidenziali americane" dice Margarete Yang, analista di Cmc Markets a Singapore secondo cui "i mercati pagano le parole dei falchi della Fed le speculazioni sulle prossime mosse della Bce".
L'indice Dax di Francoforte chiude in calo dello 0,32% in linea con il Cac 40 di Parigi (-0,29%), mentre Londra lascia sul terreno lo 0,58%. In Gran Bretagna si registra l'ennesimo tonfo della sterlina: la divisa britannica aggiorna i minimi dal 1985 sotto quota 1,27 sul dollaro. Si salva Piazza Affari, che grazie alla banche chiude in rialzo dell'1,03%. Positiva anche Wall Street: quando chiudono i mercati europei il Dow Jones sale dello 0,7% come il Nasdaq, mentre l'S&P avanza dello 0,5%.
L'euro chiude in rialzo a quota 1,12 dollari, dopo aver oscillato tra 1,1233 e 1,1190 dollari. Sullo yen la moneta europea passa di mano in rialzo a 115.94. Sale il dollaro/yen a 103,54, mentre la sterlina risale a 1,2742 sul biglietto vede, dopo un minimo ieri do 1,2685. Lo spread tra Btp e Bund tedesco a dieci anni si stabilizza intorno a 135 punti base, con un rendimento in risalita all'1,35%. Il Tesoro ha reso noto i dettagli del collocamento da 5 miliardi di Btp a scadenza cinquantennale: per l'83,2% la domanda è stata estera.
Cosa farà la Bce resta comunque da vedere. Il Qe è stato alzato a 80 miliardi di euro al mese e il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi ha di recente ribadito di essere pronto a estendere le misure straordinarie in caso di necessità. Di certo i banchieri europei ne parleranno durante il consiglio di oggi, che però non ha in agenda alcuna decisione di politica monetaria. Per il momento, i mercati sembrano aver ignorato che il Fondo monetario internazionale abbia tagliato le stime di crescita globale e americana. Dagli Usa arrivano invece dati deludenti sul mercato del lavoro, in attesa del rapporto completo di venerdì: il settore privato (dati Adp) ad agosto ha creato 154mila posti, meno delle stime.
Sul fronte macro, dopo il manifatturiero, è la volta dell'indice Pmi sui servizi che nell'Eurozona è sceso ai minimi da 21 mesi a quota 52,2 punti confermando - tuttavia - un'espansione che prosegue da 38 mesi consecutivi. Anche il dato Pmi servizi in Germania è stato rivisto al rialzo a settembre rispetto alla stima flash: il consuntivo è 50,9 da 50,6 della stima, ma rispetto ad agosto c'è un netto rallentamento (51,7) che riporta l'indice dei servizi ai minimi da oltre tre anni (39 mesi). In Francia il dato è in controtendenza: indice a quota 53,3 da 52,3 in agosto con un tasso di crescita più forte negli ultimi quindici mesi. L'indice Pmi della produzione composita nell'Eurozona mostra poi un 52,6 in rallentamento rispetto ad agosto (52,9). La lettura media dell'indice dell'intero terzo trimestre è stata la più debole avutasi dall'ultimo trimestre del 2014. In Italia l'indicatore è sceso a 50,7 punti da 52,3 di agosto contro attese per un calo a quota 52. L'indice composito che monitora l'attività dei settori manifatturiero e dei servizi è sceso a 51,1 da 51,9 punti di agosto mentre gli economisti puntavano su 51,5 punti. Da segnalare il continuo richiamo alla debolezza economica italiana, giunto anche dalla nota mensile dell'Istat pubblicata oggi. Per Eurostat, infine, il commercio al dettaglio nell'Eurozona è sceso dello 0,1% ad agosto, dopo l'aumento dello 0,3% di luglio, pari una crescita dello 0,6% rispetto ad agosto 2015. Anche negli Usa sono emersi i dati sui servizi, con la salita a 57,1 punti dell'Ism servizi in settembre, sopra le stime.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo grazie all'indebolimento dello yen, che traina i titoli degli esportatori. L'indice Nikkei avanza dello 0,50% a 16.819 punti, il Topix sull'intero listino cresce dello 0,57% a 1.348 punti. Il petrolio tratta in netto rialzo a New York: il Wti si inerpica verso la soglia di 50 dollari al barile, quando gli scambi sui mercati europei si avviano alla conclusione. Il Brent sfiora invece i 52 dollari. A spingere le quotazioni ci pensa anche il dato sulle scorte Usa: nella Settimana conclusa il 30 settembre sono calate a sorpresa di 2,976 milioni di unità a 499,74 milioni, mentre gli analisti attendevano un aumento di 1,5 milioni di barili, dopo la discesa di 1,882 milioni di unità precedente. L'oro resta invariato intorno a 1.270 dollari.